Bjorn Åkesson, 30 e lode

http://www.tv4play.se/program/sporten?video_id=2453778

E’ un portiere, ma al posto dell’uno indossa un più insolito 30. Stavo cercando il video degli ultimi minuti di Hammarby-Sundsvall, dove è successo praticamente di tutto (tutto, tranne il gol, direi), quando sono stato intercettato dalla notizia del gol del buon Åkesson in Serie B. Un gol fondamentale, perchè il suo IFK Värnamo è impelagato fino al collo nella lotta per non retrocedere.

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In trasferta a Narnia

ImmagineLa vita di un cronista sportivo free-lance porta a visitare luoghi trascendentali, le cui coordinate sono spesso ignote perfino ai cittadini. Ogni tanto qualche fatto di cronaca, tipo un omicidio-suicidio oppure un cane eroe che salva una comitiva di bambini da uno spericolato venditore di rose del Bangladesh, ti fa ricordare di questi paesini visitati o attraverso i quali si è stati di passaggio.

Non posso far a meno di ricordare, fra le altre, una mostruosa trasferta in Prima Categoria a seguito della Gaviese in quel di Caraglio (a 30 chilometri dal confine francese), un viaggio della speranza in macchina verso Cittadella (rivelatasi poi un meraviglioso borgo medioevale), oppure le due notti trascorse a dormire in stazione ad Ancona per seguire da vicino Gubbio-Alessandria di Lega Pro.

Pensavo che casi come questi, in Svezia, non si sarebbero più ripetuti, ma la mia, manco a dirlo è una sindrome di Stoccolma bella e buona. Telecronache di Narnia va in trasferta. Telecronache di Narnia andrà a Degerfors, dove un Parma targato Tomas Brolin impattò 1-1 nella mai abbastanza rimpianta Coppa delle Coppe. Tutto questo il 4 ottobre.

Non vi basta? Telecronache di Narnia va anche in Allsvenskan. L’indomani. Brommapojkarna-Åtvidaberg, la partita più impronunciabile del pianeta.

UPDATE
Cinque minuti dopo aver scritto il pezzo, la società con cui collaboro mi ha cambiato la partita in questione in Djurgarden-IFK Goteborg. Già esaltato per la mia prima visita alla nuovissima Tele 2 Arena, stavo per aggiornare il blog quando mi hanno ricambiato la partita. E così domenica 6 (e non sabato 5) andrò a Södertälje a vedere quello che rimane del Syrianska contro i campioni uscenti dell’Elfsborg.

I masochisti – Örebro-IK Brage will tear us apart

ImmagineQuando offrono qualcosa gratis, c’è sempre qualcosa che puzza. Anche questa volta, non mi sono posto il problema e ho invitato uno dei miei compagni di classe, per la verità non appassionatissimo di calcio, a vedere Örebro-IK Brage, sestultima di campionato, “tanto entri gratis”.

In effetti è andato tutto secondo copione, perchè siamo entrati gratuitamente, ci siamo posizionati dietro la curva e nulla lasciava presagire il fatto di esserci presi un’inculata. Perchè i fatti sono due: o l’Örebro è una squadra di masochisti, oppure, volendola vedere da un punto di vista complottistico, si erano già messi d’accordo per pareggiare contro l’ultima in classifica e, da ieri sera, già retrocessa, per cui “Che senso ha far pagare il nostro pubblico?”. Ovviamente sto scherzando, non mi permetterei mai, però se la seconda in classifica riesce a farsi fermare sull’1-1 in casa da una squadra che nelle precedenti ventiquattro partite era riuscita a totalizzare ben 7 punti, beh, qualcosa che ti fa salire la carogna, se non altro per aver buttato via due ore della tua esistenza, c’è. Tu pensa quelli che hanno pagato un biglietto in tribuna per vedere meglio la partita, specie quando tornano a casa dalla moglie, magari ignara del risultato. “Caro? Le hai spese bene le tue 150 corone?”. Poi ti chiedi perchè nel nord Europa la gente divorzia così tanto.

Masochisti anche noi, perchè abbiamo resistito fino al 90′ senza battere ciglio, nonostante l’Örebro, andato in gol verso la mezz’ora con capitan Wikstrom e subito raggiunto da Mihailovic grazie ad una topica del quasi beatificato Oscar Jansson, non sia riuscito a calciare nello specchio della porta avversaria per tutto il secondo tempo.

Masochista l’allenatore dell’Örebro, Peo Ljung, che si ostina a dire “Va tutto bene” mentre la nave affonda, forse inconscio del fatto che delle ultime 7 partite gli svartvitt ne abbiano vinte due (entrambe con gol decisivo nei minuti di recupero) e pareggiate ben cinque, di cui le ultime due rispettivamente contro una squadra rimasta in dieci al 10′ del primo tempo e, come giá detto, contro l’ultimo carrozzone del Superettan.

Ah, se durante tutto questo vi siete detti “Brage, ho già sentito questo nome” non siete completamente fuori strada. Se nel lontano 1988 avevate una televisione ed eravate in grado di discernere gli elementi base di una partita di calcio, probabilmente vi sarà capitato di guardare un lontano Inter-Brage di Coppa Uefa (2-1 sia all’andata che al ritorno) nell’anno che sancì lo scudetto dei record nerazzurro. In quella partita segnò anche Dario Morello e questo basta per far capire che il destino del Brage, finito qualche anno fa addirittura in D2 (la nostra Seconda Divisione di Lega Pro) era segnato già da tempo.

Sempre quel Brage, che arriva dalla cittadina di Borlänge (nota per aver regalato al mondo musicale i Mando Diao), l’anno prossima rischia, in un impeto da Giochi Olimpici del Masochismo, di farsi superare come blasone da un’altra squadra della propria città. Vi ricordate quando abbiamo parlato di Assyriska e Syrianska? A Borlänge, c’è il Dalkurd, o meglio “I curdi del Dalarna”. Una ventina di rifugiati politici curdi ha tirato su una squadra e ora è a un passo dal giocarsi la promozione in Superettan contro le peggio piazzate del medesimo campionato. Per l’IK Brage, tuttavia, è troppo tardi pure per quello.

Per farmi perdonare, ho portato il mio compagno di classe ad una festa di Erasmus. Come Fantozzi, siamo arrivati con un anticipo vergognoso e ci è toccato aspettare un’ora prima dell’arrivo di tutti gli altri invitati. Masochisti fino alla fine.

Eccellenze svedesi – La Fika

2013-09-21 15.43.35Una premessa: l’autore non è improvvisamente impazzito, nè piombato in una di quelle spirali che a un certo punto colgono un po’ tutti gli uomini, tipo quando iniziano a provare pulsioni sessuali per qualsiasi cosa abbia un chè di vagamente femminile. Comunque di Fika parleremo più tardi.

L’Örebro questo week-end è impegnato in trasferta, anzi, era impegnato, perchè ieri sera, sul campo dell’Ängelholm allenato dall’ex atalantino Joakim Persson, si è fatto raggiungere al 92′ riducendo così di un solo punto il vantaggio sul Sundsvall, terzo in classifica. Dove ero rimasto? Ah, si, niente bianconeri, per cui ho dovuto spulciare il sito internet della federazione locale per trovare una partita che potesse soddisfare la mia fame sportiva. Le alternative erano andare a vedere la D2 (l’equivalente della nostra Lega Pro 2) del Rynninge a Grenadjärvallen, oppure l’IFK Örebro sotto casa. Esatto, sono andato sotto casa, a vedere una partita di D4 (ergo, la nostra Eccellenza), battendo due record, uno personale e uno, probabilmente, mondiale: quello personale è che per la prima volta in vita mia ci ho messo 3 minuti per andare da casa ad un qualsiasi campo da calcio, compreso lo smontaggio e il rimontaggio della catena della bicicletta. Quello mondiale è che probabilmente sono il primo uomo al mondo ad essere andato a vedere una partita di sesta serie in un altro paese senza avere alcun tipo di legame coi giocatori, nè con le squadre impegnate. A proposito, mai più.

Mai più, perchè il calcio svedese latita di ritmo già fra i professionisti, figuriamoci fra i dilettanti. A tal proposito, l’Eccellenza svedese assomiglia molto di più ad una nostra Seconda Categoria, sia per lo stile di gioco, sia per il campo in cui si è giocato, fatta eccezione per il pubblico civilissimo (vabbè, ormai qua non fa notizia) e il fatto che si giocasse a un metro e mezzo dalle tribune, ovviamente non recintate. Il mio vicino si è beccato una pallonata. Tra l’altro in Svezia si arriva comunque fino all’equivalente della nostra Terza Categoria, ho il sospetto che vi facciano giocare i pensionati nel tentativo di farli fuori per non gravare sulle casse del Welfare.

Cose che ricorderò di IFK Örebro-Sturehov 1-2, penultima giornata di D4 che sancisce la qualificazione matematica dello Sturehov agli spareggi promozione e che impedisce all’IFK di festeggiare con una giornata di anticipo la salvezza, nonostante l’iniziale vantaggio:

– le tribune in legno più scomode del pianeta
– le magliette Brescia-Style dell’IFK Örebro, prima di giugno devo assolutamente procurarmene una
– il fatto che la giornata sia stata calda e soleggiata, apparte i dieci minuti in cui il sole è stato oscurato dalle nuvole (o dalle scie chimiche?)  in cui ho temuto iniziasse a nevicare e i miei vicini di tribunascomoda hanno tirato fuori il plaid
– ah, giusto, la Fika. Gli svedesi fanno merenda 6-7 volte al giorno, con caffè e dolcetti (bullar). Ovviamente anche durante le partite si può fare merenda, specie fra il primo e secondo tempo. Che c’entra la Fika? In Svezia vuol dire merenda
– l’esterno sinistro dell’IFK, uguale allo juventino Caceres, giusto un po’ più scuro di carnagione
– la peggiore tattica del fuorigioco mai applicata nella storia in occasione del gol dell’IFK a inizio ripresa

Öre-Bra e l’auberge suedois – Giornalista terrorista in trasferta

orebroassyriska

Due settimane fa avevo dichiarato che in curva si vedeva meglio e ci eravamo lasciati con il sapore romantico di una domenica (anzi, di un giovedì) da tranquillo tifoso. Solo che le cose cambiano e così, per Örebro-Assyriska, mi sono improvvisamente ritrovato a dover commentare la partita in modo piuttosto anomalo, premendo i tasti del cellulare per dare impulsi ad un piccolo software che farà la fortuna, o la sfortuna, di qualche scommettitore esperto di Serie B svedese.

Inizio subito dicendo che andare allo stadio in bicicletta è una figata che in Italia non mi ricapiterà praticamente mai più. Spero che, invece, non mi ricapiti più l’esperienza svedese del vedermi negato l’accredito, perchè se in Italia si può piagnucolare (e, alla peggio, sventolare il tesserino da pubblicista), qui non c’è verso. Non vale neanche la pena di chiamare l’addetto stampa, perchè ci mette mezz’ora a scendere giusto per dirti che qui, tu, non ci puoi entrare. Amen.

Era troppo tardi per comprare un biglietto nelle tribune, così mi sono affidato al mio abbonamento e ho ”commentato” la partita in curva, da dietro la porta, e non ho visto un emerito. L’ho fatto solo un’altra volta in vita mia, un BuscaNovese 1-0, ultima giornata di un campionato di Eccellenza di qualche anno fa ed ero reduce da un mostruoso raid Innsbruck-Bologna-Novi Ligure-Busca.

Rispetto alla partita col Falkenberg c’è decisamente meno gente, ma se non altro questo non è uno scontro diretto, anche se l’avversario è importante. Già, l’avversario.

L’Assyriska è il frutto più curioso dell’ondata di immigrazione in Svezia. Squadra fondata da una colonia di siriani a Sodertälje, comune confinante con Stoccolma a Sud (un po’ come dire Acilia) e popolato almeno per metà da stranieri. La squadra si è fatta le ossa nei campionati amatoriali e, una volta accettati anche stranieri di altre etnie e, talvolta, svedesi, ha raggiunto anche la Serie A nel 2005. Qui la storia diventa pazzesca, perchè negli stessi anni un’altra squadra, sempre di Sodertälje (giocano nello stesso stadio), sempre formata da siriani, arriva in Serie B proprio mentre l’Assyriska retrocede. Ed è derby, Syrianska-Assyriska. Un po’ come se la comunità romena di Roma fondasse due squadre in periferia e queste si ritrovano a giocare il derby in B. Anzi, adesso il Syrianska è addirittura in A. Comunque, la squadra è fortina, almeno sulla carta, ma ha giocato un campionato mediocre ed è lontana anche dal terzo posto che vale lo spareggio con la terz’ultima. Gli svartvitt, come dicevamo sono secondi.

Il primo tempo è un abisso di noia, inframezzato solo da un rigore alla Sergio Ramos che Mohamed Saeid volatilizza. Nella ripresa si vede decisamente di più, sale in cattedra Ahmed Yasin, irakeno, che raccoglie con l’amo un pallone ormai perduto, lo addolcisce e lo invita a depositarsi all’angolo lontano. Il pallone esegue, 1-0. Dura tre minuti, perchè dopo la pausa estiva l’Örebro si è dimenticato di avere un’ottima difesa, la quale sonnecchia su un innocuo corner e concede ad Obiefule, nome da calciatore della Reggiana degli anni ’90, l’onore di ristabilire il pari con una minella di un certo spessore.

E insomma, avanti così fino a quando Ahmed Yasin decide che per oggi non ha segnato abbastanza, approfitta di un girotondo solitario del portiere avversario Malmkvist nei minuti di recupero (forse trattenuto da Hasani, ma lasciamo correre) e lo trafigge ancora, poi, come nei migliori film, va ad abbracciare la mamma in curva.

Io raccolgo le mie scartoffie, reduce da un ”servizio” tutto sommato soddisfacente, durante il quale mi sono perso non una, ma ben due ammonizioni. Badate che, però, ho una scusa più che valida: in Svezia le ammonizioni le trascrive il quarto uomo, per cui se ti perdi il cartellino alzato del direttore di gara è finita, rienvaplù.

Torno alla mia bicicletta con l’Örebro primo in classifica (il Sundsvall ha pareggiato in casa con l’Örgryte di Goteborg) la slego dal palo a cui l’avevo legata, maledico la puntigliosità dell’addetto stampa locale e vado a vedermi con gli amici ”L’appartamento spagnolo”.