Öre-Bra e l’auberge suedois – Giornalista terrorista in trasferta

orebroassyriska

Due settimane fa avevo dichiarato che in curva si vedeva meglio e ci eravamo lasciati con il sapore romantico di una domenica (anzi, di un giovedì) da tranquillo tifoso. Solo che le cose cambiano e così, per Örebro-Assyriska, mi sono improvvisamente ritrovato a dover commentare la partita in modo piuttosto anomalo, premendo i tasti del cellulare per dare impulsi ad un piccolo software che farà la fortuna, o la sfortuna, di qualche scommettitore esperto di Serie B svedese.

Inizio subito dicendo che andare allo stadio in bicicletta è una figata che in Italia non mi ricapiterà praticamente mai più. Spero che, invece, non mi ricapiti più l’esperienza svedese del vedermi negato l’accredito, perchè se in Italia si può piagnucolare (e, alla peggio, sventolare il tesserino da pubblicista), qui non c’è verso. Non vale neanche la pena di chiamare l’addetto stampa, perchè ci mette mezz’ora a scendere giusto per dirti che qui, tu, non ci puoi entrare. Amen.

Era troppo tardi per comprare un biglietto nelle tribune, così mi sono affidato al mio abbonamento e ho ”commentato” la partita in curva, da dietro la porta, e non ho visto un emerito. L’ho fatto solo un’altra volta in vita mia, un BuscaNovese 1-0, ultima giornata di un campionato di Eccellenza di qualche anno fa ed ero reduce da un mostruoso raid Innsbruck-Bologna-Novi Ligure-Busca.

Rispetto alla partita col Falkenberg c’è decisamente meno gente, ma se non altro questo non è uno scontro diretto, anche se l’avversario è importante. Già, l’avversario.

L’Assyriska è il frutto più curioso dell’ondata di immigrazione in Svezia. Squadra fondata da una colonia di siriani a Sodertälje, comune confinante con Stoccolma a Sud (un po’ come dire Acilia) e popolato almeno per metà da stranieri. La squadra si è fatta le ossa nei campionati amatoriali e, una volta accettati anche stranieri di altre etnie e, talvolta, svedesi, ha raggiunto anche la Serie A nel 2005. Qui la storia diventa pazzesca, perchè negli stessi anni un’altra squadra, sempre di Sodertälje (giocano nello stesso stadio), sempre formata da siriani, arriva in Serie B proprio mentre l’Assyriska retrocede. Ed è derby, Syrianska-Assyriska. Un po’ come se la comunità romena di Roma fondasse due squadre in periferia e queste si ritrovano a giocare il derby in B. Anzi, adesso il Syrianska è addirittura in A. Comunque, la squadra è fortina, almeno sulla carta, ma ha giocato un campionato mediocre ed è lontana anche dal terzo posto che vale lo spareggio con la terz’ultima. Gli svartvitt, come dicevamo sono secondi.

Il primo tempo è un abisso di noia, inframezzato solo da un rigore alla Sergio Ramos che Mohamed Saeid volatilizza. Nella ripresa si vede decisamente di più, sale in cattedra Ahmed Yasin, irakeno, che raccoglie con l’amo un pallone ormai perduto, lo addolcisce e lo invita a depositarsi all’angolo lontano. Il pallone esegue, 1-0. Dura tre minuti, perchè dopo la pausa estiva l’Örebro si è dimenticato di avere un’ottima difesa, la quale sonnecchia su un innocuo corner e concede ad Obiefule, nome da calciatore della Reggiana degli anni ’90, l’onore di ristabilire il pari con una minella di un certo spessore.

E insomma, avanti così fino a quando Ahmed Yasin decide che per oggi non ha segnato abbastanza, approfitta di un girotondo solitario del portiere avversario Malmkvist nei minuti di recupero (forse trattenuto da Hasani, ma lasciamo correre) e lo trafigge ancora, poi, come nei migliori film, va ad abbracciare la mamma in curva.

Io raccolgo le mie scartoffie, reduce da un ”servizio” tutto sommato soddisfacente, durante il quale mi sono perso non una, ma ben due ammonizioni. Badate che, però, ho una scusa più che valida: in Svezia le ammonizioni le trascrive il quarto uomo, per cui se ti perdi il cartellino alzato del direttore di gara è finita, rienvaplù.

Torno alla mia bicicletta con l’Örebro primo in classifica (il Sundsvall ha pareggiato in casa con l’Örgryte di Goteborg) la slego dal palo a cui l’avevo legata, maledico la puntigliosità dell’addetto stampa locale e vado a vedermi con gli amici ”L’appartamento spagnolo”.

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