Criticare cose che non si conoscono – Puck!

2013-11-29 19.06.16La lunghissima pausa del campionato locale porta gli appassionati di calcio a comportamenti socialmente deprecabili, tipo guardare il campionato inglese, quello spagnolo oppure darsi all’alcool fino alla prima giornata dell’Allsvenskan, datata 30 marzo 2014.

Siccome questo blog, io, lo devo tenere in vita, sono andato a vedere una partita di hockey. Prima, però, rewind.

Con quale background sono andato a vedere la partita di hockey?

1) Ho visto una partita di hockey in televisione in tutta la mia vita. Probabilmente neanche per intero. Era la partita d’esordio della nazionale italiana a Torino 2006. Wikipedia mi dice che si trattava di un Italia-Canada 2-7

2) Due puntate dei Simpson dedicate all’hockey. Una in cui Bart e Lisa si ritrovano a giocare da avversari nella finalissima del torneo, l’altra, probabilmente una delle più belle di sempre, in cui la famiglia Simpson va a vedere una partita di NHL (gridando “Nooo, l’hockey no”, come se non si fosse capito come lo percepiscono gli yankee) e Lisa riceve in dono la mazza di un campione russo dentro la quale vivono delle termiti che il giorno dopo distruggono la casa

3) Il mio rapporto con il ghiaccio: sono andato a pattinare una volta in vita mia. Era il 2007, accompagnai la mia ragazza di allora a pattinare al Porto di Genova. Dovette tenermi, come si fa coi neonati quando iniziano a camminare, per circa due ore, poi ho desistito e sono andato a mangiarmi una pizza

Forte di questa esperienza, mi sono recato alla Behrn Arena, adiacente allo stadio di calcio, per vedere Örebro-Skellefteå testa-coda di SHL con i locali ultimi in classifica e i nordici gialloneri primi con 54 punti.

L’amore degli svedesi per questo sport è viscerale, anche se dubito che il regolamento sia comunemente apprezzato. A quanto ho capito, la gente si infiamma quando i giocatori sbattono violentemente contro i bordi plastificati del campo. Se poi dopo nasce una rissa, si inizia a fare la ola. Grande dispiacere, invece, quando, invece di far partire le braccia a mulinello, si procede con uno sguardo assassino e nulla più.

Poi la partita è iniziata e mi sono reso conto che, se sei astigmatico e ti posizioni in curva, devi pensare bene di portarti gli occhiali. Ogni volta che il puck (dischetto che i giocatori devono scaraventare dentro una porta con la mazza. Wikipedia dice che è di gomma, pensavo fosse fatto di granito e che il termine puck derivasse dal rumore che fa sbattendo contro bordi, pali, muretti o denti degli avversari) superava la metà campo, lo perdevo di vista. Tuttavia sono riuscito incredibilmente a cogliere tutti i quattro gol segnati nella porta opposta alla mia curva, mentre sono mi sono perso il gol ospite sotto ai miei occhi perchè stavo mandando un messaggio sul cellulare.

Fra le regole che non conoscevo, visto che non ho nemmeno guardato su internet prima di andare a vedere la partita, il fatto che esista il fuorigioco (il puck deve superare una determinata linea senza che vi siano giocatori oltre la medesima. Non è una roba complicata, ma i giocatori vanno a una velocità tale per cui, secondo me, gli arbitri fischiano a caso) ed una cosa chiamata “icing”, che, se non ho capito male, serve ad evitare che le partite diventino una specie di porta-a-porta lanciando il puck più lontano possibile, ma il funzionamento mi è ancora oscuro.

Comunque, dopo tutte le botte che si sono dati in campo, alla fine della partita strette di mano e amici come prima. Niente male, per uno sport il cui livello di violenza in campo supera quello di un Penarol-Nacional decisivo per il titolo.

Per i finali, Örebro-Skellefteå 1-4

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Socialismo, palloni e pistole – Gli ultimi proletari del calcio

ImmagineDevo fare una piccola confessione. So che ai lettori di questo blog non interesserà nulla, ma sono sicuro che a qualche amico che ho conosciuto qui a Örebro la cosa non andrà giù: mi piace l’IFK Göteborg. Sia chiaro, anche l’Örebro è una squadra simpatica, ci sono giocatori che compiono grandi sacrifici, insomma, un sacco di belle cose, ma la mia prima cittá svedese é stata Göteborg, con il suo centro ricco di vita ed il mare (non avevo mai vissuto in una cittá di mare, prima). E poi credo che l’IFK abbia l’inno piú bello mai sentito, secondo me batte anche “You’ll never walk alone” del Liverpool.

Da questa mia infatuazione per l’IFK nasce anche questo pezzo. É in realtá una simil-recensione di un documentario prodotto non molti anni fa su ció che i blåvitt hanno rappresentato durante gli anni ’80 svedesi. Il documentario si chiama “Fotbollens sista Proletärer”, letteralmente “Gli ultimi proletari del calcio”. Il motivo di questo titolo, é che l’IFK é stata l’ultima squadra dilettantistica ad aver vinto un trofeo europeo. Teoricamente ci sono anche la Steaua Bucarest e la Stella Rossa Belgrado (la mitica Crvena Zvezda!), ma ad Est il dilettantismo di stato era un pelo diverso da quello praticato nel Nord Europa.

Semplicemente, all’epoca il calcio svedese non godeva di sufficienti attrezzature e sponsor per poter competere a livello internazionale, cosí spesso i giocatori esercitavano piú lavori per portare a casa qualche corona extra. Prima dell’IFK Göteborg, solo il Malmö, dalla Svezia, era riuscito nell’impresa di raggiungere una finale europea, perdendo contro il Nottingham Forest in Coppa dei Campioni.

Il documentario é presente anche su Youtube: sfortunatamente ci sono solo cinque minuti in inglese, mentre se volete godervi tutto il documentario dovrete sorbirvelo in svedese, anche se a mio avviso, trattandosi prevalentemente di calcio, non dovrebbe sfuggirvi il senso. Per chi non ha voglia di guardarselo, premettendo che siete degli insensibili, parla di come l’IFK sia riuscito a diventare, da squadra di seconda divisione, un panzer europeo vincendo a sorpresa la Coppa Uefa nel 1982 e nel 1987, inframezzate da una semifinale di Coppa dei Campioni contro il Barcelona nel 1986.

In quegli anni la Svezia calcistica, a livello internazionale, latitava, tanto che saltó due edizioni consecutive dei mondiali (1982 e 1986, e la storia si ripete fra il 2010 e il 2014), peró quell’esperienza serví a forgiare una generazione di giocatori che finí a giocare all’estero. Qualcuno degli intervistati sicuramente finirete per riconoscerlo: Dan Corneliusson ha giocato nel Como, Anton Hysen nella Fiorentina, ma, soprattutto, Glenn Strömberg nell’Atalanta. Allenatore, nel 1982, era Sven Göran Eriksson. Meno di dieci anni dopo, la generazione successiva arrivó terza a Usa ’94, ma la maggior parte di quei giocatori militava in altri tornei. All’Allsvenskan, soprattutto dopo la legge Bosman, rimasero le briciole e l’unico fenomeno ad essere sempre rimasto in Svezia (e nell’IFK, dopo aver iniziato all’Öster) fu il portiere Thomas Ravelli.

A livello politico, invece, la Svezia era in una situazione ben diversa. Dopo essere tornato al potere nel 1982, il socialdemocratico Olof Palme, la cui voce potete sentire nei primi minuti del documentario, si stava imponendo a livello internazionale cercando di smarcare il suo paese dalle dinamiche della guerra fredda degli anni ’80, aggredendo pesantemente fenomeni piú o meno silentemente accettati dai big del pianeta come l’ingerenza statunitense in Sud America (questo giá durante il suo primo mandato negli anni ’70) o l’Apartheid in Sudafrica.

La Svezia era l’impero del socialismo democratico, una misura estremamente soft di quello che succedeva al di lá della cortina., A differenza dell’Est, fondamentalmente, anziché portare tutti i cittadini allo stesso punto di arrivo, li si metteva sullo stesso punto di partenza sulla base di una solidarietá generale che, almeno secondo molti svedesi, oggi si é persa, favorendo la nascita di movimenti populistici e xenofobi come gli Sverigedemokraterna, oggi addirittura in parlamento.

Olof Palme (qui in foto con Torbjörn Nilsson, attaccante poi passato al Kaiserslautern) non era tifoso dell’IFK, bensí del Djurgården, ma riconobbe in quella squadra lo spirito socialdemocratico dell’epoca: essere competitivi a livello internazionale, in modo economicamente sostenibile. Il documentario mi é parso politicamente molto schierato e, forse, alcuni paragoni sono un po’ forzati. Essendo la squadra piú tifata di tutta la nazione, é chiaro che il tifo non corrisponde all’appartenenza politica. Il politico moderato e tifoso dell’IFK André Assarsson, nel suo blog, ha criticato l’atteggiamento della sinistra nei confronti della sua squadra e, umanamente, posso capire come possa sentirsi “defraudato” della propria fede calcistica. Per essere chiari, sarebbe come cercare di posizionare politicamente i tifosi di Juve, Inter e Milan, malgrado Fiat e Berlusconi per due delle tre big.

Tutto accadde nel giro di poche settimane. A marzo, l’IFK doveva incontrare nei quarti di Coppa dei Campioni gli scozzesi dell’Aberdeen, ma l’incontro si svolse in un paese sconvolto dall’omicidio, il primo nella storia moderna della Svezia, la quale neppure aveva dovuto fare i conti con la Seconda Guerra Mondiale, di Olof Palme. Accadde nella notte fra il 28 febbraio e il 1° marzo 1986. Ancora oggi, non si sa chi ha sparato i colpi che uccisero lui e ferirono la moglie. Il responsabile agí da solo e si diede alla fuga presso una minuscola via che ho immortalato non molto tempo fa su Facebook.

Nel 1989 venne arrestato tale Christer Pettersson, uno sbandato che non avrebbe avuto particolari motivi per uccidere il primo ministro. Confessó, ritrattó e alla fine venne scarcerato per mancanza di prove. Non si é mai capito se fosse un mitomane o se avesse agito per conto di qualcuno, o se, come in una delle tante versioni da lui proposte, scambió l’uomo piú importante del paese all’uscita di un cinema con un trafficante di droga con cui aveva un regolamento di conti in sospeso. Si é parlato a lungo di possibili coinvolgimenti della Cia, dei terroristi Jugoslavi, ma soprattutto, della P2 e di Licio Gelli. Pettersson morí nel 2004 in seguito ad una grave e sospetta ferita al cranio su cui non si é mai fatta luce. Non molto tempo prima, aveva dichiarato di voler incontrare il figlio di Palme per delle rivelazioni. Un altro criminale, riveló, sul punto di morte, di aver dato, non molto tempo prima dell’omicidio, una pistola a Pettersson, simile a quella che avrebbe ucciso Palme. Uso il termine “avrebbe”, perché l’arma del delitto non é mai stata ritrovata.

Come Palme, anche l’IFK accusó il colpo. Dopo aver vinto incredibilmente per 3-0 al Nya Ullevi, di fronte agli sberleffi spagnoli (se avete visto il video vi sará venuta voglia di prendere a schiaffi il tifoso blaugrana intervistato all’inizio), la squadra biancoblu venne letteralmente derubata, complice anche l’arbitro italiano Gonella, e si arrese ai rigori. Dopo gli anni ’80, nonostante un dominio incontrastato in patria, l’IFK non riuscí piú a ripetersi in Europa e nel 2001 rischió la retrocessione in B, mentre in Svezia, con il Partito Moderato al potere da anni ed una sinistra che ricorda molto quella italiana (nell’accezione piú negativa possibile del termine), si sta assistendo ad un lento, ma progressivo, sfaldamento del Welfare. E quella solidarietá, quella forza comune che aveva sospinto il paese per tutto il secolo scorso, non si é ancora capito dove sia finita.

CR7 si, Zlatan no – I perchè di ieri sera

184076884Quando l’arbitro ha fischiato la fine e i ragazzi del Kårhus sciamavano, non volava una mosca, ma non ho notato nessuna di quelle scene di disperazione che si sarebbero avute da noi. Un gruppo di ragazzotti mediorientali comincia a prendere in giro i coetanei svedesi. “Zlatan a casa, ve ne state a casa”, che in Italia una scena del genere avrebbe acceso un insospettabile patriottismo e un filo di razzismo perfino in una persona ponderata come il sottoscritto, per la serie “Se non vi piace la Svezia tornatevene sotto le bombe. A proposito, ci siete voi al mondiale?”, ma questo paese è politically correct anche nei momenti più delicati, vedi una Svezia fuori dal mondiale per la seconda volta di fila. Passeranno almeno dodici anni fra un mondiale, il 2006 e l’altro, forse, nel 2018. In Russia, Zlatan avrà 37 anni: non è da escludere che possa figurare fra i 23 in caso di qualificazione, ma sarebbe più un omaggio alla carriera che non una vera opzione.

E’ giunta probabilmente al capolinea l’esperienza di Erik Hamren sulla panchina svedese, complice anche un Europeo non brillantissimo lo scorso anno. Il suo successore avrà sulle spalle il compito di ricostruire una squadra anagraficamente avanzata (ieri sera 7/11 sopra i 30 anni) che rischia di arrivare bollita a Francia 2016. Con 24 squadre, la partecipazione della Svezia è da mettere in conto: un fallimento sarebbe inaccettabile.

Da rivedere anche il ruolo di Zlatan: volenti o nolenti, è il più forte giocatore svedese e nessuno è in grado nemmeno di reggergli il manto reale che lo avvolge, ma già quattro anni fa, durante le qualificazioni per il Sudafrica, aveva dimostrato di non potersi caricare sulle spalle una nazionale così debole e così è stato anche questa volta. Ok, ha segnato due gol, ma ci sono voluti una partita e un primo tempo per svegliarlo dal torpore, quando nel frattempo il Portogallo era già in doppio vantaggio complessivo. In Francia avrà 34 anni e sarà il caso di ricorrere a qualche alternativa.

Anche la difesa sotto processo: se a Lisbona aveva retto l’urto, ieri sera i gol in fotocopia di Cristiano Ronaldo rendono l’idea di quante poche fossero le idee del pacchetto arretrato scandinavo per fermare la furia del portoghese.

Dall’altra parte, pur essendo un giocatore che non mi riesce naturale apprezzare, Cristiano Ronaldo ha fatto capire di saper essere decisivo nei momenti che contano. Va bene, contro la difesa svedese avrebbe fatto bella figura perfino Adriano (quello di oggi, con la pancia), ma a differenza di Zlatan ha trovato il modo di giocare e far giocare la palla rasoterra in modo da rendere più funzionale il contropiede. Ogni volta che lo svedese provava a rendersi disponibile, si piazzava puntualmente a 50 metri dalla palla aspettando un lancio millimetrico, invano.

A differenza del 2010, la Svezia esce a testa piuttosto alta: quattro anni fa, in girone proprio con il Portogallo, i gialloblu persero i due scontri diretti con la Danimarca (prima) e pareggiarono i due coi lusitani, raccogliendo punti pesanti solo contro Malta, Albania e Ungheria. Fu, fondamentalmente, una figura terribile. Questa volta, ci si è messo prima il sorteggio dei gironi che li aveva piazzati contro la Germania, poi quello dei play-off che avrebbe potuto essere ben più clemente.

Per concludere, annata da dimenticare per le squadre nordiche: era dal 1982 che non si giocava un mondiale senza scandinave. La Danimarca è stata esclusa dai play-off perchè peggior seconda qualificata, la Norvegia è tornata a fare da comprimaria del calcio Europeo dopo i fasti degli anni ’90, tantomeno la Finlandia aveva molte chances: già deboli per conto proprio, i finnici sono stati inseriti nel girone impossibile con Francia e Spagna.

Un sorriso, in realtà, lo poteva regalare la piccola Islanda che a Zagabria si giocava il mondiale contro i croati, ma, dopo lo 0-0 di Reykjavik, hanno tirato avanti per la loro strada Mandjukic e compagni.

Christian, Cristiano e il Sona Mazza – Stoccolma, ultimo atto

ImmagineL’ultima partita svedese dal vivo del 2013 inizia con il classico viaggio in autobus, grazie al quale arrivo con una ventina di minuti d’anticipo nella capitale. E’ già la quarta volta che arrivo e, a questo punto, da visitare non mi resta granchè.

Mentre cerco un posto dove avere un Espresso decente, mi imbatto in un gruppo di giornalisti portoghesi. Perchè, dovreste saperlo, domani uno fra Zlatan e Cristiano Ronaldo può prenotare le vacanze in anticipo. Scopro, così, di essere esattamente di fronte all’hotel dove, di lì a poco, il Portogallo uscirà per andare a riscaldarsi alla Friends Arena.

Attendo smanioso di poter rifilare a Cristiano Ronaldo la gomitata che non si prese da Chiellini a Madrid, anche a costo di passare la notte in guardina ed essere dichiarato “Persona non grata” in tutto il Portogallo. Comunque sto lì un’ora e non esce nessuno. Di Cristiano Ronaldo, nessuna traccia. Di Christian, sì. Christian è un ragazzo di Verona che, dopo avermi scambiato per portoghese, mi ha rivelato di essere a Stoccolma da una settimana in cerca di lavoro. E, siccome ha giocato a calcio, mi ha chiesto se conosco qualche squadra che potrebbe prenderlo.

“In che squadra hai giocato?” “Sona Mazza, in Eccellenza”

Chiunque, alla parola Sona Mazza, lo avrebbe preso per pazzo. Invece so che esiste una squadra che si chiama così, nel Veronese. Che poi ci abbia giocato davvero, non lo so, comunque gli ho lasciato due o tre nomi di squadre di terza o quarta serie a Stoccolma, e il mio indirizzo e-mail.

Lascio Christian e Cristiano Ronaldo al loro destino e mi si para davanti AIK-Assyriska, ultima amichevole svedese dell’anno (l’AIK in realtà chiuderà la stagione fra pochi giorni a Tallin, Estonia), finita 2-2 con buona pace del pubblico e grande prestazione di un altro Christian: Koukou, ala sinistra dell’AIK.

In realtà, la mia presenza a Stoccolma, era dovuta ad un incontro importante: l’anno scorso avevo elaborato un progetto di riforma che, secondo il mio modestissimo parere, trarrebbe grossi ricavi dai diritti tv e gli incassi delle partite in casa. Lo proposi ad un funzionario della Lega Pro che mi si era seduto vicino durante Cuneo-Frosinone, finale Berretti (ero a vederla per un giornale che poi mi ha pagato con otto mesi di ritardo) a Monza. Era tutto contento, poi mi ha detto via mail che non interessava. Quest’anno in Lega Pro non ci sono neanche le retrocessioni, poi ti chiedi i perchè delle tante Salernitana-Nocerina che vediamo ogni anno.

Bene, questa riforma è sul banco dell’AIK e, se le premesse sono queste, spero di dare la lieta novella tramite questo blog.

Ah, nota di cronaca, ovviamente non ho finito di fracassare. Anzi, domani mattina reportage inutile su come gli svedesi hanno celebrato la qualificazione, o su come hanno affogato i dispiaceri dell’eliminazione nell’alcool.

Nazisti dell’Illinois – Compiti a casa

IMG_6029Complice un esamino che devo sostenere il mese prossimo, ieri sera ho fatto il giro dei pub di Örebro a far foto di gente che guardava Portogallo-Svezia. So che ai più la cosa può sembrare quantomeno bizzarra, ma giustamente, se il mio principale obiettivo di questi mesi é imparare le nozioni base di fotografia che riescano ad elevarmi un filino dai “Gatti su Instagram”, non potevo trovare un’idea migliore per combinare studio e, fondamentalmente, cazzeggio del venerdì sera.

La prima cosa che ho imparato é che fare foto al buio é un casino mostruoso, specie se il tuo insegnante non vuole che usi il flash e le funzioni della camera sono comprensibili quanto un papiro cinese del XIV secolo. La seconda, é che ogni cinque secondi arriva qualcuno implorandoti di non riprenderlo nell’obiettivo, incurante che le immagini, ben che vada, finiranno in un magazine scolastico che non leggerá nessuno. Stavo valutando l’ipotesi che fra le persone da me ritratte vi fossero latitanti pluridecennali della mafia svedese o, molto più semplicemente, giovincelli che, pur di aver un orgasmo di fronte a Zlatan, hanno mentito alla propria compagna annunciando l’improvviso decesso di una lontana zia nel Sormland.

La terza cosa che ho imparato é che se ti vedono con una macchina fotografica immaginano che lavori nel pub in questione e quindi il tuo compito principale, anziché fare foto a casaccio, é quello di indicare il bagno agli avventori. Ho girato un paio di pub, poi, un po’ perché ho trovato i miei amici, un po’ perché fondamentalmente mi ero rotto le balle, mi sono fermato al terzo. Commentare Portogallo-Svezia é un’opera che si può riassumere in un semplice concetto: il giorno che Ibrahimovic e Cristiano Ronaldo si ritirano, non vedremo mai più queste squadre sul palcoscenico internazionale. Ok, forse il Portogallo qualche chance in più ce l’ha, ma i gialloblù per me rimangono una squadra abbastanza inguardabile il cui unico scopo é tenere in caldo le passioni erotico calcistiche svedesi dopo la fine del campionato.

Fra gli highlights della mia serata: mentre mi catapulto verso un gruppo di beoni in maglia gialla, mi accorgo di aver pestato un piede ad un ragazzo dietro di me. “Förlåt mig”, gli faccio per chiedere scusa. Mi giro ed ha un taglio di capelli inequivocabile. Se ciò non bastasse, la maglietta “Anti-Antifa” lascia intuire da che parte si é collocato. Che poi, non avevo voglia di star lí a spiegargli che, se il suo paese é avanti un milione di anni rispetto al mio, é perché loro hanno avuto 80 anni di socialdemocrazia e noi 20 di crapa pelata, 50 di gobba e altri 20 di voi sapete cosa, ma temo che non si sarebbe accontentato di tale spiegazione e mi avrebbe rifilato un cazzotto fra le gengive, per cui ho lasciato le mie scuse a mezz’aria. Che tanto l’avrà capito che sono un “invandrare” (immigrato), gli resta solo da intuire se arrivo dall’Iran, dalla Turchia o chissà. In quanto a italiani, gli svedesi ci prendono solo se hai addosso simboli riconoscibili (maglia di Juve-Milan-Inter, un crocifisso o una pizza).

Alla fine sono tornato a casa senza denti rotti, ma con pochissime fotografie utilizzabili per il compito. Martedí c’é la partita di ritorno e mi sto chiedendo se sia meglio fare foto al martedì sera di gente che guarda Svezia-Portogallo o passare i sabati pomeriggio a vedere il campionato Allievi a Pozzolo Formigaro.

Si potrebbe andare a Stoccolma – Il miracolo del Sirius, il dramma di un portiere

ImmagineOgni volta che viaggio per una partita ho sempre qualche racconto divertente da portare a casa, ma oggi, apparte lo smarrimento alla stazione di Stoccolma Centrale nel tentativo di trovare il binario giusto, ho semplicemente il cervello spappolato e stanco.

Frutto di una partita, amichevole, il cui senso è oscuro ai più, fra l’AIK Stoccolma e il Sirius, formazione di Uppsala neopromossa in Serie B. Le due squadre hanno dato vita ad una partita incredibilmente interessante, terminata 3-3 e alla conclusione della quale c’è solo da fare gli applausi al Sirius, che non a caso ha vinto il proprio girone di D1 con un vantaggio mostruoso sulla seconda.

Il neo più grande della partita rimane l’errore del portiere Jonas Olsson, classe ’94, da cui nasce anche un mio errore marchiano. Il giovane estremo difensore dell’AIK, sull’1-1, ha passato il pallone non ad un compagno, bensì ad un attaccante del Sirius che, giusto per ringraziarlo, lo ha scartato appoggiando in rete. Io, nella foga, non mi sono accorto di aver segnalato il gol a favore dei gialloneri e non per il Sirius. Dramma e sconforto, specie se per un errore del genere finisci per non essere pagato.

Per la verità, all’AIK quest’anno c’è stato un portiere a cui è andata peggio. Molto peggio. Il campionato era iniziato appena da un mese e Ivan Turina, estremo difensore croato, era dovuto uscire per uno strappo muscolare. La notizia non è tanto questa, quanto quella che per lui, la trasferta di Gefle, sarebbe stata l’ultima della sua vita. Pochi giorni dopo, infatti, è morto nel sonno lasciando sgomento il mondo del calcio. Gli fu fatale un’aritmia cardiaca congenita.

La partita successiva, era l’attesissimo scontro diretto contro l’IFK Goteborg e venne ricordato con una cerimonia gigantesca. Un qualcosa che quasi riconcilia il calcio con l’umanità.

Da lì l’AIK ha fatto un giro di valzer di portieri, passando dal greco-canadese Stamatopoulos (ieri non presente perchè impegnato con la nazionale nordamericana) a Sjögren, fino a testare ieri il giovane Olsson, il quale, però, prima di compiere quell’errore sotto porta, ha effettuato una parata da metri zero su un colpo di testa avversario. Nel Sirius, da tenere d’occhio Moses Ogbu (nella foto, a sinistra) e Stefan Silva.

Il primo amore – L’ultimo parquet di Magic Johnson

2013-11-08 19.16.43Speravate che con la conclusione del campionato di calcio svedese il mio blog morisse nel gelido inverno? Niente di piú sbagliato. Stasera si giocava Örebro-Luleå di basket e non potevo esimermi dal caracollare, bardato di borsoni, fino alla Idrottshuset.

Siccome al master di giornalismo ci hanno affidato l’incarico di commentare un qualsiasi evento per circa un minuto e mezzo, mi sono portato dietro la strumentazione audio (che, per la cronaca, l’universitá mi ha prestato gratuitamente) e ne ho approfittato per realizzare il post di giornata tramite quello che é stato, e ancora é, il mio primo grande amore: la radio.

Indi per cui, anziché fracassarvi i cosiddetti in via scritta, vi dovete sorbire la mia vocina qui

Per la cronaca sono andato via durante il terzo quarto e ai supplementari il Luleå ha vinto 118-116.