Ljungskile val bene una bugia – Invasioni di campo

2013-11-02 14.57.17Non ricordo di aver mai sentito così tanto silenzio. Erano passati 5′ dall’inizio del secondo tempo quando uno sventurato difensore del Ljungskile ha toccato sulla linea con la mano. Rigore, per quello che sarà, a conti fatti, uno dei due tiri in porta di tutta la partita.

Shpetim Hasani, ancora lui, deve aver sentito quel silenzio pesare come i centomila del Bernabeu, perchè sono sicuro che, anche se giochi in seconda divisione in Svezia in uno stadio simile al “Coppi” di Tortona (c’era pure la voce gracchiante dal megafono, tipo Veccia nelle giornate di novembre come queste), certi momenti ti pesano e il silenzio di 400 spettatori vale quanto le urla di uno stadio vero, intero.

Rewind. Il giorno prima parto da Örebro alla volta di Göteborg dove ho ancora amici dall’Epico Erasmus di quattro anni fa. Un mio amico, per l’appunto, festeggia il compleanno e quale occasione migliore per approfittarne il giorno dopo e seguire i bianconeri nell’ultima trasferta dell’anno? Durante il viaggio, ho fatto scalo a Laxå, esattamente a metá fra Göteborg e Stoccolma. In stazione sono stato abbordato da due ragazze mongole. Nel senso di Mongolia, fra Russia e Cina. E mi hanno parlato in tedesco, per motivi a me ignoti.

La trasferta è a Ljungskile, un posto che non fa neanche comune, ma è una frazione di Uddevalla. A Uddevalla ci ho vissuto un mese per una strana successione di eventi e a Uddevalla è legato uno dei racconti più mistici, un racconto che risparmierò ai lettori di questo blog perchè sembra uscito dalla penna di Ammaniti o Irvine Welsh, decidete voi. Tanto qui parlo solo di cose a cui non frega nulla a nessuno.

Ljunskile-Örebro, infatti rasenta la noia mortale. Si gioca in un campo che in Italia non supererebbe la Serie D, ma soprattutto è ubicato in un colle in cima ad una lunga salita raggiungibile solo attraverso una strada stretta ai bordi della quale pascolano, nella tranquillità più assoluta, decine di cavalli. Per il resto, due tiri in porta e, alla fine, io riesco a coronare un altro dei miei sogni reconditi da bambino di 8 anni.

Nella mia carriera di giornalista non ho mai avuto modo di assistere a grossi eventi, giacchè, almeno sul campo, ho assistito con i miei occhi alle promozioni di Gaviese (Prima Categoria 1998, Promozione 2000, Promozione 2008), Libarna (Promozione 2011), Villalvernia (Serie D 2011),  insomma tutti eventi in grado di muovere si e no 15 persone a tempo. La Novese l’ho mancata perchè il primo anno dovevo lavorare in radio dallo studio, giacchè nessuno si era prodigato di organizzarmi la trasferta a Corsico, mentre il secondo anno venne promossa a tavolino. Del Gubbio osservai da vicino la mitica cavalcata verso la Serie B, sempre nel 2011, ma la partita decisiva la mancai.

Così, quando a Ljungskile mancavano 5 minuti alla fine, ho seguito gli altri che sciamavano verso bordocampo e al fischio finale mi sono buttato nella mischia. Da qualche parte, in questo video, mi si vede pure. Inutile il tentativo di raccogliere qualche souvenir.

Durante il ritorno, questa volta con il pullman organizzato dai Kubanerna, i tifosi bianconeri, mi si siede vicino un ragazzo simpatico, decisamente alticcio. A un certo punto parte il coro “Hata Degerfors”, i rivali “regionali” del Närke. Il mio nuovo amico si rivolge a me. “Do you know why we sing this?”

Ho capito. Faccio finta di non saperlo, ma so perfettamente che non è per la vicinanza territoriale. L’ho realizzato solo ora, ma faccio finta di cadere dal pero.

“No why?”. “Because they’re communists. And we hate them”

Ok, calma. Respira forte, non succede niente. Alla fine hai fatto solo un po’ di militanza, pensa addirittura che nel 2008 hai votato Di Pietro, cioè, alla fine non è neanche mentire, il comunismo è finito nel 1989, quello che è venuto dopo l’hai rinnegato prontamente in cambio di un Big Mac. E poi, vale davvero la pena fare a cazzotti con un tifoso svedese?

“Oh, I hate them too!”

Da qualche parte, in Italia, Berlinguer si ribaltava nella tomba.

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Un pensiero su &Idquo;Ljungskile val bene una bugia – Invasioni di campo

  1. Mi vergogno di te

    Il comunismo é morto
    I comunisti no

    🙂 (scherzo. Anche se io gli avrei risposto ‘really? Such a shame I’m a comrade’
    Sarebbe stato più imbarazzato di te. Poi forse ti avrebbe menato, ma è un’altra storia)
    M.Pr

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