Socialismo, palloni e pistole – Gli ultimi proletari del calcio

ImmagineDevo fare una piccola confessione. So che ai lettori di questo blog non interesserà nulla, ma sono sicuro che a qualche amico che ho conosciuto qui a Örebro la cosa non andrà giù: mi piace l’IFK Göteborg. Sia chiaro, anche l’Örebro è una squadra simpatica, ci sono giocatori che compiono grandi sacrifici, insomma, un sacco di belle cose, ma la mia prima cittá svedese é stata Göteborg, con il suo centro ricco di vita ed il mare (non avevo mai vissuto in una cittá di mare, prima). E poi credo che l’IFK abbia l’inno piú bello mai sentito, secondo me batte anche “You’ll never walk alone” del Liverpool.

Da questa mia infatuazione per l’IFK nasce anche questo pezzo. É in realtá una simil-recensione di un documentario prodotto non molti anni fa su ció che i blåvitt hanno rappresentato durante gli anni ’80 svedesi. Il documentario si chiama “Fotbollens sista Proletärer”, letteralmente “Gli ultimi proletari del calcio”. Il motivo di questo titolo, é che l’IFK é stata l’ultima squadra dilettantistica ad aver vinto un trofeo europeo. Teoricamente ci sono anche la Steaua Bucarest e la Stella Rossa Belgrado (la mitica Crvena Zvezda!), ma ad Est il dilettantismo di stato era un pelo diverso da quello praticato nel Nord Europa.

Semplicemente, all’epoca il calcio svedese non godeva di sufficienti attrezzature e sponsor per poter competere a livello internazionale, cosí spesso i giocatori esercitavano piú lavori per portare a casa qualche corona extra. Prima dell’IFK Göteborg, solo il Malmö, dalla Svezia, era riuscito nell’impresa di raggiungere una finale europea, perdendo contro il Nottingham Forest in Coppa dei Campioni.

Il documentario é presente anche su Youtube: sfortunatamente ci sono solo cinque minuti in inglese, mentre se volete godervi tutto il documentario dovrete sorbirvelo in svedese, anche se a mio avviso, trattandosi prevalentemente di calcio, non dovrebbe sfuggirvi il senso. Per chi non ha voglia di guardarselo, premettendo che siete degli insensibili, parla di come l’IFK sia riuscito a diventare, da squadra di seconda divisione, un panzer europeo vincendo a sorpresa la Coppa Uefa nel 1982 e nel 1987, inframezzate da una semifinale di Coppa dei Campioni contro il Barcelona nel 1986.

In quegli anni la Svezia calcistica, a livello internazionale, latitava, tanto che saltó due edizioni consecutive dei mondiali (1982 e 1986, e la storia si ripete fra il 2010 e il 2014), peró quell’esperienza serví a forgiare una generazione di giocatori che finí a giocare all’estero. Qualcuno degli intervistati sicuramente finirete per riconoscerlo: Dan Corneliusson ha giocato nel Como, Anton Hysen nella Fiorentina, ma, soprattutto, Glenn Strömberg nell’Atalanta. Allenatore, nel 1982, era Sven Göran Eriksson. Meno di dieci anni dopo, la generazione successiva arrivó terza a Usa ’94, ma la maggior parte di quei giocatori militava in altri tornei. All’Allsvenskan, soprattutto dopo la legge Bosman, rimasero le briciole e l’unico fenomeno ad essere sempre rimasto in Svezia (e nell’IFK, dopo aver iniziato all’Öster) fu il portiere Thomas Ravelli.

A livello politico, invece, la Svezia era in una situazione ben diversa. Dopo essere tornato al potere nel 1982, il socialdemocratico Olof Palme, la cui voce potete sentire nei primi minuti del documentario, si stava imponendo a livello internazionale cercando di smarcare il suo paese dalle dinamiche della guerra fredda degli anni ’80, aggredendo pesantemente fenomeni piú o meno silentemente accettati dai big del pianeta come l’ingerenza statunitense in Sud America (questo giá durante il suo primo mandato negli anni ’70) o l’Apartheid in Sudafrica.

La Svezia era l’impero del socialismo democratico, una misura estremamente soft di quello che succedeva al di lá della cortina., A differenza dell’Est, fondamentalmente, anziché portare tutti i cittadini allo stesso punto di arrivo, li si metteva sullo stesso punto di partenza sulla base di una solidarietá generale che, almeno secondo molti svedesi, oggi si é persa, favorendo la nascita di movimenti populistici e xenofobi come gli Sverigedemokraterna, oggi addirittura in parlamento.

Olof Palme (qui in foto con Torbjörn Nilsson, attaccante poi passato al Kaiserslautern) non era tifoso dell’IFK, bensí del Djurgården, ma riconobbe in quella squadra lo spirito socialdemocratico dell’epoca: essere competitivi a livello internazionale, in modo economicamente sostenibile. Il documentario mi é parso politicamente molto schierato e, forse, alcuni paragoni sono un po’ forzati. Essendo la squadra piú tifata di tutta la nazione, é chiaro che il tifo non corrisponde all’appartenenza politica. Il politico moderato e tifoso dell’IFK André Assarsson, nel suo blog, ha criticato l’atteggiamento della sinistra nei confronti della sua squadra e, umanamente, posso capire come possa sentirsi “defraudato” della propria fede calcistica. Per essere chiari, sarebbe come cercare di posizionare politicamente i tifosi di Juve, Inter e Milan, malgrado Fiat e Berlusconi per due delle tre big.

Tutto accadde nel giro di poche settimane. A marzo, l’IFK doveva incontrare nei quarti di Coppa dei Campioni gli scozzesi dell’Aberdeen, ma l’incontro si svolse in un paese sconvolto dall’omicidio, il primo nella storia moderna della Svezia, la quale neppure aveva dovuto fare i conti con la Seconda Guerra Mondiale, di Olof Palme. Accadde nella notte fra il 28 febbraio e il 1° marzo 1986. Ancora oggi, non si sa chi ha sparato i colpi che uccisero lui e ferirono la moglie. Il responsabile agí da solo e si diede alla fuga presso una minuscola via che ho immortalato non molto tempo fa su Facebook.

Nel 1989 venne arrestato tale Christer Pettersson, uno sbandato che non avrebbe avuto particolari motivi per uccidere il primo ministro. Confessó, ritrattó e alla fine venne scarcerato per mancanza di prove. Non si é mai capito se fosse un mitomane o se avesse agito per conto di qualcuno, o se, come in una delle tante versioni da lui proposte, scambió l’uomo piú importante del paese all’uscita di un cinema con un trafficante di droga con cui aveva un regolamento di conti in sospeso. Si é parlato a lungo di possibili coinvolgimenti della Cia, dei terroristi Jugoslavi, ma soprattutto, della P2 e di Licio Gelli. Pettersson morí nel 2004 in seguito ad una grave e sospetta ferita al cranio su cui non si é mai fatta luce. Non molto tempo prima, aveva dichiarato di voler incontrare il figlio di Palme per delle rivelazioni. Un altro criminale, riveló, sul punto di morte, di aver dato, non molto tempo prima dell’omicidio, una pistola a Pettersson, simile a quella che avrebbe ucciso Palme. Uso il termine “avrebbe”, perché l’arma del delitto non é mai stata ritrovata.

Come Palme, anche l’IFK accusó il colpo. Dopo aver vinto incredibilmente per 3-0 al Nya Ullevi, di fronte agli sberleffi spagnoli (se avete visto il video vi sará venuta voglia di prendere a schiaffi il tifoso blaugrana intervistato all’inizio), la squadra biancoblu venne letteralmente derubata, complice anche l’arbitro italiano Gonella, e si arrese ai rigori. Dopo gli anni ’80, nonostante un dominio incontrastato in patria, l’IFK non riuscí piú a ripetersi in Europa e nel 2001 rischió la retrocessione in B, mentre in Svezia, con il Partito Moderato al potere da anni ed una sinistra che ricorda molto quella italiana (nell’accezione piú negativa possibile del termine), si sta assistendo ad un lento, ma progressivo, sfaldamento del Welfare. E quella solidarietá, quella forza comune che aveva sospinto il paese per tutto il secolo scorso, non si é ancora capito dove sia finita.

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