1, 2, 3 Merda! – Una nuvola non fa il paradiso, ma…

2013-09-24 20.32.50Avevo giá pronta la chicca per questa settimana, inerente allo sport, ma non al calcio come, invece, gran parte di questo blog. Ho deciso di rimandarla di qualche giorno visto che, nell’ultimo week-end, si é parlato molto del comportamento dei tifosi negli stadi italiani.

La cosa che personalmente mi ha sconvolto di piú é stato l’incredibile imbarazzo e perbenismo creato da parte della stampa quando, ad ogni rinvio del povero Brkic, pure i bambini sistemati nelle curve bianconere, in seguito alla squalifica della federazione, hanno urlato il classico “Merda!”. Non lo dico per partigianeria o chissá cos’altro, ma reputo l’atteggiamento di molti colleghi e di alcuni tifosi decisamente squallido. Prima di tutto perché ci si immagina i bambini come oasi di santitá, puri e immacolati, mentre vi posso garantire che giá vent’anni fa, quando io stesso ero un bambino delle elementari, in classe volavano parolacce e bestemmie. Ridicola, poi, la multa inflitta da Tosel, al quale probabilmente da un po’ di tempo mancavano i titoli delle prime pagine. Conoscendo l’ambiente, a Torino si urla “Merda” al rinvio del portiere sin da quando lo Juventus Stadium é stato inaugurato e, piú che un insulto, é diventata quasi una scaramanzia, un augurio che il rinvio del medesimo non vada a buon fine. Pareri.

Quello che mi preme di piú, tuttavia, é come non si sia assolutamente calcato la mano su eventi secondo me ben piú gravi: a Bergamo e Perugia si sono registrati scontri fra ultras, persone adulte e con diritto di voto. I medesimi scontri sono stati esaltati sui vari forum dedicati al tifo organizzato come esempi di “lealtá” fra fazioni opposte (no coltelli etc etc). La sola idea che un individuo possa pensare una cosa del genere mi fa venire il vomito. Ok, il calcio é malato, ma, se gli ultras si autoconsiderano la parte pulita di tutto questo e le societá continuano a coprirne gli atteggiamenti (sará stata una trovata commerciale, ma almeno la Juve ha evitato il reclamo dopo gli episodi di discriminazione territoriale, sul cui capitolo ci sarebbe da discutere per ore), che questo calcio muoia.

Che cosa c’entra con la Svezia? Volevo fare una piccola analisi su stadi, comportamento dei tifosi e gruppi organizzati che popolano questo paese.

Chiaramente fare dei paralleli é difficile: stiamo parlando di un paese in cui le grosse cittá si contano sulle dita di una mano e dove il campanilismo é davvero poca cosa, sentito al massimo fra i tre centri piú grossi e senza ragioni storiche rilevanti.

Stadi: come in Inghilterra (ma ormai in quasi tutti i paesi civili, tolto uno), non ci sono limitazioni particolari fra il pubblico e il campo. Fra i dilettanti, addirittura non esiste nessuna divisione, sono andato a vedere una partita di sesta serie e le tribunette in legno erano a due metri dalla linea laterale, senza nessun’ostacolo e tutto é andato per il verso giusto, nonostante il match fosse molto delicato.

La maggior parte degli impianti é sponsorizzata, o, come nel caso di Stoccolma e Göteborg, di proprietá dei privati. A Stoccolma la nuovissima Friends Arena é gestita da una societá ad hoc, sulla quale recentemente sono stati sollevati dubbi riguardo alla stabilitá economica del progetto, mentre tutti gli stadi di Göteborg (compreso il palazzo del ghiaccio, lo Scandinavium) sono sotto l’egida di un’unica compagnia che li amministra. Nella mia Örebro, il vecchio Eyravallen é stato ricostruito da capo a piedi e ribattezzato “Behrn Arena”, sponsorizzato da una grossa catena alberghiera locale. Nel giro di qualche mese sono stato al Söderstadion di Stoccolma (ora demolito), alla Behrn, al Gamla Ullevi di Göteborg, a Degerfors e alla Fotbollsarena di Södertälje, piú altri impianti minori.

In tutti questi stadi é possibile almeno consumare un pranzo su tavolini sistemati all’esterno (é il caso di Degerfors), mentre alla Behrn e al Gamla, dentro lo stadio, vi sono innumerevoli negozi e fast-food, in ossequio a quell’esempio di “stadio per la famiglia” tanto decantato quando si parla di riammodernare gli impianti. Alla Behrn e alla Fotbollsarena, addirittura, l’intero complesso é unito logisticamente ad altri impianti dove si gioca ad hockey o basket, dentro i quali sono presenti altrettante attivitá commerciali.

Tutto questo avviene in un paese dove il calcio non é uno sport che fa girare milioni di euro come da noi (al massimo lo fa l’hockey, ma su cifre piú ridotte) e dove il livello tecnico é decisamente latitante, questo mi porta al secondo paragrafo

Comportamento dei tifosi: ho seguito qualche decina di partite in Svezia e non ho mai assistito a scontri, episodi di violenza o razzismo. Sulle tribune, e anche in curva, sono presenti bambini, anziani e famiglie. Non é un paradiso di correttezza, spesso mi é capitato di sentire fischi rivolti agli avversari (solo per il fatto di essere avversari, nessuna ragione politico-razziale) e qualche episodio grave é avvenuto anche recentemente, ma in generale l’atteggiamento é molto positivo. Il merito é dovuto anche alla vigilanza privata: gli steward si limitano a staccare i biglietti e garantire il funzionamento dei tornelli, mentre all’interno sono presenti, a seconda dell’evento, un determinato numero di guardie private. Queste guardie sono riconoscibili da una divisa (identica in tutto il paese anche se le compagnie sono private) e si notano spesso all’ingresso dei club e delle discoteche al venerdí e al sabato, quando il loro compito sta nel limitare eventuali episodi di violenza o molestia dovuti all’alcool e, nella maggior parte dei casi, ci riescono.

Tifoserie organizzate: I tifosi qui in Svezia hanno diritto ad un rappresentante all’interno del consiglio di amministrazione del club, ma la struttura delle societá é composta da soci piú o meno come accade nel caso dei club spagnoli. L’Örebro, dopo il fallimento del 2004, é stato addirittura ricostruito dai tifosi medesimi che portano avanti il progetto tramite una cooperativa.
I gruppi piú pericolosi sono quelli di Göteborg, Stoccolma e Malmö, i tre centri principali, e ad Helsingborg. Si sono resi responsabili di una serie di incidenti nell’ultimo periodo, fra cui una mega rissa a pochi chilometri da Örebro (a Laxå per la precisione) dove, lontani da eventi sportivi, si erano dati appuntamento per una colluttazione durata qualche minuto prima dell’intervento delle forze dell’ordine (ma i responsabili si erano giá dileguati). Negli stadi, gli eventi piú incresciosi sono avvenuti a Stoccolma nel 2004 quando l’AIK retrocesse per mano dei rivali dell’Hammarby, tanto che i gialloneri giocarono l’ultima gara del torneo a porte chiuse, nel 2009 a Malmö durante il derby con l’Helsingborg, nel 2010 una partita del torneo giovanile Gothia Cup fra IFK e Baghdad venne sospesa per invasione dei tifosi irakeni, nel 2011 a Södertälje quando i tifosi dell’AIK lanciarono bombe carta contro i tifosi del Syrianska, mentre quest’anno é stata sospesa (e vinta a tavolino dal Syrianska) la partita contro il Djurgården per una lattina che aveva colpito un giocatore. A Örebro, durante questa stagione, c’é stato un breve e limitato scontro nel parco antistante lo stadio prima del derby col Degerfors. L’unica vittima del calcio in Svezia é stato Tony Deogan, ultras dell’IFK accoltellato prima della partita contro l’AIK a Stoccolma in un parco non lontano dal vecchio Rasunda.

Tutto questo ha una sola ragione, a mio avviso rilevante, ma anche estremamente difficile da estirpare: il fattore culturale. Si parla spesso di modello inglese e di come i club siano riusciti, a costo di dover ricostruire da zero gli impianti (dopo Hillsborough nel 1989, ma lí la responsabilitá era degli organizzatori), a togliere di mezzo gli hooligans che avevano provocato il disastro dell’Heysel, tuttavia la societá inglese rimane ancora ricca di grosse diseguaglianze che spesso hanno portato a riots, sia in periferia che in cittá. Molto semplicemente, questi episodi si sono allontanati dagli stadi dove le societá hanno applicato l’unica arma possibile: hanno alzato i prezzi, scegliendo un target di pubblico diverso da quello precedente.

In Italia una cosa del genere é possibile, alle condizioni attuali? Non credo. La crisi e le troppe interferenze dei gruppi organizzati con le societá di calcio lo impedirebbero. Si rischierebbe da un lato di avere gli stadi deserti perché in pochi si possono permettere di spendere centinaia di euro per una partita, dall’altro una serie di ricatti che gli ultras porterebbero alle societá.

Il percorso é lungo. La Svezia non ha debellato il fenomeno della violenza, ma lo ha reso comunque limitato alle stesse frange ultras, che spesso si trovano costrette a “darsi appuntamento” in territori non sportivi per sfogare le proprie pulsioni, poiché altrimenti rischierebbero mesi o anni di detenzione o arresti domiciliari. Per l’aspetto culturale, ci sono alle spalle 80 anni di democrazia e welfare, ora in declino, ma comunque ereditati da un sistema che bene o male ha sempre funzionato. Qui.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...