E ora qualcosa di completamente svedese – Penguins and Polar Bears

2013-12-08 15.22.01Non è una domenica di primarie, almeno qui ad Örebro. Le polemiche sui due euro le lascio a chi ha preferito spenderli per un Gratta e Vinci, anche perché qui, nel profondo Nord, credo sia piú offensivo proporre un prezzo di 100 corone (ergo 11 euro e spiccioli) per una partita di bandy.

Cos’é il bandy?

E’ una cosa tanto svedese quanto le köttbullar (polpette), l’Ikea e Ingmar Bergman. Ho il sospetto che sia uno sport inventato in Nord America ed esportato in quel del nord Europa, tanto che ai mondiali vincono puntualmente le solite tre squadre: Svezia, Russia e Finlandia.

L’idea di andare a vedere una partita di bandy mi é venuta dopo essere andato allo stadio dell’Hockey, entusiasmandomi per una partita di uno sport che mai e poi mai mi sarei permesso di guardare in Italia. Le aspettative erano pessime (giornata di dicembre da passare in un palazzetto dello sport congelato) e invece si sono rivelate ottime (spettacolo, gol, risse e ambiente riscaldato).

Oggi era in programma Örebro SK (come la squadra di calcio, una polisportiva, anche se la maglia é stranamente gialla) contro il fanalino di coda della seconda divisione svedese Härnosand, proveniente dal Norrland.

2013-12-08 14.44.18Siccome ha nevicato l’ira di Dio (qui un distributore di fronte al palazzo del ghiaccio), mi era impossibile andare in giro in bici e ho deciso di fare un’allegra passeggiata in mezzo alla tormenta. In realtá é stata davvero allegra, lo giuro. Il freddo normalmente non mi dá fastidio e, se a paritá di condizioni mi dovessero offrire un lavoro a Nouackhott (Sahara Mauritano) o Alert (agglomerato umano piú settentrionale del pianeta, temperatura media -28, Canada), opterei per quest’ultimo. Nei quattro chilometri che separano casa mia dalla Behrn Arena, ho incontrato una serie di persone fare footing. Con quaranta centimetri di neve. Footing. Uno di loro mi sembrava il capitano dell’Örebro (calcio), Magnus Wikström, ma non ho avuto il coraggio di fermarlo e chiedergli se fosse lui. E’ pure passata una che sembrava mia mamma, ma non ho avuto il coraggio di fermarla e chiederle se fosse lei, perché poteva pure essere. E mi avrebbe sgridato perché ero vestito troppo leggero (mio abbigliamento: giacca a vento imbottita, felpa grigia, felpa verde, maglietta, maglietta della pelle).

A proposito di calcio, il bandy é definito dagli svedesi “Vinter-fotboll”, letteralmente “il calcio d’inverno”, questo perché si gioca 11 contro 11, i tempi durano 45 minuti (piú recupero, l’unico altro sport a contemplarlo) su un campo grosso 45 m x 90 m. In comune con l’hockey ha giusto il ghiaccio e le mazze. Non c’é il puck, ma una pallina arancione minuscola che ho perso di vista almeno 20 volte durante la partita e in 90′ ho contato solamente una rissa. Siccome d’inverno il campionato di calcio é fermo, molti giocatori si dilettano nel bandy ed é il caso di Marcus Astvald, attaccante del Degerfors, ex Örebro, che la squadra giallonera ha tesserato poche settimane fa. Oggi, purtroppo, non era in campo.

Tutta la poesia attorno a questo evento si é dissolta quando sono entrato alla Behrn Arena (quella del bandy, ce ne sono altre tre nel raggio di 200 metri per cinque sport diversi): meno di 100 spettatori, tifo organizzato composto da individui che vedrei bene nei panni di Babbo Natale in un grande magazzino e il signore all’ingresso che, mentre guardavo i Pepparkakor in omaggio, mi invita a prenderne uno. Non lo capisco. Mi ripete la cosa in inglese. “Are you finnish?” Fermi tutti, qui in Svezia mi hanno scambiato per iraniano, turco, polacco e una volta, non sto scherzando, indiano. Finlandese. Per una volta, il mio pseudonimo di Facebook ha senso.

Sono state due ore lunghissime, pari a quelle di un Acqui-Villalvernia visto con dei colleghi a -5 il giorno dell’Epifania di un paio di anni fa, con la differenza che questa volta ho dovuto pagare 100 corone per vedere la partita, ho perso due gol perché non riuscivo a seguire la microscopica pallina arancione e in tribuna ho incrociato un ragazzo che avevo giá visto, ma ovviamente, come spesso accade un po’ a tutti, non avevo idea di come si chiamasse, né la sua ragione sociale all’interno della mia esistenza, per cui mi sono seduto il piú possibile lontano da lui per evitare eventuali dialoghi imbarazzanti, probabilmente passando per antisociale. Ad ogni gol (é finita 5-1 per l’Örebro), l’annuncio dello speaker arrivava cinque minuti dopo la realizzazione, a rendere ancora piú surreale l’atmosfera.

A casa, ci sono tornato in autobus, chiedendomi come ha fatto questo popolo a resistere oltre mille anni a queste temperature, senza riscaldamento, senza il bandy alla domenica pomeriggio e senza lasciarsi invadere da un impero romano qualsiasi.

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