La pizzeria di Viale Norrköping – Una storia a 300 kmh

2013-12-01 14.14.37Durante i primi giorni della mia permanenza ad Örebro ero privo di bici e preferivo evitare gli autobus, decisamente poco economici per una cittadina di 100mila abitanti e poco piú.

Nelle lunghe passeggiate verso il centro, devo scendere dalla montagnola di Bricke, percorrere tutto Viale Norrköping, parte di Via Rudbeck e poi girare a destra una volta arrivato a Piazza Våghus. Piú o meno a metá di Viale Norrköping, c’é l’incrocio con Viale Hjälmar.

Ok, non sará romantico come “Grande Raccordo Anulare”, ma, appena ho visto quella statua, ho capito si trattava di lui. Non sapevo fosse nativo di Örebro, ma era difficile sbagliarsi, perché la Svezia, di piloti di Formula Uno, ne ha prodotti pochini.

Ronnie Peterson é stato un campione inespresso della F1, penalizzato forse dal fatto di non essere mai stato prima scelta delle scuderie, almeno le piú competitive, per cui aveva militato.

Il suo anno di gloria fu il 1973, quando riuscí a mettere in fila cinque vittorie nel campionato mondiale. Vittorie che non gli bastarono a tenere la scia di tal Niki Lauda, in forza alla Ferrari.

Tutte queste informazioni, lo ammetto, sono andato a cercarle su Wikipedia, visto che, dopo aver sperato per anni in un trionfo del Cavallino, ho perso interesse per le quattro ruote una volta che le vittorie di Schumacher erano diventate la norma anziché l’eccezione.

In Svezia, Ronnie Peterson era praticamente un idolo. Il primo e fin’ora unico grande pilota locale ad essere divenuto competitivo nel mondiale di Formula Uno.

Nel 1978, il mondiale fu un discorso tutto interno alla Lotus, dove peró il predominio di Mario Andretti veniva dettato anche dalle dinamiche interne alla scuderia. In realtá, si arrivó ad una manciata di Gran Premi dal termine con il titolo ancora in bilico fra i due compagni di squadra, tanto che Peterson si portó a pochi punti dall’amico e rivale andando a vincere in Austria, mentre l’italoamericano si ritirava a gara in corso. In Olanda, al passaggio successivo, vinse Andretti, lasciandosi alle spalle proprio lo svedese. All’appello mancavano ancora il Gran Premio di Monza e le due tappe nordamericane a Watkins Glen (Usa) e Montreal (Canada).

Erano anni in cui, almeno una volta all’anno, un pilota di F1 salutava anzitempo la vita terrena. Questo era dovuto alla precarietá delle vetture, alle regole non sempre definite che comportavano incidenti molto gravi e ai circuiti adatti allo spettacolo, ma non alla sicurezza dei piloti. Ci volle il duplice incidente ad Imola, l’infausto 1 maggio 1994, per far si che le morti di Ayrton Senna e Roland Ratzenberger spingessero i colleghi a chiedere ufficialmente una modifica dei percorsi durante quella stagione e, almeno da allora, sulle quattro ruote non si é piú dovuto piangere.

Il dramma avvenne alla prima curva del GP di Monza, quando, anche a causa di una partenza avvenuta mentre le auto di coda stavano ultimando il giro di ricognizione, sette vetture si scontrarono violentemente. Ebbero la peggio Vittorio Brambilla, che nonostante una frattura al cranio riuscí a competere anche l’anno successivo, e proprio Peterson. Estratto dalla vettura in fiamme, lo svedese aveva riportato diverse fratture alle gambe che, per quanto gravi, non sembravano fargli correre un rischio cosí grosso.

Trasportato al Niguarda, morí il mattino seguente a causa di un’embolia e non si capí mai se i medici commisero un errore nel tentativo di ricostruire le fratture o se non si accorsero del peggioramento delle sue condizioni durante la notte. Il suo ritiro comportó la vittoria matematica del titolo per Mario Andretti, il quale non celebró mai il successo per rispetto nei confronti del suo compagno di squadra.

Due fantasmi aleggiano assieme alla statua di Ronnie e della sua vettura, all’incrocio fra Viale Norrköping e Viale Hjälmar: uno é quello del circuito di Anderstorp, che pochi anni dopo venne chiuso in seguito allo shock nazionale per la perdita di un grande idolo. L’altro, ben piú grave, é quello della moglie Barbro, che mai riuscí a superare la tragedia e si suicidó nel 1987.

Non so se sia voluto o meno, e ad ogni modo il cattivo gusto é decisamente imperante, ma, ad una ventina di metri dalla statua, sorge un ristorante italiano. Si chiama, manco a dirlo, Pizzeria Monza.

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