Pansotti al sugo di Noci – Io e Vincenzo Sarno, conviene accontentarsi

1483337_10202751277123793_948032430_nScribacchiare di Virtus Entella-Cremonese mentre si guarda il derby di Milano è un po’ il controsenso in natura, ma vuoi mettere parlare dei fischi a Caridi e della magia del “Comunale” di Chiavari, o della capolista ligure nell’ultimo turno prima di Natale?

Si torna in Italia per una decina di giorni, ma Telecronachedinarnia continua. Complici un paio di giorni a Milano, parto alla volta di Chiavari dalla stazione di Rogoredo, di fronte a quella che doveva essere la mia sede di lavoro e invece è rimasta, e probabilmente rimarrà, una grossa chimera: la sede di Sky.

Arrivato nell’amabile cittadina ligure, mi ricordo tutto d’un tratto perchè mi piace salire su treni discutibili e passare una giornata fuori casa per soli 90′: non c’è Eskilstuna o Degerfors che tenga, la focaccia lì non c’è. Il mare nemmeno.

A riportarmi sulla Terra e, per la precisione, in Italia, ci sono le urla belluine di un gruppo di ragazzi che, a pochi metri di distanza, scopro giocare a calcio. Le bestemmie e gli insulti all’autorità arbitrale non si contano: si stanno affrontando due terribili squadre di Seconda o Terza Categoria, manifestando tutto il meraviglioso malcostume del nostro calcio. Mi riconcilia con la situazione un gol su punizione realizzato nei 5′ in cui ho assistito alla partita da bordo campo, segnato da un individuo che fino a poco prima stava cercando di guadagnarsi una Highway to Hell inveendo contro il direttore di gara.

Pranzo da Paganini: è l’unico ristorante aperto in zona stadio e mi accoglie la proprietaria. Sono il primo cliente della giornata. “Vorrei mangiare” e mi guarda come se le avessi chiesto se è in possesso di plutonio, ma siamo in Liguria e probabilmente avrete già visto le scenette di Colorado Cafè di Balbontin che maltratta i clienti di un ristorante genovese.

Mentre gusto i miei pansotti al sugo di noci, vengo pervaso dalla voce di Pinuccio Brenzini. Per chi non lo conoscesse, è il radiocronista ufficiale del Genoa e la sua voce veniva irradiata in tutto il locale durante la partita del Grifone a Bologna, a beneficio del sottoscritto e di una giornalista, che scoprirò essere di Cremona, dal decolletè abbondante. Sulla collega giunonica non riesco a dare maggiori dettagli, mentre Brenzini è una specie di gemello rossoblu del compianto Alfredo Provenzali, una specie di tuffo nel passato. Nel ristorante, entra un signore che assomiglia ad Ettore Andenna e mi saluta. Ricambio cordialmente.

Allo stadio, Entella-Cremonese finisce 0-0, rotondo come due sbadigli, da notare c’è solo Vincenzino Sarno: a fine anni ’90 diventò una specie di celebrità perchè capace di magie che lo avrebbero potuto proiettare, più che giovanissimo, nell’Olimpo del pallone, ma, come altri sfortunati colleghi, su tutti mi viene in mente Freddy Adu, si è dovuto accontentare di una Lega Pro forse un po’ stretta, condannato dal clamore dei suoi undici anni e da un fisico che non è mai esploso. Proprio su di lui mi ritrovo a dire ”Ma dai, non sapevo che fine avesse fatto”, e scopro che lo scorso anno era pure alla Reggina e al Lanciano in Serie B, insomma, ne ho perso le tracce solo perchè non le ho mai seguite. Non lo faccio mai con nessuno e, forse, è per questo che stamattina non mi sono fermato alla sede di Sky e ho tirato dritto per un centinaio di chilometri.

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