Cuori in trasferta – La sfortuna sfacciata di Antonio Durán

644x429(ByMaxScale_TopLeft_Transparent_True_True_False)Di calciatori e allenatori che girano il mondo ce ne sono sempre stati tanti, anche ben prima della famigerata legge Bosman e del clamoroso successo di talenti stranieri che hanno portato, forse, ad uno snaturamento dei tornei nazionali.

C’é una storia, peró, che quasi fa a pugni con i milioni offerti dagli sceicchi o dai magnati russi di turno.
Giá negli anni ’50, i soldi erano in grado di smuovere campioni dalle più remote lande, specie se si trattava di giocare nel campionato italiano che, all’epoca, rappresentava il top per qualsiasi giocatore. Il caso più eclatante era quello di Hasse Jeppson, detto “o banco ‘e Napule”, che il padre-padrone dei partenopei, Achille Lauro, portó ai piedi del Vesuvio per la bella cifra di 105 milioni nel 1952, con fini elettorali non molto diversi da quelli che abbiamo visto recentemente, vedi Balotelli acquistato dal Milan ad un mese dall’ultima chiamata alle urne.

Chi, invece, ha fatto il percorso inverso, é stato Antonio Durán Durán. Non vi inganni il doppio nome ispanico, giacché nulla ha a che fare con la celebre band, simbolo della generazione paninara.

Era un onesto centrocampista, nato in Catalogna nel 1924, ma cresciuto nell’isola atlantica di Tenerife, alle Canarie. La sua promettente carriera sportiva venne flagellata da una serie di infortuni che gli impedirono di godere pienamente dei due titoli vinti con la maglia dell’Atletico Madrid all’inizio degli anni ’50, tanto che dovette ritirarsi a 30 anni dopo aver vestito anche le maglie di Cordoba e Oviedo.

La storia é come tante, ma il finale, non a caso, é svedese. Anni dopo, Antonio Durán diventerà l’allenatore più titolato di Svezia e, solo successivamente, sarà superato da Roy Hodgson e Sven Göran Eriksson.

Cosa ha portato un discreto centrocampista spagnolo ad abbandonare un terreno fertile come quello iberico per provare l’avventura nella lontana Svezia? Torniamo agli anni ’50.

L’Atletico Madrid era una squadra di altissimo livello, tanto che successivamente fu una delle poche a contrastare il dominio del Real “Pentacampeon”. I talenti dei Colchoneros erano Adrian Escudero e Miguel Gonzalez Perez, il portiere era il francese Domingo, mentre a centrocampo spiccavano il marocchino Larbi Ben Barek (qui raccontato da Massimo Prosperi) e lo svedese Henry Carlsson. Giá, Carlsson.

Atleta di indiscusso livello, si era trasferito in Spagna nel 1949 dove aveva portato con sé la famiglia e i suoi tre bambini, che in seguito giocheranno nella massima serie svedese con la maglia dell’AIK Stockholm. Per badare ai figli mentre papá era ad allenarsi e per dare una mano a mamma Ingrid, la famiglia Carlsson chiamó una baby-sitter svedese, Ulla.

L’amicizia fra il talento svedese e Antonio Durán permise a quest’ultimo di conoscere quella che diventerà sua moglie e madre dei suoi figli. Con una carriera spezzata, il buon Durán doveva reinventarsi una vita e scelse di seguire la moglie nella lontana Svezia, per la precisione a Timrå, nella regione del Medelpad, a 400 chilometri a nord di Stoccolma.

Mentre lavorava come operaio in una cartiera, iniziò ad allenare la locale squadra dell’Östrand dove, racconta Wikipedia, era una sorta di tuttofare, tanto da occuparsi addirittura dello sgombero della neve dal terreno di gioco durante le stagioni fredde.

L’occasione della vita gli capitò nel 1958, poco prima dei mondiali di calcio giocati proprio in Svezia, quando il Sandivkens, appena approdato nella massima serie, gli offri un posto in panchina. Per tre stagioni consecutive, riuscì a salvare il traballante team del Gävleborg, ma decise di scendere sia di categoria (in seconda serie), sia geograficamente (nel sud), per guidare l’Åtvidaberg. Nonostante avesse mancato la promozione, riuscì ad ottenere un contratto con il Malmö, una delle tre big locali, e alla prima stagione, 1964, arrivò secondo in classifica, o meglio, primo a pari punti con il Djurgården e l’Orgryte, mancando il titolo per un solo gol nella differenza reti finale.

In riva all’Öresund, vincerà quattro campionati ed una coppa nazionale, prima di passare al Djurgården con cui, peró, non ebbe la stessa fortuna. Nel 1975, mentre si apprestava a proseguire la sua carriera a Stoccolma, venne colto da un’emorragia cerebrale che lo costrinse al ritiro prematuro anche dalla carriera di coach, a soli 51 anni. E´scomparso nel 2009 ad Åkersberga, non lontano dalla capitale, ma é ancora considerato uno dei grandi allenatori locali, la cui bravura fu inferiore solo ad una sfortuna sfacciata.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...