Ogni benedetto giovedí – L’Europa piú democratica

stromberg-atalantaAnni fa esisteva una coppa bellissima, si giocava in genere di giovedì e, personalmente, era il trofeo che preferivo guardare. Anche più della Champions e dell’Uefa, dove puntualmente le maglie bianconere si trovavano a giocare nel corso degli anni ’90. La Coppa delle Coppe era l’espressione più democratica del calcio moderno. Una lunga competizione che partiva dalle eliminatorie nazionali nei più remoti villaggi dell’Ungheria o della Georgia per arrivare fino ad una finale europea. Era l’unico torneo europeo dove si potevano incrociare anche squadre di seconda divisione o addirittura più in basso.

La rivoluzione-Champions del 1998 e gli scarsi introiti favorirono la scomparsa della Coppa delle Coppe e, da allora, le squadre che vincono la coppa nazionale vengono inserite in Europa League, un torneo molto meno affascinante di quelle che furono le vecchie Uefa e ECWC.

Domenica ritorna la Svenska Cupen, la coppa nazionale che, a differenza del campionato, si gioca dalla primavera all’autunno. L’Örebro non c’é, poiché é riuscito a farsi eliminare dai cugini di quarta serie del Rynninge nella fase eliminatoria e, cosí, alla Behrn Arena ci saranno proprio i cugini di secondo grado a giocarsela contro l’Öster e l’Östersund (Superettan, peraltro che bella accoppiata di nomi) e i campioni nazionali del 2012 dell’Elfsborg.

Dal Närke ci sará anche il Degerfors, inserito con i campioni di Svezia in carica del Malmö, con l’Hammarby e con l’Ängelholms. Il Degerfors, tra l’altro é stata una delle due squadre di Serie B svedese a partecipare ad un torneo continentale. Accadde nel 1993, quando, in primavera, la squadra biancorossa fu chiamata a giocarsi una finale tutta in cadetteria con gli scanici del Låndskrona. A Göteborg finí 3-0 e i rö-vitt andarono a giocarsi la Coppa delle Coppe 93-94 contro il Parma che, quel trofeo, lo aveva sollevato al cielo di Wembley solo pochi mesi prima.

Dopo aver annullato la flebile resistenza dei maltesi dello Sliema (1-3 alla Valletta e 3-0 allo Stora Valla con 3 gol in due partite di Ottosson, poi addirittura alla Viterbese), la squadra in maglia rossa incontró il Parma di Nevio Scala mettendogli anche una gran paura: in Svezia segnó Berger al 72′ e solo l’ingresso di Asprilla permise al Parma di vincere con una doppietta del colombiano nei minuti finali di partita. Al Tardini ci pensó un altro vichingo a fare la festa al povero Degerfors: doppietta di Tomas Brolin e sogno rö-vitt concluso.

Qui le immagini della partita di andata, giocata in uno Stora Valla completamente ristrutturato e dotato di tribune provvisorie per contenere almeno 15mila spettatori, qui, invece, il match di ritorno.

Nella storia, solo un’altra squadra di seconda serie era riuscita a portare a casa la coppa, ma era il 1948 ed il 6-0 con cui il Råa regoló un’altra squadra di cadetteria, il Kenty, non serví ad una qualificazione europea. Chi, invece, riuscí a partecipare alla Coppa Uefa (era giá il 2006) fu l’Åtvidaberg grazie alla finale persa nel novembre 2005 (per qualche anno la coppa seguí l’anno solare) contro i campioni del Djurgården.

Molte altre le finaliste provenienti dalla B, ma mai nessuna di loro riuscí a perdere contro chi aveva vinto il titolo nazionale, perdendo cosí la possibilitá di agganciare il treno europeo: il Sandvikens perse nel ’70 contro l’Åtvidaberg, il Brage nell’80 con il Malmö (pazzesco 5-5 dopo i supplementari, poi vittoria biancoceleste ai rigori), Gais e, guarda un po’, Örebro, finaliste perdenti nell’86 e 87, Häcken battuto 3-0 nel ’90 dal Djurgården, Elfsborg nel ’97, Assyriska nel 2003 e Hammarby nel 2010.

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Gli stoccolmesi ammazzano al venerdí – Non ho detto gioia

77da0ad47f3a198e3f12eb18dd7691c4Il ritorno a Södertälje é coinciso con la partita piú noiosa a cui io abbia mai assistito. Stacca di gran lunga quella che, fino a questo momento, ritenevo detenesse la leadership, un pessimo 0-0 fra Valenzana e Sacilese in una Seconda Divisione Lega Pro di qualche anno fa.

Alla periferia sud di Stoccolma ci sono arrivato quasi per caso, dato che due mie ex colleghe sono passate per la capitale svedese e ne ho approfittato per pernottare in un ostello e girare con loro la cittá. Ostello situato in un luogo di cui abbiamo giá parlato, ovvero a 15 metri dall’angolo fra Viale Svea e Via del Tunnel, dove nel 1986 venne ucciso il primo ministro Olof Palme. Ironia della sorte, in cima alla scalinata che sormonta Via del Tunnel, c’é un locale chiamato KGB (i servizi segreti russi sono fra i tanti indiziati), al quale peró abbiamo preferito l’Ace, un posto vagamente indie dove, per rimanere in tema, hanno messo una delle mie canzoni svedesi preferite, la comunistissima “Kolla Kolla” dei Nationalteatern (sentitela anche dopo il primo minuto, altrimenti penserete che é una menata allucinante). L’Ace, il cui ingresso si trova esattamente di fronte al luogo dell’omicidio, ha la particolaritá di avere l’entrata dentro la fermata della metropolitana. Un po’ come se, per andare all’Atomic a Milano, vi chiedessero di entrare dentro la fermata della Stazione Centrale.

Comunque l’indomani sveglia presto, sfacchinata di 40 chilometri fino a sud e terrificante 0-0 fra Assyriska (Superettan) e Vasalunds (D1), con una sola parata del portiere in tutti i 90′ e meno di 50 spettatori sugli spalti. Siccome questo pezzo é stato abbastanza deludente, ecco quella che, fino a ieri, era la top five delle partite piú noiose a cui ho assistito.

5) Örebro-Brage 1-1 2013 Mi sono trascinato dietro un mio amico non appassionato di calcio, il quale credo mi abbia maledetto per tutti quegli orrendi 90′. L’Örebro era secondo in classifica, il Brage ultimo e retrocesso da due mesi, ancora mi chiedo come abbiano fatto a pareggiare

4) Varese-Gubbio 1-0 2011/12 Una partita giocata in un freddo siberiano a Masnago. Gol del Varese dopo una manciata di minuti, poi in nulla piú assoluto. Una delle volte che ho preso piú freddo in vita mia

3) Novese-Santhiá 0-1 2009/10 Turno di ritorno della Coppa Italia di Eccellenza, la Novese doveva ribaltare l’1-0 dell’andata. Dopo 85′ di passaggi a vuoto, senza l’ombra di un tiro in porta, la Novese regala un rigore. A rendere piú surreale il tutto, il fatto che ero addetto stampa della Novese e mi ero dimenticato di inserire l’etá di uno dei fuoriquota, mandando in panico metá sala stampa convinta che la Novese avesse perso a tavolino

2) Derthona-Bogliasco 0-0 2012/13 Vengo mandato come free-lance da un quotidiano di Genova, so perfettamente che non verró mai pagato per questa cosa, nonostante le rassicurazioni dei colleghi di Torino che hanno fatto da tramite. Le squadre non si azzardano a fare un tiro in porta in tutti i 90′, uno degli allenatori non rilascia dichiarazioni. Scrivo un pezzo cortissimo che mi vale una cazziata mostruosa del collega che, come preventivato, non mi avrebbe pagato l’uscita. Non lo avrebbe fatto nemmeno se mi fossi chiamato Gianni Brera

1) Valenzana-Sacilese 0-0 2010/11 In sé per sé non fu una partita davvero tanto terrificante, il fatto é che la Valenzana aveva il gioco piú prevedibile della storia del calcio, in piú quella domenica dovevo seguire Alessandria-Salernitana e invece mi toccó quello scempio

Himmelsblå – Grandi orecchie

malmofinaleC’era un tempo in cui le coppe si giocavano tutte al mercoledí e, se arrivavi secondo o terzo in campionato, la Coppa dei Campioni non riuscivi neanche a guardarla in televisione perché probabilmente stavi tornando da una trasferta in Unione Sovietica o Ungheria in Uefa o Coppa Coppe.

Creiamo un po’ di atmosfera.


Nel 1977 il campionato svedese incorona il Malmö per la dodicesima volta, addirittura la terza negli ultimi quattro anni. La squadra dello Skåne é retta da un ampio nucleo di giocatori, capitanato dal trentacinquenne Kristensson e costituito da una difesa molto solida, composta da Erlandsson, Jonsson, Magnus Andersson e Roland Andersson. Fra i pali, la sicurezza di Jan Möller. A centrocampo spicca Robert Prytz, che anni dopo vedremo anche in Italia con Atalanta e Verona. Il gioco del Malmö non é spettacolare, é una squadra che concede poco, ma segna altrettanto poco, tanto da risultare il quarto attacco dell’Allsvenskan. Il torneo é un monologo del club biancoazzurro che si laurea campione con ben tre turni di anticipo: le lunghezze di vantaggio sull’Elfsborg alla fine saranno 7, la vittoria valeva ancora 2 punti.

Durante il torneo successivo, il Malmö presenta ancora gli stessi problemi in attacco e, dopo un ottimo girone di andata, la squadra cede il passo all’Öster che, ad ottobre, si laurea campione nazionale. Parziale consolazione é la vittoria in Coppa di Svezia ottenuta a maggio contro il Kalmar, nel minuscolo stadio di Brömolla.

Ció che peró colpisce, é il sorprendente cammino degli Skånska in Coppa dei Campioni. Sorteggiati in un primo turno tutt’altro che favorevole contro i campioni francesi del Monaco, i biancoazzurri strappano uno 0-0 casalingo che lascia poche speranze per il ritorno al Louis II, dove, invece, il centrocampista diciottenne Jan Olov Kinnvall si inventa un gol che manda avanti gli svedesi. Da non crederci.

Kinnvall é la rivelazione del girone di ritorno. Pescato dalle giovanili, si dimostra abbastanza maturo per affrontare la competizione piú importante d’Europa come solo i grandi riescono.

La tegola cade al secondo turno, quando l’urna, se possibile, é ancora piú malevola e decide che il Malmö se la deve vedere con la Dinamo Kiev del maestro Lobanovskyi e del bomber Oleg Blochin.

A Kharkiv, sede della partita a causa della squalifica dello stadio di Kiev, il muro del Malmö resiste e strappa un altro 0-0, questa volta in trasferta. Al ritorno non si possono commettere errori, giacché un pareggio con gol garantirebbe il passaggio del turno ai sovietici. Al 9′ la mette Tore Cervin, un attaccante che in tutto il campionato aveva segnato solo quattro gol. Al 36′ pratica chiusa. Sjöberg? Andersson? Ljungberg? No, ancora Kinnvall. Anche la Dinamo é fuori.

A dicembre, con il mercato svedese in fibrillazione per il nuovo campionato ed il Malmö galvanizzato dal clamoroso cammino in Coppa (come se non bastasse, sono giá uscite anche Juve, Real, PSV e le due finaliste uscenti, Liverpool e Bruges), decide di cambiare faccia.

Bob Houghton, l’allenatore inglese che poi passerá il restante quarto di secolo a girare le panchine di tutto il mondo, pensiona lo spento Tommy Sjöberg mandandolo a svernare in Arabia (tornerá presto, durante l’estate successiva) e manda in panchina il capitano Kristensson, rimpiazzandolo con il trentenne Tapper, fino a quel momento tenuto in seconda linea.

Il colpo di mercato é Sonny Åslund, bomber dell’AIK, giá abituato a calcare palcoscenici internazionali con Espanyol e Werder Brema (tuttavia verrá bocciato fuori Scandinavia), ma c’é un intoppo burocratico: le liste all’UEFA si presentano il 15 gennaio e l’AIK temporeggia, permettendo al Malmö di tesserarlo solo ai primi di febbraio. Altra tegola, Åslund si infortuna praticamente subito e giocherá solo quattro partite in tutta la stagione.

Il 7 marzo, con il campionato ancora da cominciare, si giocano i quarti di finale e, questa volta, il sorteggio é positivo. L’avversario é il Wisla Cracovia, che, peró, approfittando del letargo svedese, passa per 2-1 al Mjeiski in rimonta. Il ritorno, due settimane dopo, si gioca nella bolgia del Malmö Stadion. Contravvenendo anche alle piú elementari norme sociali svedesi, lo stadio é un catino ribollente nonostante la neve ai bordi del campo, ma il Malmö non passa. Anzi.

Al 58′ Kmiecik buca Möller e sembra finita, ma gli svedesi non sono tipi da arrendersi. A dirla tutta, dá loro una mano anche l’arbitro tedesco Eschweiler con due rigori, di cui almeno uno dubbio (non ci sono immagini del secondo). Ljungberg (doppietta) e Cervin mettono a segno una clamorosa impresa con tre gol in un quarto d’ora, a cui fa seguito il poker (e la tripletta personale) di Ljungberg dagli undici metri con i polacchi colti in contropiede. Il Malmö é in semifinale.

Con le big tutte fuori, é giá sicuro che il titolo andrá ad una squadra che non ha mai vinto la coppa. Le contendenti sono i campioni tedeschi del Colonia, la cenerentola Austria Vienna ed i sorprendenti inglesi del Nottingham Forest, neopromossi l’anno precedente, killer del Liverpool al primo turno e rinforzati dall’arrivo di Trevor Francis nel mercato invernale. Lui, si, entro i limiti imposti dall’UEFA. A Ginevra, anche questa volta, dice bene al Malmö. Trasferta in riva al Danubio.

Al Prater é il solito muro, finisce 0-0. Il ritorno lo decide Tommy Hansson che, in campionato, fa molta fatica a segnare e riesce a sbloccarsi proprio nella partita decisiva. Per la prima volta nella storia, una squadra svedese é in finale di Coppa dei Campioni.

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Teatro della contesa é l’Olimpico di Monaco e, dall’altra parte, c’é il Nottingham, vincitore a sorpresa in trasferta contro il Colonia dopo il 3-3 in Inghilterra.

15mila svedesi calano sulla capitale della Baviera, ma questo non servirá ai ragazzi di Houghton. Difensivo come pochi, il tecnico inglese lascia i connazionali sfogarsi nella speranza di stancarli, ma é proprio l’ultimo arrivato, Trevor Francis (futuro sampdoriano), a spegnere i sogni dello Skåne, quando l’orologio dell’arbitro tedesco Linmaier non ha segnato neppure un minuto dall’inizio del secondo tempo.

Il Malmö esce fra gli onori, ma ha ancora una possibilitá per riscattarsi. Finito fuori dalla zona coppe in Allsvenskan, raccoglie la rinuncia del Nottingham Forest a giocare l’Intercontinentale in Paraguay. E’ l’ultima volta che il titolo mondiale si assegna in gara doppia (l’edizione successiva si giocherá a Tokyo) ed é l’ultima volta che la vincitrice della Coppa dei Campioni rinuncia alla trasferta Sudamericana.

Andrá male anche questa volta, con l’Olimpia che passa al Malmö Stadion con un gol di Isasi di fronte a 5000 spettatori infreddoliti e si ripete cinque mesi dopo nella Bombonera di Asunción.

Di quella squadra solo Prytz avrá fortuna all’estero. Il resto di quel collettivo operaio prestato al calcio, rimarrá a Malmö negli anni a venire, compresa la giovane stella Kinnvall. La partita di Asunción segnerá la fine di un ciclo, con gli Himmelsblått che conquisteranno di nuovo il titolo solo nel 1986, non si riaffacceranno piú al grande calcio internazionale conoscendo anche l’amarezza della retrocessione nel 2000, la prima dopo oltre cinquant’anni, proprio nell’anno di esordio di un certo Zlatan Ibrahimovic

Se non ne avete avuto abbastanza, ecco i video dell’impresa sfiorata

Malmö-Monaco 0-01-0
Dinamo Kiev-Malmo 0-0 – 0-2
Wisla Cracow-Malmö 2-11-4
Austria Vienna-Malmö 0-00-1
Nottingham Forest-Malmö 1-0

Malmö-Olimpia Asunción 0-1 – 1-2

L’ex portiere del Milan – Lotta vs Zlatan

2014-02-15 13.52.07Per la prima volta da quando sono arrivato, sabato scorso ho visto una partita di calcio femminile. Inutile dire che qui in Svezia, la patria della parità sessuale, il “damfotboll” è tenuto in altissima considerazione, tanto che circa un mese fa perfino Kung Zlatan si era permesso di dire, non senza un velo di stizza, che, mentre in Europa lo mettono sullo stesso piedistallo di Cristiano Ronaldo o Messi, in Svezia il suo talento viene confrontato con quella di Lotta Schelin.

Lotta Schelin è cresciuta a Goteborg e ora gioca in Francia, proprio come Ibrahimovic, nel Lyon. E’ considerata una delle più forti calciatrici al mondo e, in occasione della consegna del Guldbollen, il Pallone d’Oro svedese, ha ricevuto come premio una bicicletta, mentre a Zlatan è “toccato” un macchinone, proprio poco dopo aver firmato un contratto milionario con la Volvo per l’ultima campagna pubblicitaria.

Ora, che il calcio femminile sia una disciplina, per tecnica e stile, molto diversa dal calcio a cui siamo abituati noi, non devo essere io a dirvelo. Francamente, l’uscita di Zlatan, soprattutto conoscendo il “lagom” e il “politically correct” svedese, è stata decisamente inopportuna. Recentemente ho avuto modo di collaborare con il KIF Örebro, la squadra che ho seguito in amichevole sabato mattina, e ho capito un po’ quello che provano gli altri sportivi quando si paragona il calcio con qualsiasi altra disciplina. Quello che Zlatan non riesce a sopportare, è che qui la gente si diverte anche senza di lui, con altri sport, altri atleti, addirittura donne.

Contatti col calcio femminile ne ho avuti ben pochi. Uno di questi è l’ex portiere del Milan. Non sto parlando di Sebastiano Rossi o Massimo Taibi, che pure ho incontrato una volta allo stadio a Modena. Purtroppo questa è una delle tante storie che non posso esplicitare, ma so già che qualcuno starà ridendo sotto ai baffi, veri o metaforici (no, non è nemmeno Giulio Nuciari, parlando di baffi). A proposito, qui ci va un bel sottofondo musicale.

Comunque, qui il calcio femminile si gioca in grossi stadi (il seguito non è lo stesso. Per Örebro-Sirius, Allsvenskan contro Superettan, venerdí sera c’erano 500 spettatori, per KIF Örebro-Linköpings, queste ultime terze nella scorsa Damallsvenskan, 50), le squadre hanno atlete straniere e tutti si sforzano per considerarlo uno sport degno della stessa attenzione del corrispettivo maschile. Che sia un’operazione di facciata per garantire l’eguaglianza sportiva agli occhi dello spettatore medio oppure un sincero tentativo di innalzare il livello di questo sport (la Svezia é tra le prime nazionali a livello mondiale, il campionato svedese per qualitá é il terzo o quarto europeo, dopo Germania, Francia e, forse, Inghilterra), non mi é ben chiaro, comunque sabato ho finalmente visto una bella partita, priva di tatticismi esasperati e “passettini” che spesso si vedono nelle uscite precampionato. Non solo per i finali, ma anche per constatare quanto l’impegno fosse stato preso sul serio dalla squadra ospite, KIF Örebro-Linköpings 0-7.

Faccia a faccia con la meteora – Dalla Svezia alla Svezia passando da Empoli

2014-02-14 16.35.31L’estenuante precampionato mi costringe a corse improbabili per raggiungere lo stadio in tempo utile per completare il mio lavoro da scribacchino e/o scimmia ammaestrata. Nel freddo artico di ieri sera, si giocava Örebro-Sirius, prima amichevole dei bianconeri dopo il ritorno dal ritiro in Portogallo (3 vittorie su 3 partite).

L’evento, di per se sportivamente insignificante, é marciato senza particolari patemi, se non un cellulare (il mio) caduto per quattro gradoni e risultato miracolosamente illeso nonostante le bestemmie si fossero sentite anche nella vicina provincia di Arboga, e un “simpatico” individuo munito di figlio che ha deciso di sedersi di fronte alla vetrata da cui seguivo la partita e dalla quale non riuscivo nemmeno a muovermi per poter chiedere all’omino, con estrema gentilezza, di togliersi dal cazzo. Solo dopo qualche manata sul vetro ha capito l’antifona, specie osservando il mio sguardo ricco di rabbia omicida.

Ma non sono qui per parlarvi dell’odio che intercorre fra un giornalista e uno spettatore rincoglionito medio. Ieri, in campo, l’Örebro presentava molte riserve, mentre il Sirius, neopromosso in Superettan, aveva la formazione migliore. Finale 1-1, con punizione di Berger per i bianconeri e pareggio al 90′ in mischia degli ospiti, ma poco male, visti i pochi titolari in maglia svartvitt. Ecco, fra i big del Sirius c’é tale Johan Arneng.

A dispetto del cognome vagamente ghanese/togolese, é un biondo nordico (unica pecca, é alto 1.75, ma dai miei tre centimetri in meno non mi sento di criticare), é stato un onesto centrocampista, nato a Uddevalla (una cittá dove ho vissuto e della quale, se in stato di semi-incoscienza, posso raccontarvi storie degne di un romanzo di Irvine Welsh) e cresciuto nel Degerfors. Ha speso la maggior parte della sua carriera con il Djurgården, la seconda squadra di Stoccolma, con cui giocó anche un interessante preliminare di Champions contro la Juve, 2-2 a Torino e 1-4 al Rasunda.

Ecco, il buon Arneng, in realtá, l’Italia non l’ha vista solo in quell’estemporanea trasferta estiva. Nel 1998 venne cooptato dall’Empoli, all’epoca in Serie A, per svolgere la preparazione estiva.

All’epoca 19enne, non si mise particolarmente in luce nella cittadina toscana, sebbene le sue lodi fossero declamate dai piú grandi esperti di calcio giovanile. Venne mandato a Raufoss, in Norvegia, con una bottiglia di Montepulciano come buonuscita, e pare che non si sia mai lamentato del trattamento.

Scotch – Più buoni di tutti

2014-02-11 13.26.06Oggi era la seconda trasferta dell’anno. Stoccolma, Bromma per la precisione. Periferia ovest della capitale svedese. Un quartiere grigissimo, con la fermata meno utilizzata della metropolitana e classici palazzoni soviet style.

Giocano Brommapojkarna e Syrianska, amichevole precampionato. Del Syrianska, appena retrocesso in Superettan, ne abbiamo già parlato. E’ la famosa squadra degli immigrati “siriaci” (cristiani di Siria), quest’anno giocheranno il derby con l’Assyriska in seconda serie.

Dall’altra parte c’è il Brommapojkarna, squadra dal nome impronunciabile (letteralmente “I Ragazzi di Bromma”), ultima squadra lo scorso anno a salvarsi senza code degli spareggi (all’ultima giornata ha mandato l’Halmstad a giocarsi la salvezza con il Sundsvall), ultima squadra per presenze allo stadio (meno di un migliaio a partita), ultima squadra per dimensioni dello stadio (meno di 4000, oggi però mancavano le tribune in tubi innocenti, non si superavano i 1000 posti disponibili. Spettatori odierni: 50).

Il Brommapojkarna, però, quest’anno ha la clamorosa possibilità di giocare in Europa League. Ma come, se sono arrivati a ridosso della zona retrocessione? Questo è un tema che all’Italia, agli ultimi posti della classifica che sto per presentare, non interessa particolarmente, ma in realtà permette a tre nazioni di schierare una squadra in più in Europa League: il Fair Play. Esiste un regolamento, piuttosto complicato, che i giudici federali stilano dopo ogni partita di tutti i campionati europei. Vi rientrano comportamento dei giocatori, del pubblico, rispetto, perdite di tempo, sportività etc etc. La media di tutte le partite giocate nella massima divisione di un paese è valida fino al 30 maggio per i campionati che si concludono in primavera, mentre per quelli solari conta l’anno precedente. All’interno di ogni singolo campionato, le squadre raccolgono punti bonus per il fairplay. Ecco spiegato il motivo per cui l’Italia è sempre ultima (si conta almeno un coro razzista a partita, per non parlare delle perdite di tempo), mentre nel Nord Europa spesso si sorride. La Svezia ha mandato come squadra extra al Fair Play più volte il Gefle, e quest’anno è di nuovo in lizza per i primi tre posti. In realtà il Brommapojkarna non è stata la squadra più sportiva dello scorso anno, ma è arrivata solo terza, dietro al Malmö e all’IFK Göteborg, che però sono già arrivate in Europa grazie ai loro piazzamenti in campionato (primo e terzo rispettivamente), per cui, nel caso entro maggio le altre europee non facciano meglio, spazio ai rossoneri di Bromma.

Partita monotona, tanti errori difensivi e Brommapojkarna che porta a casa il 3-1 dopo aver rischiato il capitombolo. Anche questa volta non ho potuto fare a meno di stringere amicizia con qualcuno in tribuna. Di fianco a me, infatti, si è seduto un ragazzo scozzese, scout dell’Östersund, altra squadra del campionato di Superettan, interessato ad analizzare il rendimento delle rivali in campionato.

Fa sempre piacere sapere che nel mondo ci sono altri pazzi che, a migliaia di chilometri da casa, non riescono a stare lontani da un campo di calcio.

Capelli rossi – En apelsin med urverk

2014-02-05 17.20.43Finalmente la prima partita vera, i primi 90′ di gioco, spettacolo e balle varie. No, stiamo divagando, qui il calcio é un motivo per parlare d’altro. Per lavoro, ho dovuto seguire la partita amichevole fra Degerfors e Sylvia e ancora adesso mi chiedo se ci sia qualcuno interessato all’evento, fatta eccezione per i 22 in campo più riserve e i circa 50 spettatori.

A Degerfors, enclave veterocomunista svedese, retta dal sindaco in quota Vänsterpartiet (un po’ come dire SEL in Italia), c’ero giá stato per una partita di campionato ad ottobre e vi trascorrerò diversi week-end da aprile a giugno, siccome sono stato assegnato ai biancorossi del Värmland e non all’Örebro in Allsvenskan come tanto speravo.

Nei mesi trascorsi sono anche riuscito a frequentare una ragazza di Degerfors, che é un po’ come dire “Sono uscito con una ragazza di Terni”. Infatti, le similitudini non mancano: squadra che naviga nella media Serie B, acciaierie fumanti in tutta la città (a proposito, la Outo Kumpu, che proprio a Terni ha venduto alla famigerata Thyssen Krupp, aveva fatto traballare centinaia di posti di lavoro nella cittadina umbra ed é sponsor ufficiale della squadra di calcio e la sede svedese é a Degerfors. Ancora non ho capito se dopo la vendita il rischio per i lavoratori italiani é rientrato o meno) e colore rosso predominante. Comunque, con la ragazza (rossa, di capelli, anche lei) di Degerfors non ci esco più, in compenso passeró molto più tempo con la squadra della sua città.

Sulla partita poco e niente da dire: si doveva giocare sul campo in erba naturale, ma la nevicata degli ultimi giorni ha spostato il tutto sul gelido impianto in erba sintetica adiacente, senza tribune. Le due ore in piedi, a -3, le ho sentite tutte e credo che il freddo possiate sentirlo voi solo a guardare l’immagine che ho postato. A fine primo tempo ho rischiato praticamente il posto di lavoro, proprio come gli operai ternani, visto che sono rientrato per bere un caffè e, dopo 7 minuti netti, sono uscito dal baretto dello stadio e la ripresa era già iniziata, mettendo in pericolo i 50 euro per i quali ho stoicamente resistito nell’inverno del Värmland.

La cosa più buffa, é che esattamente dietro al campo in erba sintetica c’é una struttura al coperto, con tanto di campo di calcio a 11 che, però, non é regolamentare: 80 metri per 40. Cosa costava costruire 150 metri quadri in più? Mi viene da ridere, soprattutto pensando al terrificante campo di Casella, provincia di Genova, sul quale ho arbitrato un paio di partite giovanili una decina di anni fa. Un campetto parrocchiale di 70×35, dentro al quale un difensore riuscì a segnare il gol della vittoria all’ultimo minuto mentre stava semplicemente spazzando l’area di rigore da un pallone un poco insidioso.

Solo per i finali, Degerfors-Sylvia 2-1.