Pane, amore e köttbullar – Il romanzo di Sverige ’58

svezia58A tre mesi dal mondiale vi faccio un piccolo regalo, dovuto anche al fatto che, ogni tanto, non salirò su autobus e treni diretti per cittadine sperdute, per cui devo trovare qualcosa su cui scrivere.

Oggi inizia la mini-serie legata all’unico campionato mondiale mai giocato in Svezia e, più in generale, in Scandinavia.

La Svezia aveva preso sul serio l’ipotesi di ospitare la più importante rassegna calcistica mondiale sin dalla prima edizione. Pochi sanno, infatti, che anche l’edizione del 1930 doveva essere soggetta ad una votazione interna alla Fifa. Votazione che, tuttavia, non ebbe luogo.

L’idea di organizzare il campionato mondiale era arrivata dal Sud America, specie dopo i successi che la nazionale uruguagia aveva ottenuto nei due tornei Olimpici del ’24 e ’28, tutt’ora considerati veri e propri titoli mondiali dalla ”Celeste”, che infatti appunta quattro stelle sulla sua maglietta, aggiungendo gli allori di Amsterdam e Parigi ai trionfi mondiali di Montevideo e Rio de Janeiro.

Dicevamo, Stoccolma era in prima linea per organizzare il ”Mundial”, anche grazie all’ottima reputazione guadagnata durante le Olimpiadi del 1912, tuttavia le pressioni delle federazioni internazionali e i grandi favori di cui godeva l’Uruguay, imposero alla Svezia la marcia indietro.

Stessa scena si ripeterà nel 1934, non senza polemiche: a contendersi il ruolo di organizzatore del torneo sono Italia e Svezia. La federcalcio scandinava ritira la candidatura a pochi giorni dal voto, nel 1932, lasciando via libera al governo italiano. Spesso si sono sentite voci di tentativi, più o meno legali, del regime fascista di accomodare l’esito della scelta. Alla fine, Stoccolma si ritira ancora una volta.

Saltati a piè pari ’38, ’50 e ’54, i blå-guld ci riprovano nel 1958. Era norma, all’epoca, disputare un mondiale in Europa ed uno in Sud America e, siccome nel ’50 si era giocato in Brasile e nel ’54 in Svizzera, sembrava ai più ovvio che la candidatura svedese per i mondiali del 1958 fosse la più debole, soprattutto di fronte a paesi dalla grande tradizione calcistica come l’Argentina, il Messico ed il Cile. Il lavoro diplomatico degli svedesi per portare a casa il torneo iridato è grande: in primo luogo premono sull’ottimo sviluppo dell’organizzazione degli imminenti mondiali elvetici e fanno leva sul fatto che, nel 1950, le trasferte intercontinentali sono ancora un lusso per la maggior parte delle federazioni. I più duri da convincere sono i cileni, che al torneo tengono in maniera particolare, ma succede che gli andini si ritirano dalla corsa. Non si sa bene come e perchè, ma, non a caso, l’edizione successiva viene assegnata proprio al Cile, con i 32 voti europei.

Anche il Messico si ritira e, a questo punto, la sfida sarebbe fra gli scandinavi e l’Argentina che, però, aveva avanzato la candidatura per mano di Peròn, il presidente populista che sperava di guadagnare consensi grazie al campionato del mondo. Il problema, per il presidente più discusso del paese sudamericano, è la politica interna, tanto che verrà destituito da un golpe del generale Lonardi il quale a sua volta viene fatto oggetto di un altro colpo di stato dal generale Aranburu, tutto questo nel giro di pochi mesi nel 1955. No, l’Argentina ha decisamente altri problemi più gravi da gestire, piuttosto che un ”Mundial”, se ne riparlerà una trentina di anni più tardi.

Via libera alla Svezia, quindi. Nel 1950, a Rio de Janeiro, il giorno prima dell’inizio dei mondiali del ”Maracanazo”, la Svezia ottiene il pass per organizzare il torneo otto anni dopo.

Il mondiale svedese segna una serie di rivoluzioni nel calcio globale e svedese.

E’ il primo torneo ad essere disputato con la formula dei quattro gironi all’italiana seguiti dai quarti di finale: anche in Svizzera, nel 1954, erano presenti sedici squadre, ma le cosiddette ”teste di serie” del torneo non si sarebbero affrontate in uno scontro diretto, bensì, dopo due giornate, le squadre a pari merito al secondo e terzo posto avrebbero affrontato uno spareggio per guadagnarsi l’accesso ai quarti: ne farà le spese l’Italia, battuta dalla Svizzera per quattro a uno.

telefunkenE’ anche il primo torneo ad essere realmente trasmesso attraverso la televisione: nel 1954 la tv era già in uso nella maggior parte delle nazioni europee, tuttavia le dirette vennero programmate solo a pochi giorni dall’inizio e senza una logica propria. In Svezia, scendono in campo la Sveriges Television e l’EBU, l’organizzazione europea per le trasmissioni televisive, meglio conosciuta come Eurovisione. L’accordo è che le partite si giocheranno in contemporanea, ad eccezione di quelle che vedranno impegnata la nazionale di casa per poterle trasmettere in diretta in Svezia e in Europa.

Dai quarti in poi, solo una partita per turno verrà trasmessa ed è sempre la Svezia ad avere questo favore, sino ad un colpo di scena: scontente per il trattamento subito, le federazioni di Francia e Germania Ovest protestano ufficialmente con l’EBU, della quale sono fondatrici e nella quale godono di un’influenza ben più alta della Svezia. La finale per il terzo posto fra i transalpini e i teutonici ha un bacino di utenza europea molto più ampio della finalissima fra i padroni di casa ed il Brasile, che pure aveva un canale televisivo già dal 1950, ma che certo non poteva trasmettere le partite in diretta visto che il primo satellite per le trasmissioni intercontinentali non era ancora stato lanciato nello spazio. Finisce, che Germania e Francia si impongono ed ottengono la trasmissione in diretta della loro ”finalina”, mentre gli svedesi che non troveranno posto al ”Rasunda” saranno costretti a seguire la finale via radio.

Nonostante l’incidente della finalissima, il torneo è un successo di ascolti e la maggior parte degli svedesi acquisterà il primo televisore, rigorosamente della tedesca Telefunken (guardate gli annunci pubblicitari a bordo campo durante le partite), proprio per seguire i propri beniamini durante l’avventura mondiale.

Un altra curiosità è la scelta delle città ospitanti: non siamo al livello dell’Italia, ma anche in Svezia il campanilismo è estremamente forte e, all’epoca, non erano molti gli impianti svedesi in grado di ospitare il torneo. Si era addirittura pensato a due soluzioni abbastanza radicali e che perfino oggi potrebbero sembrare ambigue: in caso di qualificazione ai mondiali della Danimarca, la nazionale danese avrebbe avuto il vantaggio di giocare le partite casalinghe all’Idraettsparken di Copenhagen, distante solo una ventina di chilometri via mare da Malmö. Eliminata la Danimarca, i problemi sussistevano, tanto che i lavori per il nuovo stadio Ullevi di Göteborg avanzavano ad una lentezza esasperante. La federazione svedese provó a sollecitare la conclusione, minacciando di assegnare ad Oslo le partite in programma nell’ultramoderno impianto che vide la luce solo a poche settimane dall’inizio della rassegna.

Altre cittá si lamentarono dell’esclusione e si arrivó ad una serie tale di compromessi che quel mondiale, con appena sedici squadre impegnate, venne giocato nel numero record di 12 cittá diverse.

Addirittura a Norrköping si rischió di non giocare perché l’amministrazione comunale non intendeva spendere ulteriori soldi per il rinnovo del Nya Parken e fu solo con la minaccia di assegnare le partite a Linköping che i fondi per le nuove tribune, improvvisamente, saltarono fuori.

brasse 02Si giocó in cittá notevolmente piccole e in stadi che oggi farebbero sorridere: a Uddevalla, un villaggio ad un centinaio di chilometri a nord di Göteborg, lo stadio poteva contenere solo 15mila spettatori, ma la partita fra Brasile e Austria venne seguita da 20mila appassionati. I 5mila extra si erano assiepati sopra una collina dietro lo stadio. Le partite più a nord furono a Sandviken, che è tutt’ora la città più settentrionale dove si sia giocato un mondiale di calcio.

L’ultimo colpo di scena arrivó con l’introduzione del professionismo in Svezia. Il fatto era che la federcalcio non si poteva permettere di pagare le trasferte ai calciatori che militavano nei tornei stranieri come professionisti e quindi si era spesso limitata a schierare formazioni composte da soli giocatori del campionato svedese, ma la chance era ghiotta e, finalmente, si aprirono le porte anche per i pro: giocavano tutti in Italia.

Tutto era pronto. No, non ancora. Mancavano le squadre. Nella prossima puntata parleremo delle qualificazioni.

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