Pane, amore e köttbullar pt. 3 – IFK Argentina

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Tre ore dopo il fischio finale del russo Latychev a Stoccolma, iniziavano tutte le altre partite della fase a gironi del mondiale svedese. In contemporanea.

Quella che, forse, era la partita più attesa di tutta la prima giornata, si giocava al nuovissimo Malmö Stadion fra i campioni uscenti della Germania Ovest, fortemente rinnovati, e l’Argentina, vista dai piú come una delle favorite del torneo.

All’epoca l’Argentina non godeva dello stesso clamore odierno, né di quello dei tempi di Maradona: addirittura i suoi campioni si ritrovavano a giocare con la nazionale azzurra, come fará lo stesso Sivori che da circa un anno stazionava in Italia con ottimi risultati.

Tuttavia, quella dei ”pamperos” sembrava essere una squadra estremamente solida, con Carrizo tra i pali (neanche parente dell’ex laziale) e l’idolo del River Plate, Angel Labruna, a guidare l’attacco.

Che qualcosa non sarebbe andato per il verso giusto, lo si intuí dalle primissime ore di quel mondiale. Partita dal ritiro nello Skåne, la nazionale argentina arrivó al Malmö Stadion con un’ora e mezza di anticipo sul calcio d’inizio, giusto in tempo per confrontare le maglie. Biancocelesti quelle argentine, bianche quelle tedesche. Non si puó fare: il pubblico potrebbe confondersi, tantopiú gli spettatori alla televisione, ancora in bianco e nero.

Que faire? Troppo tardi per recuperare le maglie al ritiro. Parte una lunga serie di contatti e alla fine si trova una soluzione: l’IFK Malmö é la seconda squadra cittadina ed é una classica squadra yo-yo, avanti e indietro fra prima e seconda serie, saranno loro a mettere a disposizione il completo per questa partita. Le maglie sono gialle, questo significa che il pubblico da casa non capirá nulla ugualmente, ma almeno i tifosi allo stadio non si faranno venire il mal di testa a forza di seguire la partita. Curiosamente, la stessa situazione si ripeterà in Argentina nel 1978, quando la Francia sarà costretta ad affrontare l’Ungheria con le maglie biancoverdi dei dilettanti del Kimberley.

La stella del Racing Avellaneda, Omar Corbatta, segna un gol dopo tre minuti. Sará, probabilmente, il punto piú alto della vita sciagurata del giocatore blanqui-azul.

”Portano bene, queste maglie”, avrá pensato Corbatta. Troppo presto per dirlo. Quella partita finirá 3 a 1. Stesso risultato, questa volta a favore degli argentini, nella seconda partita, giocata ad Halmstad, contro l’Irlanda del Nord.

Basterebbe un pareggio, contro la Cecoslovacchia, e invece finisce 6-1 per quegli altri. Si torna a casa con il timore di ricevere una ”Tormenta de tomate” all’aeroporto. Corbatta, che segnó in tutte e tre le partite, divorzierá tre volte, diventerá alcolista e morirá di tumore a 55 anni.

Forse era meglio prendere le maglie azzurre del Malmö, cosí forse non sarebbero trascorsi ancora vent’anni prima di salire sul tetto del mondo.

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