Pane, amore e köttbullar pt 4 – Ulf Garrincha e la pesante ereditá

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Ad Halmstad c’è un signore chiamato Ulf Lindberg, ha 54 anni e lavora in un chiosco per gli hot dog nel centro commerciale della piccola cittadina situata sulla costa ovest svedese.

Questo signore, dal nome impeccabilmente nordico, è piuttosto scuro di carnagione. Decisamente troppo, per essere nato in un posto dove sono tutti bianchi, biondi e con gli occhi azzurri, almeno all’epoca. Oggi certamente non farebbe notizia.

Rewind.

Al Mondiale del 1958 il Brasile si presenta certo con ottime credenziali, ma nelle prime due partite non convince. Buona la vittoria contro l’Austria per 3-0, ma il pareggio contro l’Inghilterra mette a rischio il prosieguo del torneo, perchè, con una sconfitta contro l’Urss, i verde-oro dovrebbero sperare in una “derrota” britannica per andare almeno allo spareggio.

Per movimentare il gioco del Brasile, apparso non brillantissimo contro l’Inghilterra, viene inserito da Vicente Feola, l’ala Manè Garrincha del Botafogo, tenuto fuori nei primi due incontri anche per l’atteggiamento poco professionale mantenuto durante la preparazione al torneo. Lo psicologo al seguito del Brasile, definirà Garrincha un bambino di 4 anni nel corpo di un adulto.

Sarà anche un bambino, ma la partita che gioca contro l’Urss è qualcosa di spettacolare. Il Brasile vince 2-0 con doppietta di Vavà, ma è Manè l’uomo ad uscire fra gli applausi.

Anche contro il Galles ai quarti (1-0, gol del 17enne Pelè), Garrincha è da manuale. Il difensore gallese Mel Hopkins, a fine partita, dirà “Un fenomeno, è capace di pura magia”.

Questo un po’ per raccontare quella che fu la seconda fase del Brasile ai mondiali del 1958 e del perchè Garrincha, assieme al suo Botafogo, venne richiamato a gran voce in Svezia dai migliaia di appassionati la cui attenzione aveva rapito pochi mesi prima.

Nell’estate del 1959, i bianconeri giocano una tournèe in Svezia. Garrincha non è cresciuto. In realtà, non ci vorrebbe esattamente un bambino di 4 anni per infilarsi in camera con una inserviente dell’albergo in cui il Botafogo si trovava in ritiro.

Pochi giorni dopo, la giovane si accorge di essere incinta. Può anche sospettare che il padre sia quel simpatico ragazzo di colore, quella meravigliosa ala destra del Botafogo. Solo che intanto Garrincha è già sull’aereo per fare ritorno in patria e la ragazza di 19 anni che porta in grembo il frutto di quella scappatella non può permettersi di crescere un bambino in condizioni così scomode.

Anche per queste cose, è un periodo particolare in Svezia. Il paese è da sempre ritenuto come fra i più aperti  dal punto di vista sessuale, ma fino agli anni ’70 era in vigore, in termini di legge, un sistema terrificante degno della Germania nazista, conosciuto come Eugenetica.

Sostenuta a destra e sinistra, serviva a mantenere gli standard del popolo svedese sopra la norma. Per intederci, se una donna con problemi di alcolismo si accorgeva di essere incinta e senza un uomo con cui crescere il bambino, aveva molte probabilità di essere soggetta a sterilizzazione.

Il sistema agiva in casi come quello della ragazza 19enne: una scappatella, un bambino indesiderato e una richiesta di aborto, a cui però seguiva, sempre e comunque, la sterilizzazione, in modo da evitare che “il danno” si ripetesse.

E’ difficile immaginare cosa sia stato, poi, della cameriera svedese, sta di fatto che ha preferito dare alla luce il bambino per poi darlo in adozione.

Ulf Lindberg ha scoperto l’identità di suo padre quando, da bambino, si era reso conto della sua condizione di mulatto, ma figlio di genitori bianchi.

Ha provato diverse volte a contattare Garrincha e, talvolta, gli capitò di ottenere risposta via lettera. Probabile che, in realtà, quelle lettere le avesse scritte qualcun’altro, visto che l’ala destra del Brasile del ’58 non aveva mai imparato a leggere e scrivere.

Si diedero addirittura appuntamento. Vent’anni dopo il mondiale svedese, quando Ulf aveva appena raggiunto la maggiore età e nutriva un orgoglio smisurato per il suo padre naturale. Garrincha doveva commentare il mondiale argentino per una tv carioca e Ulf sarebbe andato a Buenos Aires al seguito della nazionale svedese, per un incontro organizzato direttamente dai media brasiliani. Garrincha in Argentina non ci arrivò mai, licenziato dal canale televisivo per il suo alcolismo ormai irrecuperabile.

Garrincha morì nel 1983, Ulf Lindberg non lo vide mai. Ha incontrato, però, undici dei suoi fratelli e sorelle (tre erano già morti), all’inizio degli anni 2000, quando si recò proprio a Pau Grande, casa del campione carioca.

Ci andò, circondato dall’affetto di un paese che rivedeva in quel lontano venditore di wurstel, l’eredità di uno dei giocatori più amati del Brasile. Alegria do povo, lo chiamavano. Allegria del popolo. Folkets glädje.

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