Mezza Pentola – Quattro gol per 800 euro

2014-04-28 18.19.23 Allo Stora Valla, ogni volta che il Degerfors gioca in casa, c’è uno spettatore (o una spettatrice) che torna a casa più contento degli altri, al di là del risultato. Oggi il Degerfors ha perso 3-1 contro il Sirius, normalmente non mi soffermo sui dettagli tecnici delle partite visto che di solito non frega a nessuno, ma devo allungare il brodo.

Prima della partita le due squadre si presentavano nei bassifondi di una classifica degna di Premier Manager 99 (a proposito, date un’occhiata a questo esilarante gruppo di Facebook) con l’Husqvarna neopromosso primo in classifica, il Värnamo secondo e il Ljungskile terzo. L’Hammarby é tipo quinto e il Sirius, che arriva dalla terza serie, ma l’ho visto giocare quattro volte negli ultimi mesi e merita davvero, fino ad oggi aveva vinto una partita e ne aveva perse due. Tanto per fare un paragone, é come se in cima al campionato di B italiana ci fossero state, dopo tre giornate, Carpi, Crotone e Cittadella.

Vabbé, il Degerfors é una squadra terribile, nonostante abbiano pure preso qualche giocatore discreto nell’ultimo mercato (su tutti Castro-Tello dall’Hammarby). Anche oggi si é ripetuta la stessa situazione di tre settimane fa contro il Varberg, ovvero che al 10′ la squadra ospite aveva giá quattro corner a favore (contro il Varberg erano tipo 8). Il motivi sono due: il Degerfors gioca a far stancare l’avversario, cosa che talvolta puó anche riuscire (giocarono molto meglio il secondo tempo alla prima di campionato), in secondo luogo non riescono a liberare una palla dall’area di rigore che sia una e devono rifugiarsi in angolo. Va giá bene che hanno un portiere bravo sulle uscite.

Alla fine il Degerfors é passato in vantaggio a 20′ dalla fine, il Sirius, che sembrava davvero esausto dopo aver preso a pallonate i biancorossi nel primo tempo, é resuscitato grazie a un paio di cambi e ha pareggiato all’87, ha segnato il 2-1 al 90′ e al 95′ in contropiede ha messo il terzo.

Ho avuto anche modo di parlare della partita con qualche tifoso, visto che sono andato a farmi una birra al Bar Bosna, il club dei tifosi, nella speranza di poter guardare Sassuolo-Juve. Speranza vana, giacché era piú probabile incontrare Obama alla fermata dell’autobus che vedere la Juve in un bar svedese anziché l’Arsenal.

 

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Comunque la storia del tifoso contento, e sarebbe stato contento anche se la sua squadra avesse perso 8-0, é che allo Stora Valla (ma anche alla Behrn Arena quando gioca l’Örebro femminile) prima della partita ci sono diversi volontari che vendono banalissimi biglietti della lotteria, chiamata “Halva Potten”, letteralmente “Mezza pentola”. Gli spettatori (oggi ce n’erano circa 1500, come in una partita di medio bacino in Lega Pro) che acquistano il biglietto a 20 corone (circa 2 euro), di fatto lasciano metá del biglietto alle casse del Degerfors per lo sviluppo del settore giovanile, mentre l’altra metá é il premio che viene estratto fra il primo e il secondo tempo. Oggi il vincitore si é portato a casa piú di 8000 corone (questo significa che circa 800 persone hanno giocato, si parla di piú di 800 euro), voi al suo posto come vi sareste sentiti?

PS il biglietto vincente, va da sé, non era il mio

I quattro giorni del condor – Limoncelli e wooden pussies

10257675_10203634286158467_16086394341037997_nReduce da quattro giorni di “osservazione non partecipata” (come direbbe il mio professore) o “cazzeggio non retribuito” (come preferisco dire io) presso la redazione del Nerikes Allehanda di Örebro, posso dire con certezza che tutto quello che é emerso in anni di cene coi parenti non é vero.

Per anni mi hanno sempre additato come “il fannullone” perché a me piace scrivere, lavorare in redazione etc etc. Ecco, dopo questi quattro giorni il primo che mi viene a dire che fare il giornalista non é stancante, lo picchio con il treppiedi che ho dovuto camallare fino a Karlskoga.

A Karlskoga ci sono andato con tre colleghi, i quali a fatica sopportavano la mia presenza, perché si é scoperto che un nazistello, che pure ama farsi pubblicitá e parlare coi giornalisti, stava imparando a costruire esplosivi proprio nella cittá in cui aveva i suoi laboratori l’inventore della dinamite, Alfred Nobel.

La redazione é praticamente un obitorio, tanto che a volte temevo che la gente mi potesse passare attraverso convinta che la mia presenza fosse solo un ologramma.

Su tutte, spiccava la fotografa, una delle persone con cui sono andato a Karlskoga: una figa mostruosa. Il problema é che, quando le ho rivolto la parola, ha avuto la stessa reazione che si ha con un moscerino che si é attaccato alla felpa e mi ha liquidato brevemente.

Essendo sprovvisto di badge, dovevo aspettare, come un gatto aspetta il padrone, che qualche anima pia arrivasse. I primi giorni mi tempestavano di domande, del tipo “Ma cerchi qualcuno?” o “Ma lavori qua?”. No, non sono un terrorista, anche se a volte mi piacerebbe.

Menzione d’onore per il collega con cui ho visto la partita ieri in tv, il quale si é prodigato due volte in 90′ di commentare Örebro-Åtvidaberg (per la cronaca 3-2 per i padroni di casa, dopo che erano stati in vantaggio per 3-0). Andó perfino meglio la sera di quel tristissimo 1 novembre 2012 quando ero al bar della stazione di Arquata con uno sconosciuto interista che, comprendendo il mio dolore, mi offrí un limoncello a fine serata.

Contadini pazzi – Il Mambo di Pasquetta

10292521_10203600533074661_2939377829464052854_nMentre il pianeta era dedito alle braciolate, io non potevo fare altro che eseguire gli ordini della multinazionale per la quale faccio il mio lavoro da scimmietta ammaestrata. Anche perché arrivavo da una due giorni di bistecche e salsicce al limite dell’umana resistenza.

Karlskoga é a una ventina di chilometri da Örebro ed é tappa obbligata quando devo andare a Degerfors. Non mi era mai capitato di andare a vedere una partita lí, anche perché la squadra locale gioca in D2 (quarta serie), solo che oggi, dato l’orario e la giornata di festa in quasi tutti i paesi, Karlskoga-Gute era una delle poche gare in calendario.

Karlskoga é anche la cittá di Alfred Nobel, l’inventore della dinamite. E’ praticamente ovunque e anche lo stadio porta il suo nome. Il campo é una distesa piú appropriata per un raccolto di patate piuttosto che per la prima giornata di campionato. Ospiti, gli isolani (da Gotland) del Gute, fra i quali gioca la vecchia gloria keniota Robert Mambo Mumba, autore dell’unico gol dei suoi.

Per il resto, pomeriggio di ignoranza, pesa con il Karlskoga in vantaggio per 2-0, bravo a perdere il centrale difensivo per un’espulsione insensata e a segnare comunque il terzo gol dopo che il portiere del Gute aveva lasciato il pallone in area per andare dal panettiere. Mambo Mumba balla quando ormai conta solo per le statistiche.

Da ricordare l’infinita serie di stickers in giro per Karlskoga dedicati alla tifoseria organizzata, i Tokiga bönder (contadini pazzi, vedi sotto): allo stadio c’erano 100 persone, etá media 70 anni. Pazzi davvero, contadini chissá.

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Dama! – Interviste improvvisate

Il venerdì santo è stata la volta di Kif Örebro-Jitex Mölndal, o meglio la prima partita in casa per le ragazze di Örebro in campionato. Squadra quadrata, solito 4-4-2 impostato e squadra qualificata per le semifinali di Coppa di Svezia, l’Europa potrebbe essere dietro l’angolo.

E’ finita 2-0 per le padrone di casa, ma questo a voi non interessa. Sotto c’é un video, con un’intervista improvvisata, all’ultimo minuto. L’abbiamo fatta io e altri due miei compagni di classe (questi dietro la telecamera) per un esercizio con le multicam. Il protagonista é un nostro amico greco che allena le giovanili del Kif Örebro.
Per la cronaca, l’amico che gli ha suggerito la disponibilitá dell’incarico scrive su questo blog.

Öh-Øh! – Estemporanea

denmark-norway-and-sweden-by-Monam892808Più di una settimana senza scrivere un post si può spiegare solo in due modi: non avevo nulla da dire/sono morto.

E’ vero che da dire non c’era molto, giacchè sono tornato allo stadio per la prima volta solo ieri, ma è anche vero che sono reduce da una “tre giorni” a Oslo per la quale ho giusto 3-4 commenti da fare. (ps, non sono andato allo stadio perchè era dall’altra parte della città. E poi, cazzo, era l’Ullevaal, mica il Camp Nou).

– Oslo è una città perfetta se vi piace spendere 10 euro per una birra

– Oslo, al contrario di quello che mi aspettavo, è una città viva e brulicante. In settimana i locali rimangono aperti fino alle 3 ed è piena di bettole popolate da Erasmus (in cui comunque una birra vi costerà almeno un’ora di lavoro in Italia), mentre in Svezia una roba del genere te la sogni. Per contro, è un cantiere unico visto che la stanno rifacendo da zero e girare senza incrociare un martello pneumatico è pressochè impossibile.

– Se fossi svedese questa affermazione mi costerebbe l’ostracizzazione, ma non lo sono, tant’è…dichiaro ufficialmente che capisco il motivo per cui alle ultime elezioni il Partito del Progresso (da molti avvicinato all’estrema destra, io sarei molto cauto su questa affermazione) ha preso il 22,9% dei voti. Oslo è letteralmente invasa da mendicanti e il mio ostello, che pure era a due passi dal centro, era in una delle zone più malfamate. Ci sono anche in Svezia posti simili, ma se non altro si trovano in periferie che più periferie non si può, e quantomeno si evita di creare caos in centro. Mentre tornavo a casa ho assistito a un paio di risse e, inutile dirlo, i protagonisti non erano esattamente norvegesi. Perfino una mia amica, nata in Norvegia da genitori pakistani, mi ha detto che sarebbe giusto ridurre gli ingressi.

– Sono andato a Oslo per intervistare un giornalista della tv di stato sulla tragedia di Oslo e Utoya del 2011. L’impressione “di uno che viene da fuori” (come direbbe Lucio Dalla), è che questo paese non uscirà mai da tale shock. Sia chiaro, è giusto non dimenticare, ma, venendo dal paese della strage di Bologna e delle bombe di Capaci e Palermo, ho come l’impressione che da noi si sia mosso qualcosa, anche se in maniera impercettibile, e per fortuna eventi del genere non si sono ripetuti. In tre giorni, ho letto diverse storie sui giornali, fra cui una scrittrice che invocava il ritorno alla pena di morte per giustiziare Breivik. Non so se tre anni siano sufficienti a voltare pagina, se ce ne vorranno 10 o 50, ma era davvero come se fosse successo ieri.

Vabbè, fatte queste premesse sul perchè non ho scritto e una breve recensione su Oslo…ah no, aspetta, dimenticavo (anche perchè è giusto parlare di qualcosa di più frivolo)

– Siccome potrei lavorare per un’agenzia norvegese che mi manderebbe spesso in giro per il mondo, potrei avere bisogno di un passaporto. Sono andato all’ambasciata italiana dove ho quasi mandato affanculo l’usciere, il quale mi ha dato la più classica rappresentazione dell’italiano che non ha voglia di fare un benemerito. Menzione d’onore all’addetta ai passaporti che invece mi ha spiegato per filo e per segno cosa dovrei fare. Riprendiamo…

Oslo si è trovata esattamente nel mezzo di due partite dell’Orebro: la prima era domenica alle 15:00 alla Friends Arena contro l’AIK Stockholm e la seconda ieri alle 19:00 in casa col Malmo. Due sfide belle pese, specie per una squadra appena salita dalla seconda divisione.

Fino a ieri, l’Orebro era imbattuto perchè a Stoccolma ha strappato un ottimo pareggio: dopo essersi divorata una marea di gol, la squadra bianconera ha pareggiato grazie a un regalo di Stamatopoulos che ha letteralmente servito il pallone sui piedi di Shpetim Hasani, Buffon-Style, Juventus-Lecce di un paio di anni fa.

Ieri sera tanta fortuna è stata ripagata con venti minuti da protagonisti contro la squadra più forte di Svezia, la quale, siccome è la più forte, al primo tiro in porta è passata in vantaggio con quello che attualmente è il miglior giocatore del campionato, Guillermo Molins, e al secondo, verso l’ora di gioco, ha chiuso il match. Sul 2-0 l’Orebro si è svegliato, ha pure accorciato le distanze con Yasin e ha sfiorato il pareggio almeno 3-4 volte (forse c’era anche un rigorino a 5′ dalla fine), ma stavolta gli ha detto male.

Vent’anni in una canzone – Ci seguirete nel West?

wc94_051Prima di leggere, fate tutti una cosa bellissima. Attaccate le casse del computer e fate partire a tutto volume questo pezzo che potrebbe essere la prova vivente che dagli anni ´90 non si é mai usciti.

Anche senza vedere le immagini (e ovviamente senza capire la lingua), il primo pensiero é che questo é chiaramente un inno non ufficiale di un mondiale di calcio. Perfino l’intro ricorda vagamente le Notti Magiche di Bennato e Nannini. Questa volta, però, sono passati quattro anni e le Notti Magiche si trasformano in mezzogiorni afosi, in stadi che ricordano vagamente dei forni a microonde.

Non molte settimane fa ero con un amico in un locale per studenti. Sia io che il mio amico eravamo decisamente al di sopra della media età, due fuoriquota per rimanere in termini calcistici. La maggior parte della gente, che ballava sui tavoli priva di vestiti e inibizioni, non solo dell’estate del 1994 non aveva ricordi, ma probabilmente non era neppure nata.

E se per il mio amico Usa 1994 significa questa canzone, per me la cartina tornasole per capire se una ragazza ha già raggiunto un’età per la quale la posso avvicinare senza sentirmi vecchio di 1000 anni, é il rigore che Roby Baggio sparó in orbita dal dischetto del Rose Bowl di Pasadena. Era luglio, avevo 7 anni ed é la prima partita che ricordo di aver visto. In realtà mi addormentai prima dei rigori.

Rewind. La Svezia ha appena ospitato gli Europei del 1992. Non partiva certo favorita, specie dopo l’orrendo mondiale italiano di due anni prima, ma contando che la vittoria era andata alla Danimarca, richiamata due settimane prima per sostituire la Jugoslavia squalificata dall’UEFA, un pensierino al titolo in casa lo si poteva pure fare. Poco male, perché coach Tommy Svensson ha tutto il tempo per costruire la squadra ideale in vista del mondiale americano.

Che la qualificazione fosse a portata di mano, non era tanto in dubbio. Certo, nessuno si aspettava che la Svezia primeggiasse nel girone che comprendeva anche la Francia e che, soprattutto, quest’ultima venisse eliminata all’ultima curva dalla Bulgaria. I guld-blå, dal canto loro, riusciranno a qualificarsi con una giornata d’anticipo battendo 3-2 la Finlandia con una doppietta di Martin Dahlin (una breve esperienza in giallorosso, non lasció un gran ricordo) e gol decisivo di quello che probabilmente é stato il giocatore più elegante della storia recente svedese: Henrik “Henke” Larsson.

Svensson porta negli States il blocco dell’IFK Göteborg, che nell’autunno precedente aveva vinto il primo di quattro scudetti consecutivi. Fra di loro, in difesa, anche il nipote Joachim Björklund, ma se questo vi sembrerà uno dei più classici casi di nepotismo, avrete sbagliato tutto, perché il “Bjork” era un signor centrale difensivo, passato anche da Vicenza, Rangers e Valencia.

Due gli “italiani”, uno é il capitano della nazionale, Jonas Thern del Napoli (di lí a poco passerá alla Roma) , l’altro é Thomas Brolin del Parma, non ancora falcidiato da una lunghissima serie di infortuni. Negli anni successivi, a loro si aggiungeranno anche Stefan Schwarz (dal Benfica alla Fiorentina), Klas Ingesson (dal PSV al Bari), il già menzionato Dahlin (dal Moenchengladbach alla Roma), Teddy Lucic (il più giovane della compagnia, fece una breve esperienza al Bologna),  Kenned Andersson (dal Lilla al Bari) e Jesper Blomqvist (dall’IFK al disastrato Milan targato Tabarez). Anders Limpar  era già passato dalla Cremonese.

Oltre a loro, il mostruoso portiere Thomas Ravelli, il difensore Patrik Andersson del Moenchengladbach (passerá diversi anni al Barca), Henke Larsson e Håkan Mild, giovane, ma giá rocciosissimo mediano del Servette.

Al pronti via, di fronte ai 92mila di Pasadena, la Svezia rischia di incappare subito in una sconfitta contro la mina vagante Camerun, raggiunta sul 2-2 solo a un quarto d’ora dalla fine da Martin Dahlin, dopo che Ljung aveva illuso gli scandinavi con un gol dopo 8′.

La seconda partita si gioca in uno scenario che per l’epoca era futuristico, come quello di uno stadio al coperto: era il Pontiac Silverdome. La partita si giocó alle 19, quando in Svezia era notte fonda e la nazionale aveva viaggiato in aereo per 3000 chilometri. Nonostante il lungo viaggio, l’unico cambio deciso da Svensson (Kenneth Andersson per l’infortunato Jesper Blomqvist) rispetto alla partita con il Camerun, e soprattutto il rigore trasformato da Oleg Salenko dopo 5′, la Svezia portó a casa tre punti e, di fatto, la qualificazione, grazie al penalty di Brolin e alla doppietta dell’ormai scatenato Martin Dahlin.

Contro il Brasile, ancora a Pontiac, un salomonico pareggio celebra l’accesso alla fase successiva, dalla quale la Svezia mancava dal lontano 1974.

L’incrocio non é certo di quelli temibili: l’Arabia Saudita, nonostante la clamorosa vittoria ai danni del Belgio, ha dalla sua solo il caldo asfissiante del Cotton Bowl di Dallas, dove é ancora una volta Dahlin ad aprire le danze. I due gol di Kenneth Andersson, inframmezzati dalla speranzosa sortita di Al Ghenesyan, sono la sintesi più chiara di quello che era il gioco di quella Svezia, fatto di una gran serie di passaggi fra giocatori che avevano imparato a conoscere i rispettivi movimenti a menadito.

Svezia-Romania del 1994 é un po’ l’equivalente svedese di Italia-Germania 4-3: una serie di emozioni, una dietro l’altra, e una gran festa finale. La partita é stranamente divertente, per essere giocata nel forno che é il Rose Bowl di Pasadena.

Ingesson segna, ma é in fuorigioco, poi un pazzesco schema su punizione sorprende la difesa rumena e, a 12′ dalla fine, il parmense Thomas Brolin la mette di potenza sotto la traversa. Quando ormai sono già tutti pronti a scendere in piazza, Raducioiu gela Ravelli dopo una punizione di Hagi deviata dalla barriera. E si va all’extra time.

Come nel nostro Italia-Germania, sono gli altri a passare in vantaggio ai supplementari, ed é ancora il bresciano-milanista Florin Raducioiu, col suo destro, ad insaccare. Poco dopo, Stefan Schwarz becca il secondo giallo, lascia i suoi in dieci e tutti immaginano che il suo mondiale sia finito solo un quarto d’ora prima rispetto a quello dei suoi compagni. No.

Kenneth Andersson é alto dieci centimetri in più del portiere rumeno Prunea ed é plausibile che questi abbiano fatto la differenza sul lancio disperato che Roland Nilsson spara nell’area di rigore avversaria quando all’eliminazione svedese mancano solo 5′. Kenneth Andersson da Eskilstuna anticipa Prunea e tiene a galla i suoi. Henke potrebbe addirittura ribaltare la situazione, dopo che Prunea gli respinge sui piedi un diagonale di Andersson, ma non stoppa bene il pallone, perde tempo e, quando si coordina per calciare, ha perso l’attimo e restituisce il favore al portiere della Steaua.

Rigori. C’é una leggenda che vuole che la prima squadra a sbagliare riesca poi a vincere la partita. E´sicuramente questo il caso di Svezia-Romania, dove Håkan Mild batte per primo ed emula, ma non lo può ancora sapere perché succederà un paio di settimane dopo, Roby Baggio, mandando la palla fuori dal Rose Bowl.

Al penultimo rigore, Dan Petrescu non prende la rincorsa, ma calcia malissimo e Ravelli conferma la sua fama di pararigori. Adesso é paritá.

Quando Miodrag Belodedici, fenomenale punto di riferimento della nazionale rumena di quegli anni, sbaglia il primo dei rigori ad oltranza, é finita. Il telecronista non dice altro che “Tomas Ravelli l’ha chiusa, siamo in semifinale”.

La semifinale é ancora contro il Brasile, ancora a Pasadena, ma questa volta ci si gioca tutto. La Svezia ha addosso i supplementari di pochi giorni prima e riesce onorevolmente a rimanere sullo 0-0 a lungo nonostante il dominio verdeoro e l’espulsione di Jonas Thern per un fallaccio su Dunga. La zuccata di Romario a 10′ dalla fine é l’epitaffio di quella partita.

Si rimane a Pasadena, per quella che comunque sarà una festa. Perché, se ascoltate bene, é vero che la canzone dice “När vi gräver guld i USA” (Quando vinceremo il mondiale negli Stati Uniti), ma é altrettanto vero che una finalina per il terzo posto era ben oltre le più rosee aspettative.

Quando la Svezia atterra ad Arlanda, l’aeroporto di Stoccolma, ci sono decine di migliaia di spettatori pronti ad attenderli. Sarebbero stati lí anche se i loro beniamini non avessero sfracellato la Bulgaria di Stoichkov con quattro gol solo nel primo tempo. Non erano andati così vicini al titolo neanche quando Nordahl li portó in vantaggio nella finale di Stoccolma. All’epoca, dall’altra parte, c’erano due signori chiamati Garrincha e Pelé.

Le partite

Girone
Camerun-Svezia 2-2
Svezia-Russia 3-1
Brasile-Svezia 1-1

Ottavi
Arabia Saudita-Svezia 1-3
Quarti
Svezia-Romania 2-2 5-4 dcr
Semifinale
Brasile-Svezia 1-0
Finale 3˙e 4˙ posto
Svezia-Bulgaria 4-0

Roba da stendere un orso – La grande bellezza della Prima Giornata

2014-04-05 15.20.20C’é un antico proverbio del Värmland che recita più o meno così: “Se fai 0-0 alla prima di campionato contro il Varberg, in Serie A non ci vai” e credo che questo possa essere il riassunto più appropriato per Degerfors-Varberg, prima partita di Superettan ed esordio interno dei biancorossi.  Una partita terrificante, in grado di stendere un orso.

C’é da dire che le premesse per uno spettacolo interessante erano tutte lí: Degerfors che arrivava da una Coppa di Svezia disastrosa (1-7 con il Malmö, 0-3 con l’Hammarby, altra sconfitta di cui non ricordo il risultato contro l’Ängelholm), il Varberg é arrivato in B da un paio di anni e non credo possa permettersi di sognare tanto di più. Comunque l’atmosfera, anche dalla foto, era fantastica: se da noi la prima di campionato significa settembre, cioè ferie finite, cioè che nel giro di qualche settimana tornerà a piovere, qui in Svezia la prima di campionato significa che é finito l’inverno, che alle 8 c’é ancora il sole e tra non molto si potrà partire per Tenerife, magari durante la pausa precampionato.

La prima giornata credo sia uno degli aspetti più poetici del calcio. E´un mondo che rinasce, sul serio.

Ci sono state un paio di commemorazioni per lo sfortunato tifoso del Djurgården ucciso domenica ad Helsingborg e una bella scena fra le tifoserie, tra l’altro gemellate. Insomma, tutto bello fino al calcio d’inizio.

Chiudo con questa foto, che racchiude sempre di più lo spirito proletario di Degerfors, uno dei due comuni svedesi guidati dal Vänsterpartiet, che sta alla Svezia un po´come SEL sta all’Italia. Un cartellone pubblicitario del Vänsterpartiet in bella mostra allo Stora Valla: ce lo vedete voi Niki Vendola sui cartelloni del “Liberati” di Terni? (Vedi qui il perché Degerfors é la Terni svedese).

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