Vent’anni in una canzone – Ci seguirete nel West?

wc94_051Prima di leggere, fate tutti una cosa bellissima. Attaccate le casse del computer e fate partire a tutto volume questo pezzo che potrebbe essere la prova vivente che dagli anni ´90 non si é mai usciti.

Anche senza vedere le immagini (e ovviamente senza capire la lingua), il primo pensiero é che questo é chiaramente un inno non ufficiale di un mondiale di calcio. Perfino l’intro ricorda vagamente le Notti Magiche di Bennato e Nannini. Questa volta, però, sono passati quattro anni e le Notti Magiche si trasformano in mezzogiorni afosi, in stadi che ricordano vagamente dei forni a microonde.

Non molte settimane fa ero con un amico in un locale per studenti. Sia io che il mio amico eravamo decisamente al di sopra della media età, due fuoriquota per rimanere in termini calcistici. La maggior parte della gente, che ballava sui tavoli priva di vestiti e inibizioni, non solo dell’estate del 1994 non aveva ricordi, ma probabilmente non era neppure nata.

E se per il mio amico Usa 1994 significa questa canzone, per me la cartina tornasole per capire se una ragazza ha già raggiunto un’età per la quale la posso avvicinare senza sentirmi vecchio di 1000 anni, é il rigore che Roby Baggio sparó in orbita dal dischetto del Rose Bowl di Pasadena. Era luglio, avevo 7 anni ed é la prima partita che ricordo di aver visto. In realtà mi addormentai prima dei rigori.

Rewind. La Svezia ha appena ospitato gli Europei del 1992. Non partiva certo favorita, specie dopo l’orrendo mondiale italiano di due anni prima, ma contando che la vittoria era andata alla Danimarca, richiamata due settimane prima per sostituire la Jugoslavia squalificata dall’UEFA, un pensierino al titolo in casa lo si poteva pure fare. Poco male, perché coach Tommy Svensson ha tutto il tempo per costruire la squadra ideale in vista del mondiale americano.

Che la qualificazione fosse a portata di mano, non era tanto in dubbio. Certo, nessuno si aspettava che la Svezia primeggiasse nel girone che comprendeva anche la Francia e che, soprattutto, quest’ultima venisse eliminata all’ultima curva dalla Bulgaria. I guld-blå, dal canto loro, riusciranno a qualificarsi con una giornata d’anticipo battendo 3-2 la Finlandia con una doppietta di Martin Dahlin (una breve esperienza in giallorosso, non lasció un gran ricordo) e gol decisivo di quello che probabilmente é stato il giocatore più elegante della storia recente svedese: Henrik “Henke” Larsson.

Svensson porta negli States il blocco dell’IFK Göteborg, che nell’autunno precedente aveva vinto il primo di quattro scudetti consecutivi. Fra di loro, in difesa, anche il nipote Joachim Björklund, ma se questo vi sembrerà uno dei più classici casi di nepotismo, avrete sbagliato tutto, perché il “Bjork” era un signor centrale difensivo, passato anche da Vicenza, Rangers e Valencia.

Due gli “italiani”, uno é il capitano della nazionale, Jonas Thern del Napoli (di lí a poco passerá alla Roma) , l’altro é Thomas Brolin del Parma, non ancora falcidiato da una lunghissima serie di infortuni. Negli anni successivi, a loro si aggiungeranno anche Stefan Schwarz (dal Benfica alla Fiorentina), Klas Ingesson (dal PSV al Bari), il già menzionato Dahlin (dal Moenchengladbach alla Roma), Teddy Lucic (il più giovane della compagnia, fece una breve esperienza al Bologna),  Kenned Andersson (dal Lilla al Bari) e Jesper Blomqvist (dall’IFK al disastrato Milan targato Tabarez). Anders Limpar  era già passato dalla Cremonese.

Oltre a loro, il mostruoso portiere Thomas Ravelli, il difensore Patrik Andersson del Moenchengladbach (passerá diversi anni al Barca), Henke Larsson e Håkan Mild, giovane, ma giá rocciosissimo mediano del Servette.

Al pronti via, di fronte ai 92mila di Pasadena, la Svezia rischia di incappare subito in una sconfitta contro la mina vagante Camerun, raggiunta sul 2-2 solo a un quarto d’ora dalla fine da Martin Dahlin, dopo che Ljung aveva illuso gli scandinavi con un gol dopo 8′.

La seconda partita si gioca in uno scenario che per l’epoca era futuristico, come quello di uno stadio al coperto: era il Pontiac Silverdome. La partita si giocó alle 19, quando in Svezia era notte fonda e la nazionale aveva viaggiato in aereo per 3000 chilometri. Nonostante il lungo viaggio, l’unico cambio deciso da Svensson (Kenneth Andersson per l’infortunato Jesper Blomqvist) rispetto alla partita con il Camerun, e soprattutto il rigore trasformato da Oleg Salenko dopo 5′, la Svezia portó a casa tre punti e, di fatto, la qualificazione, grazie al penalty di Brolin e alla doppietta dell’ormai scatenato Martin Dahlin.

Contro il Brasile, ancora a Pontiac, un salomonico pareggio celebra l’accesso alla fase successiva, dalla quale la Svezia mancava dal lontano 1974.

L’incrocio non é certo di quelli temibili: l’Arabia Saudita, nonostante la clamorosa vittoria ai danni del Belgio, ha dalla sua solo il caldo asfissiante del Cotton Bowl di Dallas, dove é ancora una volta Dahlin ad aprire le danze. I due gol di Kenneth Andersson, inframmezzati dalla speranzosa sortita di Al Ghenesyan, sono la sintesi più chiara di quello che era il gioco di quella Svezia, fatto di una gran serie di passaggi fra giocatori che avevano imparato a conoscere i rispettivi movimenti a menadito.

Svezia-Romania del 1994 é un po’ l’equivalente svedese di Italia-Germania 4-3: una serie di emozioni, una dietro l’altra, e una gran festa finale. La partita é stranamente divertente, per essere giocata nel forno che é il Rose Bowl di Pasadena.

Ingesson segna, ma é in fuorigioco, poi un pazzesco schema su punizione sorprende la difesa rumena e, a 12′ dalla fine, il parmense Thomas Brolin la mette di potenza sotto la traversa. Quando ormai sono già tutti pronti a scendere in piazza, Raducioiu gela Ravelli dopo una punizione di Hagi deviata dalla barriera. E si va all’extra time.

Come nel nostro Italia-Germania, sono gli altri a passare in vantaggio ai supplementari, ed é ancora il bresciano-milanista Florin Raducioiu, col suo destro, ad insaccare. Poco dopo, Stefan Schwarz becca il secondo giallo, lascia i suoi in dieci e tutti immaginano che il suo mondiale sia finito solo un quarto d’ora prima rispetto a quello dei suoi compagni. No.

Kenneth Andersson é alto dieci centimetri in più del portiere rumeno Prunea ed é plausibile che questi abbiano fatto la differenza sul lancio disperato che Roland Nilsson spara nell’area di rigore avversaria quando all’eliminazione svedese mancano solo 5′. Kenneth Andersson da Eskilstuna anticipa Prunea e tiene a galla i suoi. Henke potrebbe addirittura ribaltare la situazione, dopo che Prunea gli respinge sui piedi un diagonale di Andersson, ma non stoppa bene il pallone, perde tempo e, quando si coordina per calciare, ha perso l’attimo e restituisce il favore al portiere della Steaua.

Rigori. C’é una leggenda che vuole che la prima squadra a sbagliare riesca poi a vincere la partita. E´sicuramente questo il caso di Svezia-Romania, dove Håkan Mild batte per primo ed emula, ma non lo può ancora sapere perché succederà un paio di settimane dopo, Roby Baggio, mandando la palla fuori dal Rose Bowl.

Al penultimo rigore, Dan Petrescu non prende la rincorsa, ma calcia malissimo e Ravelli conferma la sua fama di pararigori. Adesso é paritá.

Quando Miodrag Belodedici, fenomenale punto di riferimento della nazionale rumena di quegli anni, sbaglia il primo dei rigori ad oltranza, é finita. Il telecronista non dice altro che “Tomas Ravelli l’ha chiusa, siamo in semifinale”.

La semifinale é ancora contro il Brasile, ancora a Pasadena, ma questa volta ci si gioca tutto. La Svezia ha addosso i supplementari di pochi giorni prima e riesce onorevolmente a rimanere sullo 0-0 a lungo nonostante il dominio verdeoro e l’espulsione di Jonas Thern per un fallaccio su Dunga. La zuccata di Romario a 10′ dalla fine é l’epitaffio di quella partita.

Si rimane a Pasadena, per quella che comunque sarà una festa. Perché, se ascoltate bene, é vero che la canzone dice “När vi gräver guld i USA” (Quando vinceremo il mondiale negli Stati Uniti), ma é altrettanto vero che una finalina per il terzo posto era ben oltre le più rosee aspettative.

Quando la Svezia atterra ad Arlanda, l’aeroporto di Stoccolma, ci sono decine di migliaia di spettatori pronti ad attenderli. Sarebbero stati lí anche se i loro beniamini non avessero sfracellato la Bulgaria di Stoichkov con quattro gol solo nel primo tempo. Non erano andati così vicini al titolo neanche quando Nordahl li portó in vantaggio nella finale di Stoccolma. All’epoca, dall’altra parte, c’erano due signori chiamati Garrincha e Pelé.

Le partite

Girone
Camerun-Svezia 2-2
Svezia-Russia 3-1
Brasile-Svezia 1-1

Ottavi
Arabia Saudita-Svezia 1-3
Quarti
Svezia-Romania 2-2 5-4 dcr
Semifinale
Brasile-Svezia 1-0
Finale 3˙e 4˙ posto
Svezia-Bulgaria 4-0

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2 Pensieri su &Idquo;Vent’anni in una canzone – Ci seguirete nel West?

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