Öh-Øh! – Estemporanea

denmark-norway-and-sweden-by-Monam892808Più di una settimana senza scrivere un post si può spiegare solo in due modi: non avevo nulla da dire/sono morto.

E’ vero che da dire non c’era molto, giacchè sono tornato allo stadio per la prima volta solo ieri, ma è anche vero che sono reduce da una “tre giorni” a Oslo per la quale ho giusto 3-4 commenti da fare. (ps, non sono andato allo stadio perchè era dall’altra parte della città. E poi, cazzo, era l’Ullevaal, mica il Camp Nou).

– Oslo è una città perfetta se vi piace spendere 10 euro per una birra

– Oslo, al contrario di quello che mi aspettavo, è una città viva e brulicante. In settimana i locali rimangono aperti fino alle 3 ed è piena di bettole popolate da Erasmus (in cui comunque una birra vi costerà almeno un’ora di lavoro in Italia), mentre in Svezia una roba del genere te la sogni. Per contro, è un cantiere unico visto che la stanno rifacendo da zero e girare senza incrociare un martello pneumatico è pressochè impossibile.

– Se fossi svedese questa affermazione mi costerebbe l’ostracizzazione, ma non lo sono, tant’è…dichiaro ufficialmente che capisco il motivo per cui alle ultime elezioni il Partito del Progresso (da molti avvicinato all’estrema destra, io sarei molto cauto su questa affermazione) ha preso il 22,9% dei voti. Oslo è letteralmente invasa da mendicanti e il mio ostello, che pure era a due passi dal centro, era in una delle zone più malfamate. Ci sono anche in Svezia posti simili, ma se non altro si trovano in periferie che più periferie non si può, e quantomeno si evita di creare caos in centro. Mentre tornavo a casa ho assistito a un paio di risse e, inutile dirlo, i protagonisti non erano esattamente norvegesi. Perfino una mia amica, nata in Norvegia da genitori pakistani, mi ha detto che sarebbe giusto ridurre gli ingressi.

– Sono andato a Oslo per intervistare un giornalista della tv di stato sulla tragedia di Oslo e Utoya del 2011. L’impressione “di uno che viene da fuori” (come direbbe Lucio Dalla), è che questo paese non uscirà mai da tale shock. Sia chiaro, è giusto non dimenticare, ma, venendo dal paese della strage di Bologna e delle bombe di Capaci e Palermo, ho come l’impressione che da noi si sia mosso qualcosa, anche se in maniera impercettibile, e per fortuna eventi del genere non si sono ripetuti. In tre giorni, ho letto diverse storie sui giornali, fra cui una scrittrice che invocava il ritorno alla pena di morte per giustiziare Breivik. Non so se tre anni siano sufficienti a voltare pagina, se ce ne vorranno 10 o 50, ma era davvero come se fosse successo ieri.

Vabbè, fatte queste premesse sul perchè non ho scritto e una breve recensione su Oslo…ah no, aspetta, dimenticavo (anche perchè è giusto parlare di qualcosa di più frivolo)

– Siccome potrei lavorare per un’agenzia norvegese che mi manderebbe spesso in giro per il mondo, potrei avere bisogno di un passaporto. Sono andato all’ambasciata italiana dove ho quasi mandato affanculo l’usciere, il quale mi ha dato la più classica rappresentazione dell’italiano che non ha voglia di fare un benemerito. Menzione d’onore all’addetta ai passaporti che invece mi ha spiegato per filo e per segno cosa dovrei fare. Riprendiamo…

Oslo si è trovata esattamente nel mezzo di due partite dell’Orebro: la prima era domenica alle 15:00 alla Friends Arena contro l’AIK Stockholm e la seconda ieri alle 19:00 in casa col Malmo. Due sfide belle pese, specie per una squadra appena salita dalla seconda divisione.

Fino a ieri, l’Orebro era imbattuto perchè a Stoccolma ha strappato un ottimo pareggio: dopo essersi divorata una marea di gol, la squadra bianconera ha pareggiato grazie a un regalo di Stamatopoulos che ha letteralmente servito il pallone sui piedi di Shpetim Hasani, Buffon-Style, Juventus-Lecce di un paio di anni fa.

Ieri sera tanta fortuna è stata ripagata con venti minuti da protagonisti contro la squadra più forte di Svezia, la quale, siccome è la più forte, al primo tiro in porta è passata in vantaggio con quello che attualmente è il miglior giocatore del campionato, Guillermo Molins, e al secondo, verso l’ora di gioco, ha chiuso il match. Sul 2-0 l’Orebro si è svegliato, ha pure accorciato le distanze con Yasin e ha sfiorato il pareggio almeno 3-4 volte (forse c’era anche un rigorino a 5′ dalla fine), ma stavolta gli ha detto male.

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