I quattro giorni del condor – Limoncelli e wooden pussies

10257675_10203634286158467_16086394341037997_nReduce da quattro giorni di “osservazione non partecipata” (come direbbe il mio professore) o “cazzeggio non retribuito” (come preferisco dire io) presso la redazione del Nerikes Allehanda di Örebro, posso dire con certezza che tutto quello che é emerso in anni di cene coi parenti non é vero.

Per anni mi hanno sempre additato come “il fannullone” perché a me piace scrivere, lavorare in redazione etc etc. Ecco, dopo questi quattro giorni il primo che mi viene a dire che fare il giornalista non é stancante, lo picchio con il treppiedi che ho dovuto camallare fino a Karlskoga.

A Karlskoga ci sono andato con tre colleghi, i quali a fatica sopportavano la mia presenza, perché si é scoperto che un nazistello, che pure ama farsi pubblicitá e parlare coi giornalisti, stava imparando a costruire esplosivi proprio nella cittá in cui aveva i suoi laboratori l’inventore della dinamite, Alfred Nobel.

La redazione é praticamente un obitorio, tanto che a volte temevo che la gente mi potesse passare attraverso convinta che la mia presenza fosse solo un ologramma.

Su tutte, spiccava la fotografa, una delle persone con cui sono andato a Karlskoga: una figa mostruosa. Il problema é che, quando le ho rivolto la parola, ha avuto la stessa reazione che si ha con un moscerino che si é attaccato alla felpa e mi ha liquidato brevemente.

Essendo sprovvisto di badge, dovevo aspettare, come un gatto aspetta il padrone, che qualche anima pia arrivasse. I primi giorni mi tempestavano di domande, del tipo “Ma cerchi qualcuno?” o “Ma lavori qua?”. No, non sono un terrorista, anche se a volte mi piacerebbe.

Menzione d’onore per il collega con cui ho visto la partita ieri in tv, il quale si é prodigato due volte in 90′ di commentare Örebro-Åtvidaberg (per la cronaca 3-2 per i padroni di casa, dopo che erano stati in vantaggio per 3-0). Andó perfino meglio la sera di quel tristissimo 1 novembre 2012 quando ero al bar della stazione di Arquata con uno sconosciuto interista che, comprendendo il mio dolore, mi offrí un limoncello a fine serata.

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