Vota Atik Ismail – Fra Strasburgo, Helsinki e Stoccolma

1288409949649Questa storia con la Svezia c’entra poco. Mi ci sono imbattuto per caso leggendo quest’articolo su un blog meraviglioso. Il pezzo parla dell’irraggiungibile Jari Litmanen, ma uno dei commenti, più in basso, menziona l’oggetto del mio desiderio di feticista del pallone e del Nord Europa.

Ci spostiamo dalla Svezia alla Finlandia. Uno sprovveduto, come ad esempio potevo esserlo io fino a non molti anni fa, vede le bandiere dei due paesi, la collocazione geografica e pensa “Ma si, saranno la stessa roba, come Norvegia o Danimarca”.

Niente di più sbagliato. Tra Svezia e Finlandia c’è un rapporto di odio e amore, sono vicine e lontane allo stesso tempo. Confinano a nord, distano poche centinaia di chilometri, divise dal mare, a Sud, e condividono una lunga storia di colonialismo svedese durato fino al 1807, anno in cui i Russi presero Helsinki e garantirono un minimo di autonomia alla regione. Ancora oggi, una buona fetta della popolazione finlandese è di madrelingua svedese, lingua che bisogna imparare tassativamente a scuola. Una regione, l’arcipelago Åland, ha un complicato statuto autonomo che ricorda quello del nostro Sudtirol.

La lingua finlandese é impossibile, é una delle lingue piú difficili da imparare in Europa (lo svedese, in confronto, é una barzelletta). Imparentato alla lontana con l’ungherese, ha radici che nemmeno si ricollegano all’Europa. In Italia  si diceva Football finché il Duce non proibí le parole straniere, nel resto d’Europa piú o meno si usa lo stesso termine: football, voetbal, futbol e cosí via. In Finlandia il termine lo hanno tradotto alla lettera. Jalkapallo. In bocca al lupo.

Ma perché questa storia? Perché mancano pochi giorni alle elezioni europee e in Finlandia, per motivi a noi sconosciuti, non sará fra i candidati Atik Ismail. Chi é? Andando indietro nel tempo, si é candidato nel 2009 per il Partito di Sinistra Finlandese, nel 99 per il Partito Verde (in entrambi i casi non venne eletto), ma, soprattutto, per una decina di anni é stato uno dei giocatori piú significativi del calcio finlandese, che fino al signor Litmanen non credo abbia mai avuto nessun interprete tanto degno.

6212184_190_jpDunque, questo eco-comunista, oggi completamente pelato, dalle labbra piccole e, ormai, decisamente sovrappeso, é stato uno dei giocatori piú forti del Nord Europa. Ma siam sicuri che sia davvero finlandese? Con quel nome?

La Finlandia, che é uno dei paesi piú isolati d’Europa (pensateci bene, ha un confine minuscolo con Svezia e Norvegia e la piú grossa fetta la condivideva con l’Unione Sovietica, che ha sempre pensato a come riconquistare le terre finniche perdute), ha un tasso di immigrazione bassissimo, ma ha anche una comunitá, non grossa, ma ben integrata e organizzata, di tatari. I tatari sono un popolo di origine turca, di fede musulmana, presente per lo piú in Siberia. Un gruppo di questi, da qualche parte nell’ottocento, ha fatto un bel po’ di strada e si é stabilito in Finlandia, forse per il clima (non illudetevi, fa freddo anche lí, ma almeno non si scende a -45 come a Novorossisk), forse per la maggiore libertá religiosa. Boh.

Comunque il figlio prediletto della generazione tatara, che ormai rischia di perdere la propria identitá, fra mescolamenti coi finnici e l’arrivo, anche se non in massa, di altri mediorientali, é stato lui. Capocannoniere nel 1978 con l’HJK Helsinki, lo andó a pescare il Besiktas, forse affascinato da quel nome turcheggiante. A Istanbul non andó granché bene e lo rimandarono al mittente: capocannoniere anche nel 1979. Probabilmente il gol piú importante della carriera, peró, lo segna in Europa, quando all’Olimpico di Helsinki, dove volendo potreste anche dormire vista la presenza di un ostello dentro lo stadio, mette il gol decisivo nel match di andata degli ottavi di Coppa dei Campioni contro il Liverpool. Ad Anfield finirá 5-0 e addio grandi orecchie.

Ci prova anche nella vicina Svezia, in anni in cui il calcio guldblå va fortissimo, ma all’AIK gioca poco e segna solo un paio di volte nel 1980, dopo un’altrettanto negativa parentesi in Belgio al Waregem. Si ritira presto, per poi darsi alla politica e sfornare due figli, Alí e Pelé, anch’essi calciatori. Kiitos, Maestrot.

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