Verso il mondiale – Ronnie (non) è in piazza

BM-77-fck-314E’ probabile che si fossero trovati nella stessa stanza per qualche minuto. Pochi anni di differenza, umore completamente opposto.

Dagmar Hagelin morirà di lì a poco, nelle celle segrete della Scuola Navale di Meccanica a Buenos Aires, lei che era nata diciassette anni prima in quella stessa città che aveva dato al padre Ragnar, uomo d’affari svedese, di che vivere.

Lui lo chiamano “El angel rubio de la muerte”. E’ il braccio violento dell’efferato regime militare argentino. Ha fatto prelevare Dagmar Hagelin da casa di un’amica, ma , a quanto pare, si trattava di uno scambio di persona: i militari argentini cercavano proprio l’amica, additata da qualche informatore come una critica del regime di Videla.

Dagmar Hagelin è fra i 30mila desaparecidos della “Guerra Sucia”, la guerra sporca dei militari che avevano fatto dell’Argentina il proprio parco giochi personale fino alla disfatta delle Falkland nel 1982.

Alfredo Astiz, oggi, è condannato per ergastolo e non vedrà più la luce del sole se non da dietro le sbarre. Si spera.

Il problema è che un anno dopo in Argentina si giocano i mondiali e le voci di quello che sta succedendo girano parecchio. In Svezia il caso Hagelin è sulle prime pagine dei giornali e papà Ragnar sta facendo di tutto per mobilitare l’opinione pubblica.

E’ abbastanza probabile che la Svezia non avesse compiuto la scelta più estrema, il boicottaggio, a causa delle pressioni politiche del governo dell’epoca, composto non dai soliti socialdemocratici (una delle pochissime parentesi, così come quella fra il 2006 e il 2014), ma dai partiti conservatori. Non che Torbjorn Falldin fosse un fautore delle dittature militari, ma probabilmente preferì una linea più morbida. Lo conferma anche Ronnie Hellstrom, il portiere di quella nazionale e dei tedeschi del Kaiserslautern: “Ci dissero solo di non parlare di politica, di stare attenti”.

Hellstrom a quel mondiale ci era andato con la coscienza gravata da due errori che condannarono la Svezia ai due mondiali precedenti a cui aveva partecipato: nel ’70 si lasciò passare sotto la pancia un tiraccio di Domenghini in quel di Toluca (unico gol degli azzurri durante il girone eliminatorio), nel ’74, pur salvando più volte la propria nazionale, sarà responsabile di un’uscita scoordinata contro la Polonia, che consente a Lato di segnare il gol partita.

Gira una storia: che Ronnie Hellstrom fosse, assieme a Roy e Roland Andersson, in Plaza de Mayo assieme alle madri di quei desaparecidos. La vicenda è stata sempre presa per vera, fino a quando, nel 2008, lo stesso Hellstrom ha negato la sua partecipazione ad un giornale argentino, dichiarando che qualcuno era andato, ma non ricordava nello specifico chi.

L’evento di Plaza de Mayo fa da cornice ad un mondiale che, per la Svezia, fu estremamente deludente, con un solo gol segnato (nell’1-1 al Brasile) e due sconfitte contro Spagna e Austria che sancirono l’esclusione dal torneo al primo turno.

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2 Pensieri su &Idquo;Verso il mondiale – Ronnie (non) è in piazza

  1. Interpretazione estremamente personale per quanto riguarda la prestazione ed il gol subito da Hellstrom contro la Polonia.
    Al momento è il primo commento negativo sul fatto che sento da quaranta anni a questa parte… è proprio vero, per rendere le cose credibili bisogna inventarsi di tutto, anche che Hellstrom ebbe sulla coscienza l’uscita della Svezia dai Mondiali 74 (guarda caso lui e Tomasewski si sono contesi direi quasi esclusivamente la palma del miglior portiere di quei Mondiali da parte di tutti gli addetti ai lavori..) , mah.. , inoltre la storia ormai della Plaza de Mayo è stata già ripresa da vari blog , anche quattro anni fa.

    • Ciao Massimo e grazie per essere passato di qui. A proposito, come hai trovato questa pagina?
      Per rispondere al tuo commento, probabilmente la mia é una valutazione personale. Ho provato a cercare qualche articolo svedese su internet legato al mondiale del 74, ma non sono riuscito a ricavarne molto se non qualche discussione fra i tifosi dell’Hammarby.
      Sia chiaro, Hellström é sicuramente uno dei due portieri piú forti in Svezia (se la gioca con Ravelli, che era un po’ piú spericolato e forse meno affidabile, ma gran pararigori) e in quel mondiale se la giocó bene (con la Germania senza di lui sarebbe finita 8-2), peró a valutare le immagini quell’errore con la Polonia é un po’ pesato, anche perché era la prima partita della prima fase e, pareggiando, sarebbero rimasti in corsa.
      La storia di Plaza de Mayo ero convinto fosse vera fino a che, qualche settimana fa, non ne ho parlato con un mio amico. In realtá volevo pubblicarla ancora prima, peró nel cercare informazioni su di lui ho scoperto che un blogger di Repubblica ne aveva parlato un paio di giorni prima e volevo evitare il doppione.

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