Un Camogli e tutti a casa – Chiamate Nordin, 1-2 1-2 1-2

sverige-vm-1990L’uscita anticipata dell’Italia dai mondiali per mano del Costa Rica (e dell’Uruguay, ma questo forse era un pelo più prevedibile) rimanda gli svedesi all’estate italiana del 1990, quando anche loro dovettero fare i conti con i Ticos e lasciarono con largo anticipo la manifestazione, nonostante le attese.

Ai mondiali Italiani la Svezia ci arrivava dopo dodici anni di black-out: fuori per due volte dai mondiali e per due volte dagli Europei, anche se all’epoca, nella competizione continentale, si qualificavano solo 8 squadre e diventava molto più difficile guadagnarsi la qualificazione. Paradossalmente, le squadre di club svedesi, che non vantavano neppure uno straniero e, di fatto, erano composte da giocatori semi-professionisti, avevano ben figurato. Il Malmö era stato vicecampione d’Europa nel 1979 e l’IFK Göteborg aveva conquistato due Coppe Uefa fra il 1982 e il 1987, ed una semifinale di Coppa dei Campioni nel 1986, venendo letteralmente scippati dal Barcellona e dall’arbitro italiano Gonella nel ritorno del Camp Nou, dopo il clamoroso 3-0 ottenuto all’Ullevi.

La qualificazione svedese, nel girone a 4 che comprendeva anche Inghilterra, Polonia ed Albania, fu un ottimo segnale. La squadra era riuscita ad attraversare il girone imbattuta, anche se, per uno scherzo nel calendario, dovette aspettare fino all’ultima partita per poter cantare vittoria.

Superata indenne la prova Wembley alla prima giornata, la squadra di Ole Nordin andó dritta fino allo scontro diretto con la Polonia del 25 ottobre, ma vi arrivó dopo aver pareggiato 0-0 anche la gara interna con i Whites. Un sospiro di sollievo arrivó da Chorzow qualche settimana dopo, perché la Polonia aveva fatto 0-0 contro l’Inghilterra. Era fondamentale non perdere lo scontro diretto, sempre a Chorzow, perché due settimane dopo i polacchi sarebbero andati a Tirana con larghe probabilitá di vittoria. Con i 4 punti in saccoccia, i polacchi avrebbero prolungato di altri quattro anni l’agonia scandinava.

Andó bene, con un rigore trasformato da Peter Larsson nel primo tempo ed il bis dell’ex empolese Johnny Ekström nella ripresa. Pleonastico, quindi, il successo della Polonia in Albania.

Un altro segnale importante per il calcio svedese era l’assegnazione degli Europei del 1992: giocarli in casa, senza la necessitá di doversi qualificare, rendeva obbligatoria una lunga preparazione per poter arrivare vicini a sollevare il primo trofeo internazionale della storia guld-blå.

Le prerogative erano positive sin dalla scelta del classico discutibile inno mondiale, cantato in un improbabile italiano dagli Aftershave.

Anche il sorteggio fu, tutto sommato, favorevole: con l’eccezione del Brasile, nel novero delle contendenti all’Italia, Scozia e Costa Rica non sembravano ostacoli insormontabili, anche perché all’epoca perfino le migliori quattro terze classificate avevano l’accesso garantito agli ottavi.

Ultimo, ma non da trascurare, il ruolo di Lennart Johansson come presidente dell’Uefa, che avrebbe potuto salvaguardare la nazionale da arbitraggi sfavorevoli.

Con due partite a Genova ed una a Torino, la Svezia si sarebbe risparmiata il caldo afoso del Sud e optó per un ritiro low-profile a Camogli, dove la nazionale arrivó dopo aver travolto per 6-0 la Finlandia in amichevole.

La media etá del gruppo non era particolarmente bassa, ma le scelte del tecnico Nordin erano improntate sull’esperienza in campo internazionale: due giocatori militavano in Italia (Strömberg all’Atalanta e Limpar alla Cremonese), due vi avevano giocato (Hysén ed Ekström) e altri sette militavano in Inghilterra, Svizzera e Portogallo. Nessun blocco di giocatori da un singolo club (4 arrivavano dal Malmö), ma Hysén, Roland Nilsson, Strömberg, Ekström e Peter Larsson avevano giocato nell’IFK dei sogni di pochi anni prima.

Al pronti-via, Hysén é giá fuori: infortunato, deve saltare il Brasile. La scelta che, peró, fa discutere é quella di tenere Strömberg fuori fino al 70′, quando Careca, intanto, ne aveva giá messi due. Inutile il gol nel finale di Brolin, futuro parmense.

La seconda partita sembra dover andare diversamente, dato che gli scozzesi sono stati battuti a sorpresa alla prima giornata dal Costa Rica e sentono molto di piú la pressione dei loro colleghi scandinavi, che, tutto sommato, contro il Brasile avevano anche retto l’impatto.

Al 10′ segna McCall anticipando portiere e due difensori su calcio d’angolo, poi arriva un rigore sul quale non si capisce se Larsson tocca effettivamente l’avversario, o se é McLeish che vola letteralmente a terra. Ravelli, che pure é un para-rigori, nulla puó contro Mo Johnston ed é praticamente finita. Inutile la zampata finale di Kung Glenn Strömberg. Finisce 2-1 e, in tutta la Svezia, non c’é una sola persona dalla parte di Nordin.

Nell’ultima partita, Nordin butta dentro i giovani e tiene fuori Limpar, schierato come terzino anziché centrale nelle prime due partite.

Contro il Costa Rica, proprio mentre il Brasile passa in vantaggio sulla Scozia, arriva la rete di Johnny Ekström su una respinta corta del portiere. Con tre nazionali a pari punti e a differenza reti -1, la Svezia si qualificherebbe per quel gol in piú segnato, ma é il mondiale dei tre 1-2. Questo é quello piú amaro.

La partita la cambia Hernan Medford, che qualche anno dopo giocherá a Foggia: entra in campo con la maglia bianconera dei Ticos (forse un omaggio alla Juventus, data la partita torinese giocata con il Brasile) e colpisce la traversa dopo una manciata di secondi, poi si guadagna una punizione dalla quale scaturisce il gol di testa di Flores.

A 5′ dalla fine Klas Ingesson sfiora il palo con un gran diagonale e tutto lascia pensare che, prima o poi, la Svezia passerá. Anzi no, su contropiede Medford segna il secondo e vanno tutti a casa.

I giocatori non risparmiano le accuse a Nordin, che incassa. Praticamente, non allenerá piú ad alti livelli e troverá ingaggi solo in Norvegia (Vålerenga) e fra le squadre minori svedesi (Västra Frölunda e Jönköping), nonostante la difesa strenua di Lennart Johansson. I giornali titolano “Ci avete fatto vergognare”, o “Avete perso la faccia”. Sul volo Genova-Stoccolma non siedono Strömberg e Limpar, che preferiscono tornare ai rispettivi lidi italiani piuttosto che affrontare la delusione dei tifosi. Le bottiglie di champagne, ordinate in un eccesso di ottimismo per festeggiare la qualificazione agli ottavi, vengono rispedite al mittente.

La rivoluzione, peró, porta i frutti sperati: dopo l’interregno di Nils Andersson, arriva Tommy Svensson che porta la Svezia in semifinale agli Europei casalinghi e, soprattutto, al mitico terzo posto del 1994, ringiovanendo la squadra, mantenendo gli epurati da Nordin (su tutti Limpar) e garantendo alla squadra di poter giocare con un blocco di elementi dall’IFK Göteborg, che proprio in quegli anni tornerá a dominare.

 

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3 Pensieri su &Idquo;Un Camogli e tutti a casa – Chiamate Nordin, 1-2 1-2 1-2

  1. %&/&%$£!! Se ci ripenso, mi arrabbio ancora, dopo 25 anni! Ma porco [COGNOME DI CALCIATORE DELL’EPOCA CHE MI STAVA ANTIPATICO] e pure [ALTRO COGNOME]!! Che figura di [sCuadra che non sopporto]! Ciao! Io sono italiana [all’anagrafe ;)], ma tifo per la Svezia e per l’IFK Göteborg dal 1987. Ho fatto per anni innumerevoli “cavolate” gialleblu (se te le racconto muori) e ancora adesso mi riferisco a quel Mondiale come CATASTROFE ’90. Ritagliavo gli articoli dai giornali, arricchendoli con feroci commenti. Le prese in giro, a scuola, dopo la sconfitta contro il brasile… meno male che contro il/la Costarica avevamo “giocato” (ehm) il 20 giugno, altrimenti mi sarei dovuta nascondere! 😉 Bottiglie di champagne? Per favore! Le avrei rotte sulle teste di Nordin e di quasi tutti i giocatori (censura)

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