Del Piero (non è) sul Danubio pt. 4 – Preferire il Curry alla Soproni

150px-Soproni_Liga_logo.svgDurante la mia prima settimana ungherese ho fatto conoscenza con un’ottima birra locale, la Soproni, direttamente dalla cittadina di Sopron, situata a pochi chilometri dal confine austriaco e da Vienna. Sopron fu anche la squadra in cui chiuse la carriera, prima di dedicarsi ad altre attività meno felici, il buon Beppe Signori, ma ne parleremo un’altra volta.

Vabbè, la settimana è andata e circa un’ora fa Del Piero ha annunciato che se ne andrà in India. Ammetto che c’è stato un giorno in cui non ho staccato gli occhi dal cellulare, sperando di leggere una lieta novella che non è arrivata.

In realtà, per qualche momento il mio cuore ha sobbalzato, perchè su Google è schizzata ai primissimi posti la notizia pubblicata da un blog. Non esattamente una delle fonti più affidabili, ma è bastato per far impazzire i tifosi magiari, incuranti del fatto che la decisione di Del Piero sarebbe stata dovuta ai prezzi economici della birra (per l’appunto, 1 euro e mezzo per un’ottima Soproni). Ne hanno parlato anche diversi media nazionali, citando come la psicosi collettiva online fosse venuta meno una volta realizzata la bufala. Grazie lo stesso, ci avete regalato una settimana fantastica.

Del Piero sul Danubio pt. 3 – Io sono qui, tu arrivi?

60662_10204514091033039_1518503250004492726_nProbabilmente questa storia di Del Piero a Budapest mi ha preso un po’ troppo. O forse è solo un modo per esorcizzare un po’ lo sconvolgimento dell’arrivo in una nuova città eccetera. Sono già nella fase “Ma chi me l’ha fatto fare” (in realtà l’ho avuto anche ad Orebro ed è durato diverse settimane) e, per non pensarci, oggi sono tornato al Bozsik, dopo aver scoperto che la Honved si allena di pomeriggio e non di mattina.

Purtroppo sono arrivato tardi, nel senso che quelli che cercavo erano già andati via. Ho bloccato un giocatore (non saprei dire chi) e un massaggiatore delle giovanili. La risposta è stata “Non sappiamo niente. Fabio? E’ a Torino”. Temo che anche gli Italiani di Kispest mi avrebbero risposto la stessa cosa, senza neppure mentirmi. E’ logico, normale. Si decide tutto a Torino e, a partire da domani mattina, ogni momento potrà essere buono. Andiamo, per me è solo un diversivo.

Si tornerà alla vita di sempre. O forse…no?

Nel dubbio, io resto al Bozsik. E ti aspetto.

Del Piero sul Danubio, pt. 2 – Tra moglie e marito

italy_000903_01Il giorno dell’incontro di Torino fra lo staff di Del Piero e quello della Honved scorre senza scossoni. Ho modo di dare solo una breve occhiata ai tweet dei tifosi e a qualche commento su Facebook, perchè oggi è il mio primo giorno di lavoro e non è il caso di essere pescati sul sito di NemzetiSport, sebbene per una nobile causa.

Budapest è tranquilla e persino i media trattano l’argomento con un certo distacco, ma i turisti nei bar di Vaci Utca, in centro, ne parlano. Nemzeti, invece, riporta solo i commenti della Gazza. E’ chiaro che la trattativa si deciderà lontano dal Danubio e probabilmente sarà tutto un’affare interno alla famiglia Del Piero, come già anticipato nel post di ieri.

Un ruolo fondamentale, lo giocherà Sonia Del Piero, preoccupata, come il marito, della situazione la famiglia potrebbe trovare in quella che sarà la futura città in cui l’ex capitano juventino giocherà. Nuova Dehli, in India, oltre a essere lontana (non che Sydney…) è anche un luogo decisamente lontano dalle abitudini torinesi e australiane della famiglia. Lei stessa premerebbe per un luogo meno impegnativo, oppure a distanza ragionevole dall’Italia. Nel primo caso, gli Stati Uniti sarebbero perfetti. Nel secondo, Budapest è a un’ora e mezza di aereo e la lunga pausa invernale permetterebbe a Del Piero di rientrare in Italia fra dicembre e marzo. L’altra soluzione sarebbe il Celtic, una destinazione più attraente in termini di pubblico e ambizioni, ma che presenta, seppur in termini minimi, il rischio di affrontare la Juventus in Champions League, eventualità che Del Piero vorrebbe scongiurare.

Sulla pagina Facebook “Juventus Hungary”, dedicata ai tifosi magiari della Vecchia Signora, i commenti sono estasiati. Non essendo la Honved una delle squadre più seguite del paese, i bianconeri di Ungheria dividono la propria fede fra le più quotate Ferencvaros, Ujpest o Debrecen, invitando Pinturicchio a lasciar perdere Kispest.

Qualcuno si chiede anche cosa potrebbe spingere Del Piero a Budapest. L’avrà mai vista? Ci avrà mai giocato? La risposta è “Si, più volte”.

La foto dell’articolo risale al 2000, quando l’Italia affrontò l’Ungheria nelle qualificazioni al mondiale nippocoreano, in cui Del Piero giocò fino al 73′ e non riuscì a spingere l’Italia verso la vittoria, rimediando solo un 2-2. Non era, però, la prima uscita magiara, perchè, in vista dell’Europeo inglese del ’96, l’Italia si recò a Budapest per giocare un’amichevole, vinta poi 2-0.

Meno felice il terzo incontro, appena un anno dopo il trionfo di Berlino: in amichevole, vinsero gli ungheresi per 3-1 e Alex rimase a secco. A livello di prima squadra, ha segnato solo un gol, nella partita casalinga delle qualificazioni a Corea-Giappone 2002, mentre con l’Under 21 realizzò una doppietta in amichevole a Perugia, nel 1996.

Del Piero sul Danubio – In giro per Budapest nell’attesa della firma

ingressoL’idea era quella di scrivere un pezzo soft, tanto per introdurre i lettori di questo blog alla mia nuova esperienza ungherese e rendere meno brusco il passaggio dalla algida Svezia all’elettrica Ungheria, con tutte le sue peculiarità e contraddizioni, sportive e non.

Invece, accade l’inatteso. Del Piero potrebbe planare su Budapest. Eh?

Non sto a spiegarvi tutti i retroscena, perchè sicuramente li avrete letti sui giornali, e poi non devo nemmeno spiegarvi perchè Del Piero è a zonzo, dato che non è sconosciuto come quegli attaccanti svedesi di cui ho spesso parlato.

Comunque, Del Piero andrà alla Honved? Ho un paio di fonti, che per la verità non mi hanno ancora dato risposte definitive, ma fra di loro sono discordanti. Inoltre, pare che ne sappiano più in Italia che non in Ungheria, dove perfino i giornali si basano sulle pubblicazioni della Gazzetta. Impossibile dare percentuali, ma se dovessi scommetterci 300 forini (1 euro) direi più “No” che “Si”.

Forte della convinzione che la Honved non avrebbe riposato di domenica, visto che ha giocato venerdì scorso in casa con la Puskas Academia (nulla a che vedere con il buon Ferenc e con la Honved, ma ne parleremo un’altra volta perchè l’argomento è interessante) e sabato avrà il derby con la Ujpest, ho fatto una capatina al Bozsik Stadion sperando di incontrare qualcuno. In effetti, qualcuno c’era: era il custode, che mi ha chiesto di tornare domani perchè la squadra ha due giorni di riposo dopo la vittoria di venerdì. In quel poco di ungherese che riesco a mettere insieme (e vi garantisco che è davvero una lingua imparlabile), sono riuscito a chiedergli di Del Piero. Ha riso e dalla sua espressione non sembrava così convinto.

Un altro posto che intendevo visitare era il 6:3 Borozo, di cui avevo sentito parlare un sacco negli anni addietro e che mi era stato riportato alla mente da Federico Buffa nel racconto su Arpad Weisz, in modo da capire un attimo quali dinamiche muovono il campionato ungherese e cosa può offrire, in termini extraeconomici, l’esperienza ungherese ad Alex. Fortuna vuole che il 6:3 si trova nel tragitto fra Kispest (il quartiere in cui gioca la Honved, che fra l’altro viene chiamata Kispest dagli ungheresi stessi) e il mio ostello. Sfortuna vuole che di domenica sia tutto chiuso, 6:3 compreso. Ho ripiegato sul bar vicino, in cui il barista parlava solo un po’ di tedesco. “Del Piero, no, non credo verrà. Sarebbe bello, ma non credo”.

E, no, queste non erano le mie fonti.

L’idea che mi sono fatto è che Del Piero potrebbe essere umanamente interessato all’esperienza ungherese, anche solo per avere l’onore di vestire la 10 di Puskas. Ci sono, però, molti aspetti logistici e sociali da tenere in considerazione.

Del Piero, da quando ha lasciato Torino, ha sempre fatto intendere di voler prendere decisioni non solo come calciatore, ma anche come marito e padre. In funzione della famiglia, una città come Sydney poteva fare al caso suo. Lontana geograficamente, ma fortemente legata all’Europa, ovviamente per ragioni di lingua e per la massiccia presenza di immigrati, fra cui moltissimi italiani.

Budapest, che pure è una città che trovo meravigliosa e vivibile, è sicuramente più impegnativa e dedicata a standard diversi. Sicuramente uno studente o un giovane lavoratore la può trovare stimolante, ma un padre di famiglia (perchè mi viene facile pensare che Del Piero stia ragionando in questi termini) potrebbe trovarla un pelo azzardata, un po’ per la lingua, un po’ per l’umanità che è possibile incontrare in giro, anche se le circostanze non sono così lontane da quelle a cui assistiamo in Italia. Vero è che, a differenza di Sydney, l’Italia dista solo un’ora e mezza di volo e la famiglia, in questo caso, potrebbe rimanere in Italia.

A proposito di Italia, i legami calcistici sono abbastanza forti. Alla Honved c’è il direttore sportivo Fabio Cordella, che ha anche architettato l’operazione per portare Del Piero sul Danubio, ma non dimentichiamoci che ci sono tre personaggi probabilmente più vicini a Del Piero di quanto non si possa pensare. Uno è il giovane Raffaele Alcibiade, che è cresciuto nelle giovanili della Juventus proprio durante le ultime stagioni in bianconero di Alex e, ancora più importante, l’allenatore è Pietro Vierchowod, con cui Del Piero ha giocato solo una stagione (non una qualunque, quella della Champions del 1996, con Pinturicchio assoluto protagonista) e che sicuramente gode di grande stima e autorevolezza, data la sua carriera. Infine, Andrea Mancini, il quale altri non è che il figlio di Roberto, con cui, presumibilmente, Alex Del Piero sarà stato in contatto, pur da avversario. E’ probabile che i contatti con Del Piero siano partiti utilizzando uno di questi canali, a naso direi Vierchowod.

Sempre a Budapest, ma dall’altro capo della linea blu della metropolitana, gioca l’Ujpest, dove il direttore del settore giovanile è Paolo Rodolfi, parmense, già allenatore di Melfi, Rodengo Saiano, Valenzana e Casale nella Lega Pro nostrana.

L’impatto ambientale? Anche quello, impegnativo. Prima di tutto, la Honved è una società in forte crisi economica, dove i giocatori e lo staff si limitano a ricevere circa 3.000 euro al mese di ingaggio, al di sotto anche di diversi club dello stesso campionato. In realtà, non sarebbe un problema per Del Piero, il cui ingaggio verrebbe pagato da sponsor e diritti tv, un po’ come Conte con la nazionale.

La Honved gioca in uno stadiolo da 10mila spettatori, più o meno paragonabile ad uno della nostra Lega Pro, ed è ben lontano dalle architetture moderne viste in Australia, dove è immaginabile che il livello tecnico non fosse così tanto superiore a quello del torneo ungherese. Lo stadio stesso, è immerso in un quartiere molto popolare, circondato dai classici blocchi di palazzi, eredità dell’architettura di stampo sovietico. Parlando di stadi, ieri sera casualmente sono incappato nella trasmissione di una partita casalinga del Lombard Papa e ho potuto constatare che le tribune del Perutz Stadion, 5.500 spettatori, assomigliavano a quelle di uno stadio della nostra Promozione, compresa una casetta facente funzione di spogliatoi, dal cui terrazzo si affacciavano alcuni tifosi festanti. Ecco, difficile immaginarlo in un contesto del genere, considerato che, dopo aver rifilato una doppietta al Real, ha fatto alzare in piedi tutto il Santiago Bernabeu al momento della sostituzione.

Domani, mentre inizierò il mio nuovo lavoro nella capitale, Del Piero incontrerà i dirigenti della Honved e probabilmente io ripenserò a un pomeriggio del 1995, in cui tornavo da una gita a Genova, forte dei miei otto anni e mezzo, ansioso di vedere in tv Juventus-Glasgow Rangers, in cui Del Piero segnò un gol mozzafiato su punizione e Pietro Vierchowod annullò il suo “quasi connazionale” Oleg Salenko. E spererò di poterli rivedere assieme al vecchio Nepstadion, oggi Ferenc Puskas Stadion, dove la Honved potrebbe ritrovarsi a dover giocare nell’ipotesi in cui Alex scegliesse la sponda destra della Dùna, attirando migliaia di curiosi e appassionati.

Három nappal – Il blog che passò dallo Hjälmaren al Danubio

cropped-hunswecollage.jpgIn fondo, lo sospettavo. Questo blog non sarebbe stato tanto in vacanza. Terminati gli spunti di cronaca dalla Svezia, dove credo di essere riuscito a coprire un discreto numero di storie ed eventi, per aver vissuto 10 mesi in una regione grande poco più del Molise, è arrivata una proposta di lavoro. Non c’entra nulla col giornalismo (anche quest’estate il telefono dei big è rimasto silente), nè col calcio (non potevo chiedere tanto), ma mi permetterà di tornare in una città dove ho trascorso due giorni, diciamo impegnativi, nel 2012.

Ieri un collega mi ha scritto “Ricorda che sarai in una delle nazioni che il calcio moderno lo hanno inventato”. Non ci avevo pensato. Ero troppo impegnato a guardare la classifica del Nemzeti Bajnoksag I, la serie A locale, che non avevo pensato alle migliaia di storie che avevo letto sui libri e visto in televisione.

Il paese, se non si fosse capito, è l’Ungheria e, almeno per qualche mese, la città in cui imperverserò sarà Budapest, la sua capitale. Per non farci mancare nulla, potrò contare su sei squadre fra Serie A e Serie B, sette stadi (c’è anche il mitico Nepstadion) e un Ungheria-Irlanda del Nord alla mia terza settimana di permanenza.

Si parte il 20 agosto. Mercoledì