Del Piero sul Danubio – In giro per Budapest nell’attesa della firma

ingressoL’idea era quella di scrivere un pezzo soft, tanto per introdurre i lettori di questo blog alla mia nuova esperienza ungherese e rendere meno brusco il passaggio dalla algida Svezia all’elettrica Ungheria, con tutte le sue peculiarità e contraddizioni, sportive e non.

Invece, accade l’inatteso. Del Piero potrebbe planare su Budapest. Eh?

Non sto a spiegarvi tutti i retroscena, perchè sicuramente li avrete letti sui giornali, e poi non devo nemmeno spiegarvi perchè Del Piero è a zonzo, dato che non è sconosciuto come quegli attaccanti svedesi di cui ho spesso parlato.

Comunque, Del Piero andrà alla Honved? Ho un paio di fonti, che per la verità non mi hanno ancora dato risposte definitive, ma fra di loro sono discordanti. Inoltre, pare che ne sappiano più in Italia che non in Ungheria, dove perfino i giornali si basano sulle pubblicazioni della Gazzetta. Impossibile dare percentuali, ma se dovessi scommetterci 300 forini (1 euro) direi più “No” che “Si”.

Forte della convinzione che la Honved non avrebbe riposato di domenica, visto che ha giocato venerdì scorso in casa con la Puskas Academia (nulla a che vedere con il buon Ferenc e con la Honved, ma ne parleremo un’altra volta perchè l’argomento è interessante) e sabato avrà il derby con la Ujpest, ho fatto una capatina al Bozsik Stadion sperando di incontrare qualcuno. In effetti, qualcuno c’era: era il custode, che mi ha chiesto di tornare domani perchè la squadra ha due giorni di riposo dopo la vittoria di venerdì. In quel poco di ungherese che riesco a mettere insieme (e vi garantisco che è davvero una lingua imparlabile), sono riuscito a chiedergli di Del Piero. Ha riso e dalla sua espressione non sembrava così convinto.

Un altro posto che intendevo visitare era il 6:3 Borozo, di cui avevo sentito parlare un sacco negli anni addietro e che mi era stato riportato alla mente da Federico Buffa nel racconto su Arpad Weisz, in modo da capire un attimo quali dinamiche muovono il campionato ungherese e cosa può offrire, in termini extraeconomici, l’esperienza ungherese ad Alex. Fortuna vuole che il 6:3 si trova nel tragitto fra Kispest (il quartiere in cui gioca la Honved, che fra l’altro viene chiamata Kispest dagli ungheresi stessi) e il mio ostello. Sfortuna vuole che di domenica sia tutto chiuso, 6:3 compreso. Ho ripiegato sul bar vicino, in cui il barista parlava solo un po’ di tedesco. “Del Piero, no, non credo verrà. Sarebbe bello, ma non credo”.

E, no, queste non erano le mie fonti.

L’idea che mi sono fatto è che Del Piero potrebbe essere umanamente interessato all’esperienza ungherese, anche solo per avere l’onore di vestire la 10 di Puskas. Ci sono, però, molti aspetti logistici e sociali da tenere in considerazione.

Del Piero, da quando ha lasciato Torino, ha sempre fatto intendere di voler prendere decisioni non solo come calciatore, ma anche come marito e padre. In funzione della famiglia, una città come Sydney poteva fare al caso suo. Lontana geograficamente, ma fortemente legata all’Europa, ovviamente per ragioni di lingua e per la massiccia presenza di immigrati, fra cui moltissimi italiani.

Budapest, che pure è una città che trovo meravigliosa e vivibile, è sicuramente più impegnativa e dedicata a standard diversi. Sicuramente uno studente o un giovane lavoratore la può trovare stimolante, ma un padre di famiglia (perchè mi viene facile pensare che Del Piero stia ragionando in questi termini) potrebbe trovarla un pelo azzardata, un po’ per la lingua, un po’ per l’umanità che è possibile incontrare in giro, anche se le circostanze non sono così lontane da quelle a cui assistiamo in Italia. Vero è che, a differenza di Sydney, l’Italia dista solo un’ora e mezza di volo e la famiglia, in questo caso, potrebbe rimanere in Italia.

A proposito di Italia, i legami calcistici sono abbastanza forti. Alla Honved c’è il direttore sportivo Fabio Cordella, che ha anche architettato l’operazione per portare Del Piero sul Danubio, ma non dimentichiamoci che ci sono tre personaggi probabilmente più vicini a Del Piero di quanto non si possa pensare. Uno è il giovane Raffaele Alcibiade, che è cresciuto nelle giovanili della Juventus proprio durante le ultime stagioni in bianconero di Alex e, ancora più importante, l’allenatore è Pietro Vierchowod, con cui Del Piero ha giocato solo una stagione (non una qualunque, quella della Champions del 1996, con Pinturicchio assoluto protagonista) e che sicuramente gode di grande stima e autorevolezza, data la sua carriera. Infine, Andrea Mancini, il quale altri non è che il figlio di Roberto, con cui, presumibilmente, Alex Del Piero sarà stato in contatto, pur da avversario. E’ probabile che i contatti con Del Piero siano partiti utilizzando uno di questi canali, a naso direi Vierchowod.

Sempre a Budapest, ma dall’altro capo della linea blu della metropolitana, gioca l’Ujpest, dove il direttore del settore giovanile è Paolo Rodolfi, parmense, già allenatore di Melfi, Rodengo Saiano, Valenzana e Casale nella Lega Pro nostrana.

L’impatto ambientale? Anche quello, impegnativo. Prima di tutto, la Honved è una società in forte crisi economica, dove i giocatori e lo staff si limitano a ricevere circa 3.000 euro al mese di ingaggio, al di sotto anche di diversi club dello stesso campionato. In realtà, non sarebbe un problema per Del Piero, il cui ingaggio verrebbe pagato da sponsor e diritti tv, un po’ come Conte con la nazionale.

La Honved gioca in uno stadiolo da 10mila spettatori, più o meno paragonabile ad uno della nostra Lega Pro, ed è ben lontano dalle architetture moderne viste in Australia, dove è immaginabile che il livello tecnico non fosse così tanto superiore a quello del torneo ungherese. Lo stadio stesso, è immerso in un quartiere molto popolare, circondato dai classici blocchi di palazzi, eredità dell’architettura di stampo sovietico. Parlando di stadi, ieri sera casualmente sono incappato nella trasmissione di una partita casalinga del Lombard Papa e ho potuto constatare che le tribune del Perutz Stadion, 5.500 spettatori, assomigliavano a quelle di uno stadio della nostra Promozione, compresa una casetta facente funzione di spogliatoi, dal cui terrazzo si affacciavano alcuni tifosi festanti. Ecco, difficile immaginarlo in un contesto del genere, considerato che, dopo aver rifilato una doppietta al Real, ha fatto alzare in piedi tutto il Santiago Bernabeu al momento della sostituzione.

Domani, mentre inizierò il mio nuovo lavoro nella capitale, Del Piero incontrerà i dirigenti della Honved e probabilmente io ripenserò a un pomeriggio del 1995, in cui tornavo da una gita a Genova, forte dei miei otto anni e mezzo, ansioso di vedere in tv Juventus-Glasgow Rangers, in cui Del Piero segnò un gol mozzafiato su punizione e Pietro Vierchowod annullò il suo “quasi connazionale” Oleg Salenko. E spererò di poterli rivedere assieme al vecchio Nepstadion, oggi Ferenc Puskas Stadion, dove la Honved potrebbe ritrovarsi a dover giocare nell’ipotesi in cui Alex scegliesse la sponda destra della Dùna, attirando migliaia di curiosi e appassionati.

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