Mi történt? – Nuovo stadio, vecchie facce

2014-09-07 19.04.41-1-1E’ arrivata la prima, inevitabile, partita ungherese. E che partita. Prima giornata delle qualificazioni al primo Europeo a 24 squadre, cioè un briciolo di possibilità in più per l’Ungheria, peraltro inserita in un girone non impossibile assieme a Grecia, Romania (favorite), Finlandia, Isole Far e Irlanda del Nord. Già, l’Irlanda di Belfast. La sfida tra due ex-ex big del calcio europeo ha già sancito che, probabilmente, neppure questo sarà il biennio dei magiari, andati in vantaggio a un quarto d’ora dal termine dopo una buona partita, raggiunti a 5′ dalla fine e rimontati nel recupero con due gol quasi in fotocopia. Il secondo degli Irlandesi lo ha segnato l’ex palermitano Kyle Lafferty, che, tra l’altro, era l’unico dei ventidue in campo che conoscevo. Dopo il 2-1, è scoppiato l’urlo rabbioso dei 25mila della Groupama Arena. Mi történt? Che sta succedendo? Lo stadio è sempre un grande esperimento sociale. L’Ungheria è praticamente il terzo paese in cui vedo dal vivo una partita di calcio, per cui non posso dirmi un grande esperto in materia, ma quasi sicuramente si avvicina più all’Italia che non alla Svezia in quanto a sobrietà dei tifosi. Non che io nutra particolare simpatia per gli anglosassoni, tanto meno per i protestanti di Belfast, ma almeno loro hanno dato l’idea di divertirsi dal primo all’ultimo minuto di una partita fondamentalmente noiosa (e che loro, fino al suicidio magiaro, 2014-09-07 17.57.23-1difficilmente avrebbero portato a casa), mentre i padroni di casa, fatta salva la coreografia durante l’inno nazionale, mi hanno dato l’idea di essere allo stadio solo per sfogare qualche istinto recondito. Due episodi vale la pena di menzionare. Il primo è la presenza di individui ben poco raccomandabili nel servizio d’ordine, spesso tirati fuori dalle galere o dalle sezioni del partito di Jobbik (leggere questo interessante articolo di un tifoso del Ferencvaros per maggiori info), come suggerivano diversi tatuaggi. Il motivo della loro presenza è legato al rapporto 2014-09-07 18.09.08-1morboso fra la politica, il premier Viktor Orban e il calcio ungherese, nel quale i (pochi) magnati sono praticamente amici intimi del primo ministro, rieletto quest’anno con una maggioranza “bulgara” (ormai verrebbe da dire “maggioranza ungherese”) dopo aver stravolto la costituzione e stabilito un complicato sistema di censura radiotelevisiva che tanto ricorda quello dell’Ungheria della Guerra Fredda, con la differenza che, questa volta, il primo ministro conservatore va a braccetto con un partito di nazisti dichiarati, Jobbik per l’appunto. Probabilmente la cosa non gli gioca neppure contro, perchè la sinistra ungherese ha realizzato il più clamoroso degli autogol mentre era al governo nel 2009, quando, in piena crisi, il premier Gyurcsani è stato registrato di nascosto mentre ammetteva di aver nascosto le vere proporzioni del tracollo economico al suo popolo. Insomma, a sinistra, in riva al Danubio, non ci votano più in tanti. Il secondo episodio mi è letteralmente passato di fianco. Dovete sapere che gli ungheresi sono indubbiamente un gran popolo, ma la maggior parte di essi ha un difficile rapporto con la componente zingara del paese. Non che io sia un santo in termini di accettazione del prossimo e assenza di pregiudizi, però ho sempre evitato esternazioni e altre menate. Posso perfino comprendere i motivi di tanto astio (basta una giornata in giro per Budapest per farsi un’idea della situazione), ma non ho mai sentito l’altra campana e temo sarà difficile farlo, vista la barriera linguistica/culturale. Comunque, si, gli ungheresi, almeno quelli che votano Jobbik e Fidesz (e siamo al 64%) sono razzistelli. Ed è così che una ragazza abbastanza scura di carnagione, con una maglia bianca (inframezzata da una striscia verde e rossa) e una videocamera si fa spazio fra i tifosi che la osservano come se fosse un’ appestata. E dire che è pure molto carina. Mi accorgo che parla col mio vicino di seggiolino (che tra l’altro ha passato il primo tempo a fumare, nonostante fosse vietato) e gli fa vedere il numero del biglietto. E’ il suo seggiolino. Il tizio, di malavoglia, le fa spazio e porta il suo tabagismo altrove. Deve avere pensato “Ma adesso gli zingari comprano i biglietti e vengono a vedere le partite della nazionale?”. Ammetto che per un attimo sono stato stupito pure io. Poi ho visto la maglia, era del Fluminense. E lei era brasiliana. PS no, non sarebbe cambiato nulla se lei fosse stata davvero gitana, il tizio vicino a me era un pezzo di merda, lei sarebbe stata sempre molto carina e mi avrebbe fatto piacere vedere che alla fine l’Ungheria, almeno allo stadio, è un filo più coesa di quello che i reazionari di questo paese mostrano.

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