Ferma a Torino, Viareggio, Gubbio e Budapest – L’Orient Express di Raffaele Alcibiade

Febbraio 2010, Juventus-Empoli 4-2, torneo di Viareggio. Primavera 2011, girone di ritorno del campionato di Lega Pro. Autunno 2014, Budapest, nono distretto. Praticamente un tragitto ferroviario degno del mitico Orient Express, che proprio il governo ungherese sta cercando di riportare in attivita’ per i suoi cittadini piu’ facoltosi.
 La vita porta ciclicamente a rivivere avvenimenti e persone simili. Nella prima circostanza, ero a casa a divorarmi la finale di uno dei tornei giovanili più importanti del paese e a godermi quella che immaginavo potesse diventare la Juventus di oggi. Tre di quei quattro gol li fece Ciro Immobile, che giusto poche ore fa ha messo il suo primo in Champions con la maglia del Borussia.
C’erano anche Marrone, Iago e Pinsoglio, tutti con pedigree da Serie A. C’è anche Raffaele Alcibiade, che un anno dopo veste la maglia del Gubbio, nel girone di ritorno del campionato di Lega Pro. Quel campionato l’ho seguito per una radio di Gubbio, TRG, e ho avuto la fortuna di commentare un’impresa storica, cioè la promozione della squadra umbra in Serie B. In quel Gubbio c’era anche Ayub “Dado” Daud, punta di origini somale e alla Juve un paio di anni prima, sempre vittorioso al Viareggio.
Tre anni dopo, siamo tutti e tre a Budapest. Io, Alcibiade e Daud. Daud non c’è, perchè tre giorni prima dell’inizio del campionato è stato tradito dal suo crociato ed è stato operato a Szekesfehervar alcuni giorni fa. Ci siamo io e Raffaele, al bar, a parlare di calcio e di come il calcio e il lavoro ci hanno portati qui. “Io e Dado abbiamo fatto otto anni insieme alle giovanili della Juve, poi il girone di ritorno a Gubbio e adesso siamo tutti e due qui alla Honved. Ci conosciamo da una vita, l’ho accompagnato io a casa dall’ospedale dopo l’operazione”
Partiamo dall’inizio, Juve. “Era un’ottima squadra, se vedi i nomi. Ultimamente però la Juve ha dato poco spazio a quelli cresciuti nel settore giovanile”. Eppure Giovinco, Marchisio e De Ceglie ce l’hanno fatta. “Loro hanno avuto la, diciamo, fortuna di essere arrivati a ridosso della prima squadra con la Juve in Serie B. La Juve aveva un gran bisogno di loro. Sicuramente sarebbero emersi comunque, perchè hanno i grandi numeri, però un giocatore può anche perdersi se a quell’età non riesce a giocare”.
Non è stato un divorzio facile con la Juve. “Ho fatto la preparazione con Ferrara e Del Neri, poi sono andato in prestito al Pescara nel 2010 e ho fatto ritorno in inverno. Potevo fare il quarto difensore, invece hanno puntato su altri e sono finito a Gubbio. Lì mi sono trovato bene, ma era una squadra già collaudata e ho trovato poco spazio”. Saresti rimasto? Visto il campionato che fecero in B l’anno dopo, avresti potuto offrire qualcosa in più. “Sarei rimasto molto volentieri, ma la Juve chiese troppo e non trovarono l’accordo, così sono andato a Nocera. Anche lì è stata dura, perchè con il ritorno di Auteri in panchina, nella parte finale di campionato, ho giocato solo pochi minuti all’ultima giornata, contro il Pescara”.
Su Wikipedia c’è scritto 2012-2013 Juventus. “Ero tornato di proprietà loro, ma chiaramente non avrei trovato posto. Il problema era trovare un accordo con qualche squadra, poi è uscita la Carrarese di Buffon, proprio all’ultimo girono di mercato. Non avessi accettato, sarei stato lontano dal campo fino al mercato invernale.  Alla fine mi ero pure ritagliato un ruolo, però la squadra era in crisi nera e abbiamo perso le prime cinque partite. Quando è scaduto il prestito si è fatta avanti la Honved con il direttore sportivo Cordella e ho accettato”.
Come mai l’Ungheria? “Volevo fare un’esperienza all’estero e ho pensato che questa potesse essere un’ottima vetrina. E la è. Mi esalta la possibilità di giocare per un posto in una competizione europea, abbiamo anche fatto qualche gara di Europa League la scorsa stagione. Il livello è buono, ci sono imprenditori che investono nel calcio.”
Non so tu, ma io quando sono arrivato a Kispest la prima volta ho visto le case intorno e lo stadio. Ero un po’ depresso. “Beh conta che sono arrivato in inverno e non ho giocato una partita fino alla ripresa del campionato, però effettivamente qualche domanda me la ponevo. Però poi c’è molto altro. La città offre molti svaghi, la qualità della vita, almeno a Budapest, è quasi la stessa che in Italia. Forse fuori dalla capitale c’è qualche differenza in più” E giocare qui com’è? “Purtroppo siamo in una condizione un po’ sfavorevole, perchè il nostro club ha venduto i diritti del nome di Ferenc Puskas alla Puskas Academia, una squadra fondata dal nulla nel villaggio in cui risiede il primo ministro Orban, per cui i nostri tifosi boicottano le partite in casa. Finiamo per avere lo stadio deserto quando siamo a Kispest e in trasferta portiamo 1000 tifosi”. Però ci sono gli stadi nuovi. “Avremo il nostro l’anno prossimo, però ho già visto quelli di Dyosgyor, Debrecen e Ujpest. Sono ipermoderni, danno una grande motivazione. Anche quello del Ferencvaros, dove giocheremo ad Aprile”.
Cosa ti dà la carica qui? “Giocare spesso di notte. E’ una cosa che preferisco anche alle partite con lo stadio pieno, ma al pomeriggio. Di notte c’è un’atmosfera diversa” Cosa manca qui per fare il salto di categoria in ambito europeo? “Forse un po’ di mentalità. Per parlare delle piccole cose, quando siamo arrivati noi italiani, ci siamo accorti che i giocatori prima della partita non mangiavano assieme. E che mangiavano male. Per fortuna con gli allenatori italiani, prima Rossi e poi Vierchowod, si è ritornati a un minimo di regolarità” E i talenti? Se ne producevano tanti… “Ce ne sono, però forse le società stesse hanno mollato un po’ la presa quando il gap economico col resto d’Europa si è fatto grande”
Puskas è onnipresente. “Ci sono dei bar dove ti servono con la sua maglietta. Vedo le sue foto su ogni muro. Forse solo Maradona è stato idolatrato tanto in una città” Che campionato state facendo? “Direi buono, anche se ci mancano tre punti. Alla terza giornata abbiamo dominato la partita col Niyregyhaza eppure abbiamo perso. Ce la caviamo molto bene in difesa. Qui avevo iniziato come terzino, ora però gioco come centrale, che sarebbe anche il mio ruolo naturale. Ho segnato un gol contro la Puskas Academia, ma non è quello il mio mestiere. Effettivamente qualcuno che faccia gol ci manca” Uno come Bonazzoli? “Lo scorso anno è arrivato e posso garantire che se l’è sempre giocata al 100%, ma non stavamo andando benissimo in campionato e facevamo fatica ad aiutarlo, in più si è fatto male ed è tornato in Italia”.
Ultima domanda in ambito calcistico, Del Piero? Eravate davvero così vicini? “Lui sarebbe venuto perchè Budapest è molto più vicina a Torino piuttosto che Nuova Dehli. Lo avrebbe fatto un po’ per la famiglia, un po’ perchè lo affascinava la maglia di Puskas. Non era assolutamente una cosa irrealizzabile”. E se ti chiedessi se arriva a gennaio? Qui non risponde. O meglio, si prende qualche secondo, che già dice qualcosa, e poi se ne esce con un “Non lo so”. Sono soddisfatto.
Vabè, le classiche domande di rito. E’ vero che a fare il calciatore si becca? “Si”. E a Budapest? “Pure. Non mi fare dire altro”, sorride. Ciao Raffaele e grazie per la chiacchierata. Grazie anche agli amici di “Dario Hubner ti vede” per averci messo in contatto!
Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...