L’epopea delle squadre sfigate – Il presidente era in tribuna

2014-10-04 18.23.31E’ la primavera del 1977, Bela Varady segna il suo 36esimo gol in stagione, il Vasas stacca l’Ujpest e vince lo scudetto ungherese per la quinta volta. L’attaccante rossoblu è il secondo maggior cannoniere d’Europa e vincerà la Scarpa d’Argento, dietro il rumeno Dudu Georgescu, della Dinamo Bucarest.

Lo stadio Rudolf Illovszky è in tripudio. 12mila spettatori celebrano quello che sarà l’ultimo titolo della squadra di Angyalfold, Campo degli Angeli. Quartiere operaio di un paese operaio. Con un presidente che da giovane era stato operaio, per davvero. Era l’Ungheria di Janos Kadar, padre-padrone del “goulash-communism”, ovvero quello della baracca più felice, cioè il paese che, a detta degli osservatori, aveva la miglior qualità di vita pur essendo sotto occupazione sovietica e in cui si poteva, sebbene in maniera molto controllata, perfino esprimere un leggero dissenso.

Janos Kadar era tifosissimo del Vasas, del quale era anche stato presidente, ma, almeno apparentemente, non favorì mai la sua squadra come, invece, faceva il suo vicino di casa Ceausescu, o il capo della Stasi Erich Mieke, presidente della Dynamo Berlin e dei suoi dieci scudetti di fila.

Wikipedia sostiene che il Vasas fosse uno dei suoi pochi svaghi, assieme agli scacchi.

4 ottobre 2014. All’Illovszky sono circa un migliaio, lo stadio però sembra quello di quarant’anni prima, forse con qualche seggiolino in più.

Il Vasas (che si pronuncia Vashàsh) è primo in serie B e ospita lo Szigetszentmiklòs, squadra che vanta il titolo di “Nome più impronunciabile nella storia del calcio”, traducibile per’altro come Isola San Nicola.

A Budapest ci sono cinque squadre e c’è da dire che la capitale ha anche perso quel ruolo di bussola calcistica per il paese: il Ferencvaros, che è la più ricca e più tifata, con la sua Groupama Arena (ex Florian Albert) sciccosa, poi gli incazzosissimi rivali dell’Ujpest, nell’estremo nord della città, poi Honved e MTK a giocarsi le briciole e dividersi lo stadio (quest’anno tutte e due a Kispest, l’anno prossimo nel nuovo stadio dell’MTK mentre il Bozsik viene rinnovato), infine la squadra operaia, e, naturalmente, più sfigata, della città. Vashàsh.

Mi aspettavo un pubblico di vecchi pensionati nostalgici della sicurezza sociale e del canale unico televisivo, e infatti mi sono ritrovato i pensionati da una parte (non so come la pensassero, ma sembravano davvero persi nel nulla, immersi fra i palazzi ipermoderni a 50 metri dall’arena e lo stadio così fortemente soviet), ma anche un gruppo di un centinaio di ultras vagamente alternativi e piuttosto lontani dai clichè da “curva ungherese”. Che, voglio dire, già tifi la squadra più sfigata di Budapest, se non altro non hai la faccia da tribunale dell’Aja.

Comici, per così dire, gli enormi addetti alla sicurezza nel settore dedicato ai tifosi dell’Isola San Nicola. Erano 8, il più vecchio avrà avuto 12 anni. In tuta ufficiale. Erano i ragazzini delle giovanili.

Solo per i finali, Vasas-Isola San Nicola 0-1, gol decisivo all’89’ nell’unico tiro in porta degli ospiti.

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