I rigori da fermo – Beppe Signori, ultima fermata

d00018742a12d909dbb70Il campionato 2005-2006 me lo ricordo come se fosse stato oggi pomeriggio. Avevo tirato su una bella collaborazione con un quotidiano online della mia zona in qualità di caporedattore, con un sacco di inviati (tutti non retribuiti) e aggiornamenti immediatamente dopo il 90′. Quasi un record, per l’Eccellenza Piemontese dell’epoca.

Una sera avevo incontrato uno dei nuovi collaboratori, dovevamo parlare di come gestire le pagine sul Derthona, una roba molto easy. Eravamo anche due grandi appassionati di calcio e di Football Manager e ne approfittammo per mangiare una pizza mentre guardavamo Tromsoe-Roma di Coppa Uefa. E poi, non so perchè, finimmo per parlare di Beppe Signori, che all’epoca era un grande attaccante sulla via del tramonto e non lo scommettitore incallito che conosciamo oggi.

“E’ andato a giocare in Ungheria”. All’epoca non ero mai stato in Ungheria e non avevo particolare interesse nel calcio magiaro, per cui lasciai cadere quell’informazione. E’ tornata quando sono venuto a vivere qui.

Signori, con estrema probabilità, è il calciatore straniero di maggior successo ad aver calcato i campi ungheresi. Arrivò a Sopron, una manciata di chilometri da Vienna, chiamato a gran voce da Dario Bonetti, che dei biancorossi era l’allenatore, e da Luigi Sartor.

Com’è, come non è, Signori in dieci partite segna tre gol, ingrassa parecchio (ci sono foto relative alla tournèe che aveva fatto con il Milan pochi mesi prima a testimoniarlo) e decide presto di lasciare il calcio. Sartor dev’essersi trovato meglio, visto che ha giocato, anche se a singhiozzo, per due campionati prima di rientrare in Italia.

All’epoca il campionato ungherese era famoso per essere uno dei più falsati d’Europa, meta piacevole per scommettitori con amicizie pericolose in Estremo Oriente, vedi Singapore e Malesia. Sei anni dopo, Sartor e Signori sono stati radiati per aver partecipato attivamente alla gestione del traffico illecito dei proventi delle scommesse clandestine e delle partite truccate.

Chissà se a Sopron, dove fanno la birra più buona d’Ungheria, pensavano già a questo. Forse è per questo che ci erano arrivati. O forse è una cosa nata lì.

Chissà se ci pensavi, quando battevi i rigori. Da fermo.

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