Messi e Santo Stefano – I tatuaggi degli ungheresi

FB_IMG_14134777770265250Partiamo da un preambolo: qualche giorno fa, in circostanze tragicomiche, mi si è rotto il piercing. Ce l’avevo da due anni, poi l’ho fatto cambiare lo scorso luglio visto che la pelle si era accorciata e continuava a ballarmi. E niente, stavolta l’ho messo nero, si intona meglio con occhi, capelli e sopracciglia scure, fine del preambolo.

L’Ungheria è come il campionato di calcio: se hai un tatuaggio, sei fico, altrimenti no. Siccome io non sono un grande fanatico dei tatuaggi, finisco inevitabilmente nel secondo gruppo e trovare un posto che faccia sia tatuaggi che piercing si è rivelata un’impresa quasi titanica. Alla fine, ne ho pescato uno in un centro commerciale alla stazione di Nyugati.

Che se uno nell’ottobre del 2004 mi avesse chiesto “Dove ti immagini di essere fra dieci anni?”, tutto avrei risposto, tranne che “A farmi cambiare il piercing in stazione a Budapest”.

E niente, mentre ero lì che aspettavo in coda, mi sono messo a sfogliare un libricino di foto di tatuaggi fatti in quel negozio. Come dicevo, non sono un grande fanatico di tatuaggi. Implicitamente credo di avere un pelo di fifa per il dolore, ma è anche perchè non avrei idea di che cacchio tatuarmi. Dev’essere una cosa che mi rimane dentro per la vita, ma cosa ti rimane dentro per la vita? La squadra di calcio? Troppo banale. La fede politica? Tsè, dovreste vedere la testa di cazzo che ero dieci anni fa. La fidanzata? Ma neanche per sogno (e poi, anche volendo…). I figli? Si, bravo, poi magari finisce che mi tatuo il nome di mio figlio e quello quando cresce vota Gasparri.

A un certo punto vedo il tatuaggio che ho utilizzato per la copertina. E gli ho scattato una foto. Non si dovesse capire, è un cavaliere di Santo Stefano, orgoglio nazionalcristiano degli ungheresi, che porta avanti una bandiera del Barcellona.

No, fermi tutti. Mi state dicendo che qualcuno, presumibilmente un fascio con tendenze cattoliche, si è fatto tatuare un cavaliere ungherese che brandisce la bandiera del Barça? Quelli dell’Indipendenza Catalana? Quelli che erano forse l’unica forma di dissenso consentita nella Spagna franchista? Si, quelli.

Vabbè, sulla stupidità del tatuaggio abbiam già detto.

Perchè ho visto questo. (L’ho scaricato da internet, non ho fatto in tempo a fotografarlo).

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Cioè, se io mai mi dovessi tatuare qualcosa fra il pollice e l’indice della mano, a tutto penserei, tranne che all’Italia con Istria e Corsica. Quella che vedete, è la loro versione. La Grande Ungheria. Che no, non è quella di Puskas (qui la chiamavano Aranycsapat, la squadra d’oro), ma quella di cui abbiamo parlato qualche settimana fa. Partiva da Fiume, poi Rjieka, e arrivava fino alla Transcarpazia ucraina. Poi gli ungheresi han perso due guerre di fila e adesso hanno due terzi del territorio in meno. Voi direte “Si, ma è roba di 80 anni fa”. Andatelo a dire a Jobbik e il 20% dell’elettorato (circa il 60% della popolazione totale).

Allora, mettiamo a confronto due personaggi. L’Italiano medio, ma non troppo e l’Ungherese meno, ma non troppo. Ma si dai, quello che ce la mette tutta, è un po’ cazzone, ma alla fine gli si vuole bene perchè è sincero e onesto, anche se non con sé stesso.

Italiano medio: “Che palle, non riesco a trovare lavoro nonostante la mia laurea con 76/110 in Scienze degli Abbracci del Mulino Bianco. I politici hanno rovinato questo paese, dovrebbero andarsene a casa. Se togliessimo tutto il vecchio dalla politica le cose andrebbero meglio. Ho deciso, metterò un post su Facebook”.

Ungherese medio: “Che palle, io qui a faticare per 500 euro al mese mentre i tedeschi fanno il bagno nello champagne. E’ tutta colpa del trattato di Trianon del 1920. Come faranno i poveri ungheresi in Slovacchia a sopravvivere senza il nostro intervento? Ho deciso, mi tatuerò il simbolo della Grande Ungheria sulla mano”.

E niente, è un refrain continuo. Lo vedi anche in cose che portano significati totalmente diversi. Per intenderci, se io vado in giro in Svezia e becco una ragazza coi capelli blu, se stilo una riga di caratteristiche fra lesbica, femminista, vegana, antimilitarista (…) prima o poi qualcuna la becco. E tutto sommato, è meglio di quello che vi sto per scrivere.

Perchè qui, la sua omologa, va in giro con la maglietta dei Karpathya (una band ipernazionalista celebrata perfino dal premier Orban) e al collo ha la croce di Santo Stefano. Che non so quanto prenderebbe bene la sua acconciatura da casa occupata berlinese.

E vabbè, niente, gli ungheresi (oh, non tutti, ho conosciuto pure un sacco di persone normali) si tatuano sta roba qua. Che io, nonostante la masnada di pazzi che popola il mio paese, devo ancora trovarlo uno che va in giro con il tatuaggio dell’Italia con l’Istria e la Corsica. E se lo conoscete, non presentatemelo.

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