Attila, flagello dei bianconeri – Tutto torna

fotophpJPEGkp340x453kppont_12685108Il cattivo rapporto con le competizioni europee è una costante che la Juventus si porta dietro da almeno una decina di anni e che ricompare ciclicamente, specie quando il calcio italiano, in generale, vive momenti di depressione profonda durante le proprie campagne europee.

La Juve e l’Ungheria hanno smesso di frequentarsi presto, nonostante le scorribande dei moltissimi magiari durante gli anni ’20 e ’30. Pochi gli incroci, anche a livello europeo, ma sono stati incroci dolorosi o, comunque, sofferti.

Italia e Ungheria, negli anni ’30, condividevano la partecipazione alla Coppa dell’Europa Centrale, una sorta di Champions League dell’epoca a cui accedevano i club di Austria, Ungheria, Romania, Svizzera Italia e Cecoslovacchia. All’epoca, quindi, i confronti erano frequenti durante la stagione. Il ricordo più doloroso della Vecchia Signora, che non è mai riuscita a vincere la Coppa dell’Europa Centrale, nonostante i cinque scudetti consecutivi in Italia, è quello dell’ultima edizione, giocata nel 1938 senza le squadre austriache, colpite dall’Anschluss e annesse alla Germania. Vincitrice per 3-2 al Comunale di Torino, la Juve riuscì a difendere lo 0-0 al ritorno dell’Ulloi Ut fino al 78′ quando andò in gol Sarosi. Il 2-0 di Kemeny spense definitivamente le speranze. Siccome tutto torna, Sarosi (di origini italiane) andò ad allenare la Juve nel dopoguerra.

Nelle competizioni che contano, quelle iniziate a metà degli anni cinquanta, non andò meglio.

Quattro sono gli incroci fra la Juve e le magiare e mai una volta i bianconeri si sono risparmiati dolori.

1965: Juventus-Ferencvaros 0-1, finale di Coppa delle Fiere

La Coppa Uefa, all’epoca, si chiamava diversamente e ospitava squadre provenienti da città in cui si organizzavano fiere. Non è specificato se si trattasse di Esposizioni Internazionali, o mercatino del pesce del sabato mattina. Sta di fatto che la Juve dovette affrontare una delle squadre migliori d’Europa, il Ferencvaros. Fra i biancoverdi, militava l’unico giocatore magiaro in grado di vincere il Pallone d’Oro, riuscendo dove non era arrivato nemmeno Ferenc Puskas. Il giocatore in questione è Florian Albert, il quale ha speso tutta la sua carriera (350 partite, 258 gol) con la maglia Fradi e, almeno in parte, propiziò la rete decisiva di Fenyvesi, allontanandosi dal pallone proprio un attimo prima che il suo compagno di squadra lo colpisse.
Prima finale persa, una delle tante.

1970: Juventus – Pecsi Dozsa 2-0 (1-0 all’andata), Coppa delle Fiere

Anche in quell’anno, la Juventus arriverà in finale di Coppa delle Fiere. Anche in quell’anno, riuscirà a perderla. Nulla è casuale.

Non è casuale nemmeno il secondo incrocio contro il Pecsi, squadra della città che un tempo in Italiano veniva chiamata Cinquechiese. Vinta l’andata a Pecs (si pronuncia Pech) con un gol di Causio, la Juve affronta il ritorno tranquilla, ma non troppo. Anzi, Tancredi (Roberto) dovette fare gli straordinari e parò un rigore agli ungheresi nel primo tempo, prima della doppietta decisiva di Anastasi negli ultimi minuti della partita. Le cronache parlo di un Armando Picchi, all’epoca allenatore della Juventus, furioso durante l’intervallo.

1973: Ujpest Dozsa- Juventus 2-2 (0-0 all’andata), Coppa dei Campioni

Ora voi direte, ma cos’è questo Dozsa? Gyorgy Dozsa (o, come dicono i magiari, Dozsa Gyorgy), oltre che essere una fermata della linea blu ed essere stato abbinato ai nomi di diciotto squadre ungheresi, è stato un condottiero rivoltoso transilvano vissuto a cavallo fra il quindicesimo e il sedicesimo secolo.

Tre anni dopo, è un altro Dozsa, capace di fermare la Juve sullo 0-0 al Comunale e  andare avanti di due gol nel ritorno del Megyeri Ut. Ferenc Bene (che, come ricordò un fantastico Angelo Gualtieri in “Pisciamoci dentro”, aveva un nome che incarnava il male assoluto) mise il primo, Toth il secondo. Kettő-Nulla al 10′ del primo tempo. Altafini e Anastasi la raddrizzano. Kettő-Kettő. Juve in finale anche quell’anno. Anche quell’anno, la perse.

1979: Györ Raba Eto – Juventus 2-1 (0-2 all’andata), Coppa delle Coppe

L’ultimo incrocio è stato in quel di Giavarino, come avrebbero detto i Triestini al tempo in cui, coi magiari, condividevano la madrepatria.

A Torino il 2-0 della Juve mente sul reale esito della partita, sbloccata solo da un autogol di Poszgai nella ripresa e chiusa da un rigore di Cabrini.

Nel ritorno ungherese i bianconeri si fanno agguantare a metà del primo tempo da un autogol di Furino e un colpo di testa di Poczik.

A sbloccare la partita è ancora Poszgai, come all’andata. Questa volta rifila un calcione a gioco fermo a Pietro Fanna e viene espulso. Con l’uomo in meno, il Györ patisce e prende gol da Causio. La Juve passa, ancora, a fatica.

L’epilogo di quella Coppa delle Coppe? Una semifinale con l’Arsenal persa all’87’. E se non foste ancora convinti che, nel calcio e nella vita, tutto torna, il gol di quella partita lo segnò Brady, che quattro mesi dopo aveva smesso la maglia del carnefice per indossare quella della sua vittima di coppa.

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