Tutto in due settimane – Il palco e la pista

queen-1986-002Successe tutto in due settimane estive del 1986. Fu quello l’anno in cui, qualcuno, a Budapest e altrove, iniziò a pensare che quel mondo oltre la cortina valeva la pena di essere visto e vissuto, tantopiù che ora, quel mondo, era venuto a trovarli con due botte mica da ridere.

Non è un caso che questo articolo sia pubblicato oggi, due giorni dopo il 25mo anniversario della morte di Farrokh Bulsara, forse un pelo più noto come Freddy Mercury, e la vittoria del mondiale di Formula 1 di Lewis Hamilton.

Il Magic Tour del 1986 fu una delle tournèe più epiche mai avute da una band in tutto il pianeta, rimasta nell’immaginario collettivo degli appassionati di musica rock e, ovviamente, dei Queen.

I Queen, oltrecortina, c’erano già stati più volte. La prima, nel 1978, a Lipsia in Germania Est, poi più volte in Polonia e una, addirittura, a Pecs, città universitaria per eccellenza in Ungheria, nel 1982.

Tutto questo, però, era poca roba di fronte al trionfo dello stadio Dziesziesolecja (non credo di essere in grado di scriverlo correttamente) di Varsavia e, soprattutto, del Nepstadion di Budapest, dove una trentina di anni prima, con un altro tipo di arte, si esibivano Puskas, Kocsis e Czibor.

Da quella sera, il 27 agosto 1986, è stato tratto il film Hungarian Rhapsody in cui si può vedere Freddy Mercury cantare una canzone ungherese, Tavaszi szel vizet araszt, una filastrocca per bambini, che letteralmente significa “Il vento di primavera soffia sopra l’acqua”.

Due settimane passano veloci, come una macchina da Formula 1.

Il sogno segreto di Bernie Ecclestone, soprattutto dopo i boicottaggi reciproci alle Olimpiadi del 1980 e 1984, era quello di portare la Formula 1, non esattamente uno sport amatoriale, al di là della Cortina di Ferro.

Ovviamente la prima idea ricadeva sull’Unione Sovietica, che però tergiversava, complice anche la crisi politica che la attraversava in quel decennio. E così fu Ungheria. E attenzione, non fu una scelta casuale, perchè l’Ungheria era il paese del blocco sovietico più aperto ad occidente sia per radici storiche comuni (Impero Austro-Ungerico), sia per un rilassamento generalizzato in termini di costume. Era uno dei pochi paesi in cui si potevano osservare di frequente i turisti occidentali e con cui il resto d’Europa aveva maggiori scambi.

Il tracciato venne piazzato a Mogyoròd, nelle campagne di Budapest, e venne inaugurato a marzo da una corsa motociclistica, ma inizialmente era previsto addirittura nel centro cittadino, attorno al parco Nepliget e a Soroksari Ut, dove, pensate un po’, oggi sorge l’azienda per la quale lavoro.

La gara fu un avvincente duello fra i due brasiliani, con Piquet che riuscì a superare Senna a metà gara, andando poi a vincere con 17 secondi di vantaggio, con Prost, poi campione del mondo, praticamente fuori al primo giro.

Ancora oggi, gli ungheresi sono grandi supporter della Formula 1, passione che condividono, guarda un po’, con i loro lontanissimi “parenti” finlandesi che spesso approfittano del gran premio per andare a vedere da vicino i propri idoli nelle loro vacanze magiare.

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